martedì 23 dicembre 2008

Breathe No More

Dedico questo post a tutte le ragazze che hanno sofferto di autolesionismo. A tutte noi, che abbiamo sentito la nostra anima sanguinare.
"Breathe No More"
I've been looking in the mirror for so long.
That I've come to believe my souls on the other side.
Oh the little pieces falling, shatter.
Shards of me,
Too sharp to put back together.
Too small to matter,
But big enough to cut me into so many little pieces.
If I try to touch her,
And I bleed, I bleed,
And I breathe,
I breathe no more.
Take a breath and I try to draw from my spirits well.
Yet again you refuse to drink like a stubborn child.
Lie to me,
Convince me that I've been sick forever.
And all of this,
Will make sense when I get better.
I know the difference,
Between myself and my reflection.
I just can't help but to wonder,
Which of us do you love.
So I bleed, I bleed,
And I breathe,
I breathe now...
Bleed, I bleed,
And I breathe,
I breathe, I breathe
I breathe no more
"Breathe No More" (Evanescence)
Ho guardato nello specchio così a lungo che ho finito col credere all’esistenza della mia anima dall’altra parte. Oh, i piccoli pezzi cadendo si distruggono. Frammenti di me, troppo taglienti per rimetterli a posto troppo piccoli per contare qualcosa ma abbastanza grandi da tagliarmi in tanti pezzettini. Se cerco di toccarla sanguino e sanguino, e non respiro non respiro più. Prendo fiato e cerco di trarre un significato dalla fonte dei miei spiriti eppure come un bambino testardo rifiuti ancora di bere. Dimmi una bugia, convincimi che sono sempre stata male e tutto ciò avrà un senso quando starò meglio. Conosco la differenza tra me e il mio riflesso. Non posso fare a meno di domandarmi quali dei due tu ami. Così sanguino e sanguino e respiro adesso respiro… Sanguino sanguino, e non respiro non respiro non respiro più.

sabato 20 dicembre 2008

le parole di Tina Lagostena Bassi

Queste parole, sono state pronunciate in tribunale da Tina Lagostena Bassi durante il processo per lo stupro di una ragazza, Fiorella, 18 anni,che dichiarò di essere stata violentata da quattro uomini. Durante il processo la difesa cercò di screditare la ragazza facendola apparire consenziente, anche perchè non poteva "provare la violenza perchè non ce n'erano i segni". Il processo si è concluso con la condanna degli imputati. Queste, sono le parole che ci hanno rese libere, le parole grazie alle quali viene finalmente riconosciuto come violenza qualunque atto sessuale non consenziente anche se non opponiamo resistenza. Grazie Tina.

« Quello che è successo qua dentro si commenta da solo, ed è il motivo per cui migliaia di donne non fanno le denunce, non si rivolgono alla giustizia. [...] Ho letto sul giornale di un'ulteriore violenza fatta ad una ragazza di 17 anni, che non dirà bugie perché è sordomuta, e che è stata molto, molto malmenata perché forse ha fatto quella resistenza che qui si nega. Io mi chiedo, quale sarebbe stata la reazione? Sono quattro uomini. Certo, uno può dare un morsico, può rischiare la vita, e l'avrebbe rischiata. Ognuna delle donne ricorda quello cosa è successo a chi ha cercato di ribellarsi, a chi cerca di ribellarsi alla violenza. Ed ecco che violenza vi è anche senza una reazione di questo tipo, perché non ci si puo' aspettare che tutte siano delle Sante Goretti .»



mercoledì 10 dicembre 2008

che questo Natale porti a tutti più coscienza

Care Amiche, questo periodo dell'anno è quasi del tutto dedicato alla 'famiglia'. Ci si vede con i parenti, ci si scambia regali di Natale per dimostrare affetto. Io ho una cosa da dire. Per me questo, come lo scorso anno non sarà un bel Natale, e non lo sarà neanche per tutte le donne che vengono picchiate dai mariti e non lo sarà per tutte le ragazzine molestate dai propri parenti così come per tutti i bambini vittime della pedofilia. Si sa, in Italia la maggior parte delle violenze sessuali avviene in famiglia, e a me fa rabbia pensare che, proprio in nome di questa 'famiglia' non sarà un bel Natale per tutti gli omosessuali, che magari si amano e vorrebbero tanto costituire un nucleo familiare, ma non possono perchè in Italia la famiglia è sacra, e in nome di questa dannata famiglia, le donne sopportano e i loro figli ne subiscono le conseguenze. Questo mio sfogo non è un attacco ad un'istituzione, ma quello cui vado contro è l'ostinazione con cui la si difende anche nel momento in cui al suo interno c'è qualcosa di malato e spesso nel nostro paese è così. E chi paga le conseguenze di queste violenze? Le donne, i bambini, messi sotto una teca di cristallo che nessuno oserebbe scalfire. Vi faccio l'esempio del mio caso, sono ogni anno, sotto le feste, costretta a vivere in un ambiente sottilmente ostile nei miei confronti, in cui un semplice invito, una semplice telefonata di auguri diventa motivo di ansia, perchè tutti mostrano una bella facciata che nasconde però tanta omertà, omertà che si traduce in un senso di interdizione, come volessero dirmi: "Buon Natale, anche se ieri siamo stati a pranzo dal tuo molestatore".

giovedì 4 dicembre 2008

courage

Penso che questa canzone, esprima molto bene il senso di solitudine e angoscia profonda che provano le ragazze vittime dell'anoressia.

"Courage"
I told another lie today
And i got through this day
No one saw through my games
I know the write words to say
Like "i don't feel well," "i ate before i came"
Then someone tells me how good i look
And for a moment, for a moment i am happy
But when i'm alone, no one hears me cry
I need you to know
I'm not through the night
Somedays i'm still fighting to walk towards the light
I need you to know
That we'll be ok
Together we can make it through another day
I don't know the first time i felt unbeautiful
The day i chose not to eat
What i do know is how i've changed my life forever
I know i should know better
There are days when i'm ok
And for a moment, for a moment i find hope
But there are days when i'm not ok
And i need your help
So i'm letting go
I need you to know
I'm not through the night
Somedays i'm still fighting to walk towards the light
I need you to know
That we'll be ok
Together we can make it through another day
You should know you're not on your own
These secrets are walls that keep us alone
I don't know when but i know now
Together we'll make it through somehow(together we'll make it through somehow)
I need you to know
I'm not through the night
Somedays i'm still fighting to walk towards the light
I need you to know
That we'll be ok
Together we can make it through another day

"courage" Superchick
Oggi ho detto un'altra bugia/questo giorno è passato/e nessuno ha visto il mio gioco/io so le parole giuste da dire/come oggi non mi sento bene/ho mangiato prima di arrivare/poi qualcuno mi dice che sono carina/e per un momento, per un momento sono felice/ma quando sono sola/nessuno mi sente piangere./Ho bisogno che tu sappia/che la notte non è passata/prima o poi combatterò/ancora per camminare verso la luce/Ho bisogno che tu sappia/che non staremo bene/insieme possiamo farcela un altro giorno/Non ricordo la prima/volta che mi sentii brutta/il giorno in cui scelsi di non mangiare/quello che so è che ho/cambiato per sempre la mia vita/so che dovrei sapere/che ci sono giorni in cui sto bene/e per un momento, per un momento/trovo la speranza/ma ci sono giorni in cui non sto bene/e ho bisogno del tuo aiuto/così mi lascio andare/Ho bisogno che tu sappia/che la notte non è passata/prima o poi combatterò/ancora per camminare verso la luce/Ho bisogno che tu sappia/che non staremo bene/insieme possiamo farcela un altro giorno/tu dovresti sapere che non sei solo/questi segreti sono muri che ci tengono soli/non so quando/ma so ora/che insieme ce la faremo comunque/Ho bisogno che tu sappia/che la notte non è passata/prima o poi combatterò/ancora per camminare verso la luce/Ho bisogno che tu sappia che non staremo bene/insieme possiamo farcela un altro giorno

mercoledì 3 dicembre 2008

Donne che si fanno male di Dusty Miller



Carissime, vi presento questo interessante libro, che tratta l'argomento dell'autolesionismo presente in molte donne abusate. Dusty Miller (psicologa) ci accompagna in un viaggio terapeutico attraverso i racconti delle sue pazienti: autolesioniste, bulimiche, anoressiche, alcolizzate, donne che si fanno male come conseguenza (e rimessa in atto) di traumi vissuti nell'infanzia.
Dedico questo post a tutte coloro che hanno subìto abusi e che per questo si sono fatte del male.

"Immaginate un lungo muro di marmo nero coperto di iscrizioni, a perdita d'occhio. Immaginate una trapunta ricamata con nomi e ritratti di morti, che copra molti ettari di terreno. Non sono caduti di guerra e nemmeno vittime dell'Aids: i nomi che leggiamo su quel muro, su questa trapunta, sono quelli di donne morte per mano propria, uccise da alcol, droga, anoressia, bulimia, diete eccessive, dalle conseguenze di bruciature o tagli autoinflitti e da altri cento modi di farsi male.
Alcune si sono suicidate, ma forse sarebbe più corretto considerarle assassinate, perchè nell'infanzia hanno subìto abusi sessuali, violenze fisiche, terrorismo psicologico, oppure sono state abbandonate. Sono centinaia di migliaia di donne che dovrebbero essere ricordate come coraggiose vittime di una guerra o di un'epidemia e che invece sono biasimate per essersi tolte la vita, in quanto le lesioni fatali sono state inferte dalle loro stesse mani. Ma tali lesioni erano conseguenza diretta di ferite che genitori, nonni e altri membri della famiglia avevano causato loro durante l'infanzia. Ferite che non sono mai guarite. Anzi, che col tempo si sono rivelate mortali."

giovedì 27 novembre 2008

25 novembre 2008: giornata nazionale contro la violenza sulle donne

Care Amiche, in occasione della giornata nazionale contro la violenza sulle donne, si è tenuto a Bari un convegno che ha visto protagoniste Arcilesbica Mediterranea, Aracne, Centro di documentazione e cultura delle donne di Bari, Desiderandae, Lilith 194, Lottononsoloamarzo, e alcune importanti personalità dell'Università Degli Studi di Bari. Il convegno intitolato indecorose e libere a cui ho partecipato, ha toccato i temi nevralgici del femminismo odierno. Ad esempio, la dott.ssa Calefato ha evidenziato i meccanismi che adottano i mass-media per spostare l'attenzione e dirottare la rabbia degli atti di violenza sessuale non verso il genere maschile ma verso l'etnia, l'origine dello stupratore, soltanto perchè il razzismo è un argomento che fa più "tendenza", e tralasciano il fatto che la maggior parte delle violenze avvengono in famiglia; Antonella Favia presidentessa dell'Arcilesbica di Bari ha sottolineato che molte violenze a scapito di ragazze omosessuali non vengano documentate a sufficienza quasi che le donne omosessuali facciano meno notizia essendo considerate di serie B.
Carissime, vorrei invitarvi a riflettere su quanto queste iniziative possano avere un impatto sulla società di oggi e se è vero che l'unione fa la forza, allora, cerchiamo di unirci e di gridare al mondo: BASTA ALLA VIOLENZA MASCHILE.

INDECOROSE E LIBERE
"La violenza maschile è la prima causa di morte e di invalidità permanente delle donne in Italia come nel resto del mondo. La violenza fa parte delle nostre vite quotidiane e si esprime attraverso la negazione dei nostri diritti, la violazione dei nostri corpi, il silenzio.
Un anno fa siamo scese in piazza in 150.000 donne, femministe e lesbiche per dire NO alla VIOLENZA MASCHILE e ai tentativi di strumentalizzare la violenza sulle donne, da parte di governi e partiti, per legittimare politiche securitarie e repressive e torneremo a parlare insieme anche quest'anno perchè i governi cambiano ma le politiche restano uguali, e al giorno d'oggi, peggiorano.

In un anno gli attacchi alla nostra libertà e autodeterminazione sono aumentati esponenzialmente, mettento in luce la deriva autoritaria, sessista e razzista del nostro paese. Ricordiamo il blitz della polizia al policlinico di Napoli per il presunto aborto illegale, le aggressioni contro lesbiche, omosessuali e trans, contro immigrate/i e cittadine/i di seconda generazione. Violenza legittimata da governi e sindaci-sceriffi che vogliono imporre modelli di comportamento normalizzati in nome del "decoro" e della "dignità" impedendoci di scegliere liberamente come condurre le nostre vite.

La violenza maschile ha molte facce, e una di queste è quella istituzionale: vorrebbero risolvere la crisi economica e culturale che stiamo vivendo smantellando lo stato sociale. Per salvare le banche, rifinanziare le missioni militari all'estero e militarizzare le nostre città tagliando i fondi ai centri antiviolenza, ai consultori e a tutti i servizi che garantiscono alle donne libertà, salute e indipendenza.
Con la legge 133 tagliano i fondi alla scuola e all'università pubblica per consegnare l'istruzione nelle mani dei privati determinando la fine del diritto a una istruzione gratuita e libera per tutte.
Con il decreto Gelmini migliaia di insegnanti, maestre precarie, perdono il loro posto di lavoro, e viene meno un sistema educativo -il tempo pieno- che sostiene le donne, consentendo loro una maggiore libertà di movimento e autonomia.

L'obiettivo delle riforme del lavoro, della sanità, della scuola e dell'università è di renderci sempre più precarie e meno garantite: mogli e madri "rispettabili" rinchiuse nelle case, economicamente dipendenti da un uomo, che lavorano gratuitamente per badare ad anziani e bambini.
Non pagheremo noi la vostra crisi!

Vogliamo reagire alla violenza fisica, psicologica, economica, normativa, sociale e religiosa agita verso di noi, in famiglia e fuori, "solo" perchè siamo donne. Vogliamo dire basta al femminicidio.
Ribadiamo con la stessa forza che la VIOLENZA MASCHILE non ha classe nè confini, NASCE IN FAMIGLIA, all'interno delle mura domestiche, e NON E' UN PROBLEMA DI ORDINE PUBBLICO MA E' UN PROBLEMA DI ORDINE CULTURALE E POLITICO!

Considerando il disegno di legge Carfagna, che criminalizza le prostitute, che ci vuole dividere in buone e cattive, in sante e puttane, in vittime e colpevoli, noi rispondiamo che SIAMO TUTTE INDECOROSAMENTE LIBERE!
Ai pacchetti sicurezza xenofobi che ci vogliono distinguere in cittadine con e senza diritti, rispondiamo che SIAMO TUTTE CITTADINE DEL MONDO E ANDIAMO DOVE CI PARE!"

venerdì 21 novembre 2008

bruciata viva

Amiche mie, questa che vi presento è la storia di una ragazza araba condannata a morte perchè si è innamorata, o, per meglio dire, perchè nel suo paese ogni pretesto è buono per assassinare una donna. La testimonianza di Suad è una denuncia, che dovrebbe farci riflettere su quello che queste donne, lontane da noi, subiscono ogni giorno e che per molte sfocia nella loro uccisone. Il dato più sconcertante è che tutti questi delitti sono leciti sotto la denominazione di delitto d'onore. Il delitto d'onore legittima l'assassinio di tantissime donne e ragazze poco più che bambine, "colpevoli" di aver subìto delle violenze sessuali, o di qualunque avvenimento, reale o meno,che pregiudichi la loro "purezza" e che disonori la famiglia. Per queste donne, grazie al delitto d'onore, non c'è giustizia. L'assassino infatti è per tutti un eroe che ha cancellato dalla faccia della terra una charmuta, un essere indegno, una puttana. Mentre della ragazza non rimarrà altro che una scomoda carcassa da nascondere. Anche per Suad il destino sembrava averle riservato la medesima fine, se non fosse che per una provvidenziale coincidenza Suad è stata portata in salvo. Quasta è la sua storia.

"Sono una ragazza e una ragazza deve camminare in fretta, con la testa china, come per contare i propri passi. Non deve alzare gli occhi nè lasciarli errare a destra o a sinistra della strada perchè, se il suo sguardo incontra quello di un uomo, tutto il villaggio la tratta da charmuta.
Se una vicina già sposata, una vecchia o chiunque altro la vede sola sul sentiero, senza sua madre o sua sorella maggiore, senza pecore, senza un fascio di fieno o un cesto di fichi, anche per questo può essere chiamata charmuta."[...]
"Nascere femmina da noi era una maledizione. Una moglie deve prima di tutto avere un figlio maschio, almeno uno, e se ha solo femmine viene derisa. Due o tre femmine bastano per i lavori di casa, della terra e della stalla. Se ne arrivano altre, è una disgrazia della quale sbarazzarsi al più presto.
Fino all'età di diciassette anni ho vissuto così, convinta, in quanto femmina, di valere meno di un animale.
Questa è la prima parte della mia vita, la vita di una donna araba in Cisgiordania. E' durata vent'anni e io sono morta laggiù. Sono morta nel corpo e nello spirito, per sempre."

martedì 18 novembre 2008

stupro


Care Amiche, penso sia importantissimo inserire nel blog queste informazioni molto dettagliate sugli effetti che produce lo stupro nella vittima: colpa, vergogna, impotenza, e tanti disturbi psicologici e fisici, che possono precludere una vita normale e serena. Mi è capitato di parlare con donne che, confidandosi, mi hanno raccontato di aver subìto degli stupri, e mi suscitavano un senso di sconforto e di pena infinita quando vedevo, che nel rievocare quei ricordi, la luce che normalmente fa parte dei loro occhi, improvvisamente svaniva, quasi che la loro anima si fosse spenta.
"Dopo un'aggressione sessuale, la donna puo' vivere reazioni di diverso genere. E' importante notare che non c'e' una risposta univoca al trauma. Alcune donne reagiscono immediatamente, altre dopo molto tempo. Alcune donne rimangono traumatizzate per molto tempo, altre recuperano prima.
Nelle prime fasi, molte donne riferiscono stati di:
>shock
>confusione
>ansia
>insensibilità, intorpidimento.
Alcune donne negano l'accaduto, cioe' non riconoscono pienamente l'accaduto oppure minimizzano l'intensità dell'esperienza vissuta. Cio' e' piu' frequente quando l'aggressore è un conoscente della vittima.
Nei primi giorni e settimane che seguono l'aggressione, e' molto normale per una donna sperimentare emozioni molto intense e talvolta imprevedibili. Il ricordo dell'accaduto puo' ripresentarsi alla mente a piu' riprese, e gli incubi non sono rari. Alcune donne riferiscono di avere difficolta' a concentrarsi e a dormire. Alcune donne presentano dei sintomi estremamente gravi, che impediscono alla donna di chiedere aiuto oppure di parlare dell'accaduto con amici e familiari. Si parla in questo caso di Sindrome acuta da stress (Acute Stress Disorder ASD). I sintomi includono:
>il sentirsi intorpidita e distaccata, come se si stesse vivendo un sogno, e percepire il mondo esteriore come strano e irreale
>difficolta' a ricordare dettagli importanti dell'aggressione
>rivivere l'aggressione con pensieri ossessivi, ricordi, incubi
>evitare luoghi e cose che ricordano l'aggressione
>ansia crescente
Altre reazioni ad un'aggressione sessuale possono essere:
>Depressione grave (Major Depressive Disorder MDD): le ricerche dimostrano che almeno 1/3 delle vittime di stupro vivono almeno un periodo di depressione grave, e che il 17% delle vittime si suicida.
>Rabbia: benché dopo un evento del genere una reazione di rabbia sia sana e normale, alcune ricerche suggeriscono che una rabbia intensa e prolungata nel tempo puo' interferire con il processo di guarigione
>Senso di vergogna e colpa: questi sentimenti sono molto normali dopo un'aggressione sessuale. Alcune donne biasimano se stesse per l'accaduto. Questo e' ancora piu' frequente se l'aggressore e' un conoscente oppure se le vittime non ricevono aiuto da parte di familiari, amici, autorità. Il senso di vergogna e colpa puo' anche impedire alla donna di raccontare ad altri l'accaduto.
>Problemi sociali e relazionali: alcune donne diventano troppo ansiose o depresse per voler continuare ad avere una vita sociale; il rendimento sul lavoro ne risente.
>Problemi sessuali: questi problemi sono i piu' duraturi fra le donne vittime di aggressione sessuale; le donne possono temere ed evitare ogni tipo di contatto.
>Alcool e droga: rispetto a donne che non hanno subito tale esperienza, le donne sopravvissute a uno stupro hanno 3,4 volte possibilità di fumare marijuana, 6 volte di far uso di cocaina, e 10 volte di far uso di droghe piu' pesanti."
La fonte è: http://it.wikipedia.org/wiki/Stupro

giovedì 13 novembre 2008

una fame da morire di Gianna Schelotto

Carissime Amiche, vi presento (e colgo l'occasione per parlare ancora di bulimia e di anoressia) un libro che ho letto ed amato. Due storie davvero commoventi sulla sofferenza delle vittime dei disturbi alimentari.

"C'è un senso di oscura rivolta nella morbosa ossessione per il cibo - per eccesso o per difetto - che assedia e tormenta Sara e Milena, le giovani protagoniste delle due storie di questo libro.
Alla sfida e alla trasgressione, le due ragazze alternano feroci sensi di colpa e dolorose perdite di autostima in una drammatica altalena che sembra accomunare tutti coloro che soffrono di gravi disturbi del comportamento alimentare.
Bulimia e anoressia stanno diventando, nei paesi occidentali, una specie di malattia sociale. E' in grande aumento il numero di persone che ne sono vittima e l'aspetto più singolare oltre che sconcertante di questa nuova epidemia è che le più colpite sono le donne.[...]
Divorando o rifiutando il cibo in forma patologica, le donne denunciano forse la 'soffice' violenza della società dei consumi.[...]
'L'anoressia - dice suggestivamente William N. Davis - può essere vista come una tragica caricatura della donna libera ed autosufficiente.'
Una che non ha bisogno di nessuno: la sua unica spinta è quella di conquistare un'autonomia totale e di diventare perfetta, superiore a tutti in modo sovrumano.
La bulimia, per converso, sembra impersonare, altrettanto drammaticamente, la femminilità arrendevole e oppressa.
Completamente soggiogata dal bisogno imperioso di mangiare, è del tutto incapace di far prevalere la sua labile volontà. E mentre l'anoressia con il forte controllo su se stessa domina ogni tipo di necessità, la bulimia è eternamente sconfitta.
Al di là delle vicende personali di queste donne infelici, il preoccupante diffondersi di tali malattie potrebbe essere lo stimolo a riconsiderare tutti i problemi e le contraddizioni della condizione femminile."

venerdì 7 novembre 2008

transfobia: a tutte quelle donne nate nel corpo sbagliato

Care Amiche, questa volta voglio trattare un tema che per molte di voi sarà inaspettato perchè inusuale; quante di noi si sono mai soffermate a pensare che tra le tante sfortune che può comportare l'essere nate Donna, ce n'è una paradossale: essere donna ma in un corpo maschile. Questo post è dedicato a loro, a cui mando un grande abbraccio per tutte le violenze e le discriminazioni a cui purtroppo sono abituate.
"Nella maggioranza della popolazione, l'identità, il ruolo di genere e il sesso biologico corrispondono (persone "cisgender").
Ad esempio, una donna cisgender:
ho gli attributi femminili (sesso)
mi sento donna (identità)
gli altri mi percepiscono donna (ruolo)
Idem nel caso di un uomo cisgender, dove però ovviamente sesso, identità e ruolo di genere saranno al maschile.
L'identità di genere è il modo in cui un individuo percepisce il proprio genere: questa consapevolezza interiore porta ad dire "io sono uomo" o "io sono donna".

"La transfobia è: una reazione di paura, disgusto e atteggiamento discriminatorio nei confronti delle persone la cui identità di genere o presentazione di genere (o genere percepito o identità di genere) non corrisponde, nel modo socialmente accettato, con il sesso assegnato alla nascita. Le persone transgender, intersessuate, lesbiche, gay e bisessuali sono gli obbiettivi tipici della transfobia."
IL GENDERISMO = DISCRIMINAZIONE
Il Genderismo è la credenza che ci sono e ci devono essere solo due generi sessuali e che il genere di ognuno, o la maggior parte dei suoi aspetti, è inevitabilmente legato al sesso biologico. Proprio come l'eterosessismo è una visione del mondo che comprende come naturale solo l'eterosessualità, il genderismo è una visione del mondo che riconosce come naturali solo due generi distinti e quelli che credono diversamente sono considerati anormali. Similarmente, il genderismo insiste sul fatto che l'identità di genere di chiunque deve necessariamente corrispondere al suo apparente sesso biologico.
TIPI DI DISCRIMINAZIONE
La discriminazione si realizza in molti modi. Non tutta è intenzionale e non tutta è sanzionata dallo stato. In alcune circostanze, la gente è inconsapevole di discriminare; ovvero, non è consapevole dei suoi pregiudizi o degli effetti del suo comportamento. Semplicemente non prende in considerazione l'esistenza delle persone transgender. In alre situazioni, la discriminazione è proprio intenzionale, se non calcolata.


La discriminazione non-intenzionale contro le persone transgender è un fatto comune. Molta gente e molte strutture neppure considerano l'esistenza delle persone transgender, dei loro bisogni o esperienze. La discriminazione è non-intenzionale perché non esiste un intento di determinare un ingiustizia: c'è semplicemente una mancanza di riconoscimento della loro esistenza. In ogni caso, la discriminazione è definita dai suoi effetti, non dalle intenzioni. Una discriminazione non-intenzionale può essere altrettanto dolorosa e distruttiva di una che sia intenzionale.
La discriminazione intenzionale si riferisce ad una discriminazione consapevole che è giustificata dalla credenza che le persone transgender non appartengano ad alcun genere e non meritino un trattamento equanime. La discriminazione intenzionale può assumere la forma del porre insormontabili ostacoli nel percorso delle persone.

VIOLENZA CONTRO LE DONNE TRANSGENDER
Sono state eseguite ricerche insufficienti per documentare la reale estensione della violenza sperimentata dalle persone transgender; in ogni caso, ricerche preliminari indicano che l'incidenza è molto alta.
La violenza sessuale e l'abuso domestico contro le donne sono tra i crimini meno frequentemente riportati, a cui si aggiunge il fatto di avere uno dei tassi di detenzione più bassi. Ci sono voluti anni di lavoro da parte del movimento di protezione per ottenere una risposta soddisfacente da parte delle forze dell'ordine. Di fatto, ci sono voluti anni di abusi domestici perché venissero anche soltanto considerati un crimine; e ciononostante, sentiamo ancora di donne che sono state uccise dai loro partners, anche dopo che la polizia era stata coinvolta. Così come sono stati invisibili i crimini contro le donne, così lo sono anche i crimini contro le persone transgender.
Una persona transgender che voglia denunciare un crimine alla polizia ha il peso aggiuntivo di "dichiararsi" come transgender: un compito difficile e talvolta pericoloso, come molti gay e lesbiche possono attestare. Avendo fatto così, hanno poi dovuto convincere la polizia che un crimine fosse stato davvero compiuto. Nel 1993, il 20enne Brandon Teena non riuscì a convincere la polizia del Nebraska che era stato stuprato. Due suoi conoscenti avevano stuprato Brandon poco dopo aver saputo che era transgender. La polizia fu offensiva e scettica mentre raccoglieva la testimonianza di Brandon. Gli accusati furono finalmente convocati per un interrogatorio ma, anche dopo che uno di loro accusò l'altro di avere stuprato Brandon, nessuno fu incriminato. Pochi giorni dopo, gli stessi uomini assassinarono Brandon e due delle sue amiche. Essi stanno entrambi scontando una sentenza di primo grado a vita per omicidio.
Così come le donne hanno lottato per avere riconosciute le violenze sessuali e fisiche subite, così devono fare le persone transgender e i loro alleati.

giovedì 6 novembre 2008

IO PUTTANA di Isabel Pisano

Care Amiche, penso che questo libro non abbia bisogno di una grande introduzione, e che si commenti da solo per la sua crudezza, la crudezza di una realtà, purtroppo, comune e celata.

"A chi è rivolto questo libro? Alle persone dalla morbosità sfrenata o nascosta, o a quelli che non vogliono sapere? In fondo, cosa cambia? Non importa chi leggerà queste pagine, perchè, anche se fosse solo un grido nel deserto, un'eco lontana forse giungerà a qualcuno. [...]
Parlano le prostitute. Perchè? A che scopo? Perchè soltanto loro, attraverso i loro racconti, possono offrirci una descrizione dettagliata della geografia umana, vista dalla prospettiva più intima e segreta. Solo loro, che hanno sofferto, sopportato o goduto, possono raccontarci lo sfruttamento infame del racket, il cinismo delle autorità, le complicità senza nome, la vita da schiave del sesso: mangiare, dormire, e la strada davanti. Di notte, la solitudine totale, lontane da ogni affetto, senza conoscere la lingua, senza amici [...]. "

"Io puttana. Parlano le prostitute ha inizio nel momento in cui una ragazza afferma: "Sono una puttana, è vero, sono una puttana".

"C'è differenza tra una donna che decide, nel pieno possesso delle sue facoltà mentali e a proprio rischio e pericolo, di dedicarsi alla professione più antica del mondo o una ragazza bene che si prostituisce per un abito di Versace, e quella, invece, di una ragazza sequestrata, torturata, strappata ai genitori e al paese d'origine, per essere immessa a forza nell'inferno della prostituzione. [...] Quelle che non hanno potuto raccontarlo, quelle che sono ormai solo un numero in un archivio della polizia. Quelle che non hanno un nome, nè una tomba, nè una preghiera d'addio o un fiore a ricordarle. Quelle che arrivano all'obitorio fatte a pezzi, decapitate, povere spoglie umane che un giorno non troppo lontano erano una bella ragazza che sognava, amava e che si è ribellata al destino."

Bambini del silenzio di T.L. Hayden

Carissime Amiche, questo che vi presento è uno dei più bei libri che io abbia letto, certamente uno dei miei preferiti sul tema dell'infanzia violata. Una storia piena di empatia e di amore.
Eccone qualche stralcio.
"Era una bambina piccola e dall'ossatura minuta, con il mento appuntito da folletto e gli zigomi insolitamente marcati. [...] Non era propriamente quella che definirei una bella bambina, ma aveva un aspetto che colpiva in modo un po' irreale, tanto che quando sollevò la mano per scostarsi i capelli dal viso, mi aspettai quasi di scorgere un paio di orecchie da elfo.
'Ciao' le dissi, e le indicai una sedia accanto al tavolo.
Lei si chinò in avanti, le mani tra le ginocchia cosicchè il suo mento era quasi appoggiato al tavolo, ma con gli occhi fissi su di me. Sorrise in un modo che denotava una certa timidezza, non priva però di simpatia.
'Come ti chiami?' le domandai.
'Cassandra.'
Ah, guarda, un nome mitologico, proprio adatto al suo aspetto fiabesco."

[...]Cassandra aveva tre anni, all'epoca dell'incarcerazione di suo padre. Poco più di due anni dopo, mentre era all'asilo, uscì dall'edificio e trovò un'auto ad attenderla. Quando l'uomo seduto sul sedile del passeggero disse di essere papà, lei esitò: in realtà, non ricordando bene il suo vero padre, non avrebbe saputo dire se fosse lui o meno. Quando lui le disse di avvicinarsi, rispose che doveva aspettare l'uscita di Magdalena. L'uomo replicò: 'Ho qui i tuoi vecchi giocattoli. Pensavo che li volessi'.
Così, lei andò a vedere.
Quando Magdalena uscì dall'aula di terza elementare, non vide alcuna traccia della sorellina minore. Venne chiamata la madre. Venne chiamata la polizia. Niente. Nessun indizio. Cassandra era sparita. [...] Era come se Cassandra e suo padre fossero, come si suol dire, svaniti nel nulla."

domenica 26 ottobre 2008

stalking

Carissime amiche, oggi inserisco nel blog un nuovo argomento. Precedentemente vi ho parlato della violenza psicologica, oggi tratto l'argomento dello stalking, ecco alcune informazioni:

Stalking è un termine inglese (letteralmente: perseguitare) che indica una serie di atteggiamenti tenuti da un individuo che affligge un'altra persona, spesso di sesso opposto, perseguitandola ed ingenerando stati di ansia e paura, che possono arrivare a comprometterne il normale svolgimento della quotidianità.
La persecuzione avviene solitamente mediante reiterati tentativi di comunicazione verbale e scritta, appostamenti ed intrusioni nella vita privata.
Lo stalker può essere un estraneo, ma il più delle volte è un conoscente, un collega, o un ex-partner, che agisce spinto dal desiderio di recuperare il precedente rapporto o per vendicarsi di qualche torto subito.
In altri casi ci si trova davanti a persone con problemi di interazione sociale, che agiscono in questo modo con l'intento di stabilire una relazione sentimentale, imponendo la propria presenza ed insistendo anche nei casi in cui si sia ricevuta una chiara risposta negativa.
Tecniche di comportamento Antistalking
Dal momento che non tutte le situazioni di stalking sono uguali, non è possibile generalizzare facilmente delle modalità comportamentali di difesa che devono essere adattate alle circostanze e alle diverse tipologie di persecutori.
Esistono tuttavia alcune regole utili.
Innanzitutto, inutile negare il problema. Spesso, dal momento che nessuno vuole considerarsi una “vittima”, si tende a evitare di riconoscersi in pericolo, finendo per sottovalutare il rischio e aiutando così lo stalker. Il primo passo è allora sempre quello di riconoscere il problema e di adottare delle precauzioni maggiori rispetto a quelle adottate dalle persone che non hanno questo problema. Occorre informarsi sull’argomento e comprendere i rischi reali, seguendo dei comportamenti volti a scoraggiare, quando è possibile, gli atti di molestia assillante.
Se la molestia consiste nella richiesta di iniziare o ristabilire una relazione indesiderata, è necessario essere fermi nel “dire di no” una sola volta e in modo chiaro. Altri sforzi di convincere il proprio persecutore insistente, comprese improvvisate interpretazioni psicologiche che lo/la additano come bisognoso di aiuto e di cure, saranno lette come reazioni ai suoi comportamenti e quindi rappresenteranno dei rinforzi, in quanto attenzioni. Anche la restituzione di un regalo non gradito, una telefonata di rabbia o una risposta negativa ad una lettera sono segnali di attenzione che rinforzano lo stalking. [...]
Se le molestie sono telefoniche, non cambiare numero. Anche in questo caso, le frustrazioni aumenterebbero la motivazione allo stalking. È meglio cercare di ottenere una seconda linea, lasciando che la vecchia linea diventi quella su cui il molestatore può continuare a telefonare, magari mentre azzerate la soneria e rispondete gradualmente sempre meno.
Per produrre prove della molestia alla polizia, non lasciarsi prendere dalla rabbia o dalla paura e raccogliere più dati possibili sui fastidi subiti.
È utile mantenere sempre a portata di mano un cellulare in più per chiamare in caso di emergenza.
Se si pensa di essere in pericolo o seguiti, non andare mai di corsa a casa o da un amico, ma recarsi dalle forze dell’ordine.

Conseguenze dello stalking
La vittima, rischia di conservare a lungo delle vere e proprie ferite. Le conseguenze dello stalking, sono spesso diverse e si trascinano per molto tempo cronicizzandosi. In base al tipo di atti subiti e alle emozioni sperimentate possono determinarsi stati d’ansia e problemi di insonnia o incubi, ma anche flashback e veri e propri quadri di Disturbo Post Traumatico da Stress.

giovedì 23 ottobre 2008

violenza psicologica

Carissime Amiche, oggi vorrei parlarvi della violenza più subdola e sottile che possa esistere: la violenza psicologica. Spesso chi la subisce non se ne rende conto e potrebbe subire anche violenze sessuali (che però non sono mai definite tali dalla vittima).
Ho ricercato alcune informazioni più dettagliate, su questo tipo di violenza.

"Abuso della propria forza mentale. L’abuso può essere compiuto in modo studiato e sistematico, oppure in modo incontrollato ed impulsivo.
Tale violenza è al pari di quella fisica in quanto a potenziale di distruttività dell’essere umano che la riceve. La differenza sostanziale è che mentre la violenza fisica è più facilmente visibile (chi, quando) quella mentale la si può ricevere anche senza accorgersene con danni molto prolungati e cronici.
Come tutte le violenze si può uscirne ma la difficoltà di individuare il CHI e QUANDO rende la violenza psicologica la più dura da estirpare. Molte persone infatti muoiono nell’inconsapevolezza di essere stati violentati o con la consapevolezza di non averla trovata e dunque non aver rimosso il suo effetto distruttivo.
La violenza psicologica può portare alla morte quanto quella fisica."

"Le strategie che mette in atto chi decide di annientare un essere umano sono molto subdole e mirano, prima di tutto, ad anestetizzare la vittima designata in modo che non possa reagire.[...]
L’aggressore manda spesso messaggi contrastanti nel senso che dice una cosa e ne pensa un’altra (doppio legame), mettendo in questo modo l’oggetto delle sue manovre in uno stato di confusione e nell’incapacità di capire cosa sta succedendo.
L’interruzione della comunicazione bilaterale è un’altra delle manovre che l’aggressore instaura. Subentra così il senso di colpa di chi inizia a subire e, con esso, un tentativo di perfezionismo per cercare di spostare o annullare il bersaglio. Se tenta una reazione, dopo un periodo lungo di esasperazione, allora viene accusata di essere cattiva o malata."

"Il maltrattamento psicologico procura una grande sofferenza, e parte del dolore provato dipende dal non riuscire a dare un nome a questo stato di grave disagio: la donna continua a sentirsi confusa e sofferente, ma senza capirne il perché. Per questa ragione è sempre importante con le donne parlare e indurle a esplicitare quello che sta succedendo, perché possono non rendersi conto che quello che stanno subendo è un vero e proprio maltrattamento. Le tipologie e le modalità di maltrattamento sono molteplici, di seguito ne abbiamo identificate sei delle più comuni.
1. svalorizzazione (ad es. convincere la donna che non vale niente, dirle che è sessualmente inadeguata, sminuirla nella sua femminilità, offende rla dirle che è stupida che non capisce niente, critiche continue, distruzione delle amicizie ecc..)
2. trattare come un oggetto (ad es. richiesta di cambiare il proprio aspetto fisico, manipolare lo stato psichico della donna, maniacale ossessività, controllo di dove va la donna e cosa fa, gelosia eccessiva, costringere ad avere rapporti sessuali)
3. eccessiva attribuzione di responsabilità (ad es. nell’organizzazione del menage familiare, accusarla delle difficoltà dei figli, costringerla a farsi carico di tutte le spese familiari ecc..)
4. indurre senso di privazione (ad es. privazione di contatti sociali, indurre ansia e insicurezza sul futuro, privazione dei rapporti con la famiglia d’origine ecc..)
5. distorsione della realtà oggettiva (ad es. critica continua alla visione del mondo della donna, negazione dei sentimenti delle donne, far sentire in colpa la donna perché rifiuta i rapporti sessuali, cercare di far sembrare normali gravi maltrattamenti e abusi ecc…)
6. paura (ad es. minacce di percosse, rompere oggetti, sbattere porte, minacce di togliere i figli, minacce di morte, imprevedibilità ecc…) "

venerdì 17 ottobre 2008

perchè ci facciamo del male?


Ho deciso di inserire nel blog alcune indicazioni più dettagliate riguardanti l'autolesionismo, e alcuni consigli molto utili che potrebbero essere di aiuto a chiunque soffrisse di questa patologia.

Le persone si feriscono per tante ragioni:
1) Si sentono morte dentro, non in connessione con il loro corpo e il dolore fisico è l'unico modo che hanno per sentire di esistere, per percepire il loro corpo.
2) Paradossalmente i comportamenti autolesionisti procurano un senso di sollievo, a volte di euforia. Quando ci si fa del male, si distoglie l'attenzione dal dolore psicologico per concentrarla sulle sensazioni fisiche. In questo modo si trasforma un dolore psicologico insopportabile in qualcosa che fa meno paura e che si può controllare.
3) Per prevenire il suicidio.
4) Per punirsi.
5) Per esistere agli occhi degli altri. Le cicatrici sulla pelle rendono visibile esteriormente la sofferenza che si ha dentro, è un modo per comunicare agli altri il proprio dolore .I comportamenti autolesivi sono una richiesta di aiuto.

Alcuni consigli utili:
Individua almeno due amici da chiamare quando senti arrivare la crisi.
Fai una lista di 10 cose da fare al posto di tagliarti. Lo scopo di questo consiglio è quello di diminuire la tensione psicologica in un modo un po' più sano rispetto al danneggiarsi. Se ti senti arrabbiato, scegli attività come tirare pugni sul cuscino, correre, ballare, pulire la casa. Se senti che stai perdendo il contatto con il tuo corpo, scegli delle attività che comportino una forte sensazione fisica, tipo una doccia fredda, ecc ..
Esci di casa
Sbarazzati degli strumenti che usi per farti del male.
Soprattutto chiediti che cosa stai provando, entra nell'emozione.

giovedì 16 ottobre 2008

una canzone

Questa canzone è stata scritta dai Cranberries.. mi ha sempre provocato forti emozioni, visto che descrive lo stato d'animo di una bambina che viene violentata. La dedico a tutte quelle donne che hanno conosciuto la violenza, proprio quando erano solo delle bambine.
"Fee Fi Fo"
Fee fi fo she smells his body
She smells his body
And it makes her sick to her mind
He has got so much to answer for
To answer for,
To ruin a child's mind
How could you touch something
So innocent and pure
Obscure
How could you get satisfaction
From the body of a child
You're vile, sick
It's true what people say
God protect the ones who help themselves
In their own wayIt's true what people say
God protect the ones who help themselves
In their own way
He was sitting in her bedroom
In her bedroom
And now what should she do
She's got so much insecurity
And his impurity It was a gathering gloom
How could you touch something
So innocent and pure
Obscure
How could you get satisfaction
From the body of a child
You're a vile, sick
It's true what people say
God protect the ones who help themselves
In their own way
And I often wondered to myself:
Who protects the ones who can't protect themselves?
It's true what people say
God protect the ones who help themselves
In their own way
And I often wondered to myself:
Who protects the ones who can't protect themselves?
Fee Fi Fo(Fee Fi Fo)
Fee fi fo lei annusa il suo corpo/Lei annusa il suo corpo/E questo la fa impazzire/Lui ha molte cose di cui rispondere/Di cui rispondere, rovinare la mente di una bambina/Come puoi toccare qualcosa/Così puro e innocente/Incomprensibile/Come puoi ricavare soddisfazione/Dal corpo di una bambina/Tu sei spregevole, malato/E’ vero quello che la gente dice/Dio protegge chi si aiuta da se’/A suo modo/E’ vero quello che la gente dice/Dio protegge chi si aiuta da se’/Se stessi/Nel proprio modo./Lei era seduta nella sua camera/Nella sua camera/E adesso cosa dovrebbe fare/Lei ora ha così tanta insicurezza/E la sua impurità è stata raccolta nel buio/Come puoi toccare qualcosa/Così puro e innocente/Incomprensibile/Come puoi ricavare soddisfazione/Dal corpo di una bambina/Tu sei spregevole, malato

venerdì 10 ottobre 2008

omertà

Carissime Amiche, oggi vorrei trattare il tema dell'omertà.
Questo fenomeno si può presentare (ho potuto constatarlo anche nel mio caso) quando le violenze e le molestie hanno luogo nel nucleo familiare. Un parente, che può essere uno zio, un cugino, o il nonno, spesso hanno la totale fiducia della vittima e contano sempre sul silenzio di questa per continuare ad abusarne. Ma che cosa succede se la vittima ha il coraggio di parlare? Tutti gli altri parenti cosa fanno, si schierano dalla parte della vittima? Io ero convinta che sarebbe successo questo. Ma, così non è stato. Tutti sanno, ma nessuno prende posizioni, tutti sanno, ma nessuno ne parla, preferiscono trovare penose scuse, far finta di non sapere niente, e fare le facce belle sia da una parte che dall'altra, per non rovinare i "buoni rapporti". Ma io non l'ho mai accettato, queste persone hanno cessato di essere miei parenti. So di non aver fatto nulla di male, so anche che la gente ignorante è così e questo non si può cambiare, ma care amiche, non preoccupatevi di essere escluse dalla famiglia, perchè i primi omertosi sono loro, e SANNO perfettamente cosa è successo, e sanno di comportarsi in modo disonesto. Per loro la cosa più importante, non è punire il colpevole e difendere una vittima di violenze sessuali, ma difendere il colpevole da un reato così infamante, e quindi far tacere la vittima.

mercoledì 8 ottobre 2008

che vergogna...

Care amiche, è una vergogna quanto accadde nel 1999
"Si era opposta o no con tutte le sue forze al violentatore? Evidentemente no, visto che lo stupratore era riuscito a sfilarle i jeans - indumento che, come tutti sanno, non è sfilabile "senza la fattiva collaborazione di chi lo porta". Dunque la ragazza "ci stava", era "consenziente". Dunque non è stata stuprata. Erano decenni che un concetto come questo non circolava più nelle aule di giustizia. Ci ha pensato la Cassazione a rinverdire il vecchio concetto del "ci stava" in una sentenza con cui ha annullato la condanna a due anni e dieci mesi decisa dalla corte d'Appello di Potenza contro Carmine C., 45 anni, istruttore di guida, portato in tribunale da una ragazza di 18 anni, Rosa.
Rosa, quando il suo istruttore di guida la portò in una stradina di campagna e la violentò, indossava i jeans. Un indumento che, come scrivono i giudici della Suprema Corte, 'non si può sfilare nemmeno in parte senza la fattiva collaborazione di chi lo porta'. Lo sanno tutti, scrivono ancora i giudici, è un 'dato di comune esperienza': è impossibile sfilare i jeans se la vittime si oppone 'con tutte le sue forze'. Per cui, evidentemente, Rosa non si è opposta con tutte le sue forze. E infatti, scrivono i giudici della Cassazione, 'è illogico affermare che una ragazza possa subire uno stupro, che è una grave offesa alla persona, nel timore di patire altre ipotetiche e non certo più gravi offese alla propria incolumità fisica'."

come difendersi

Penso sia utile aggiungere queste informazioni, molto dettagliate, per lo scopo del blog.

Perchè agisce lo stupratore
Le motivazioni psicologiche che sono alla base delle azioni degli stupratori possono essere diverse, pur conducendo tutte a manifestazioni di violenza che possono avere esiti drammatici.
Uno stupratore può agire:
per rabbia Nell’atto dello stupro, l’agente manifesta e scarica impulsivamente sensazioni di rabbia e frustrazione che possono avere origine da rapporti problematici con donne diverse da quelle della vittima effettiva (la madre, la moglie, la compagna). In questi casi, difficilmente lo stupratore prova un vero e proprio piacere sessuale compiendo lo stupro, ma riesce a liberare la rabbia repressa attraverso un atto di violenza la cui intensità può essere persino superiore al necessario.
per dominazione I sentimenti di vulnerabilità e di impotenza dello stupratore vengono compensati da un atto di sottomissione della vittima, che viene messa in condizione di essere totalmente alla sua mercé, senza alcuna possibilità di ribellarsi. Al contrario di quanto accade nello stupro motivato da sentimenti di rabbia, in questi casi gli stupri sono perlopiù premeditati dall’aggressore.
per sadismo Sia la rabbia che la dominazione vengono ”liberati” attraverso il piacere sessuale che prova l’aggressore nel brutalizzare, quasi sempre premeditatamente, la sua vittima.
per opportunità L’aggressore, che in ogni caso cova uno dei sentimenti sopradescritti, agisce in conseguenza delle opportunità che gli vengono profilate, ad esempio durante una rapina o un furto.

Come agisce lo stupratore
Sia che egli abbia scelto la sua vittima e quindi premeditato l’atto di violenza, o che si trovi a compiere l’atto in una circostanza occasionale, lo stupratore farà sempre in modo che la vittima sia isolata e incapace di reagire o di attirare l’attenzione di altri su di sé. Dopo aver individuato la sua vittima, egli cercherà di entrare in contatto con lei, conquistare la sua fiducia per poi agire “a sorpresa”, in situazioni di isolamento e di vulnerabilità che consenta di sopraffarla fisicamente. Al termine dello stupro vero e proprio, l’uomo potrà scegliere se accanirsi ulteriormente sulla vittima o se eliminarla fisicamente.

Come difendersi
Individuare il profilo psicologico dello stupratore, ovvero riconoscerne le motivazioni e prevenirne le mosse rappresenta di per sé un buon punto di partenza per una strategia difensiva. Le possibilità, da parte della vittima, di scongiurare l’atto di violenza o limitarne le conseguenze dipenderà anche dalle circostanze in cui esso avviene, dalle opportunità che si profileranno rispetto ad una azione difensiva e le capacità personali. Da diversi anni, in tutta Italia, si organizzano corsi di autodifesa che all’insegnamento di tecniche attive (come l’uso delle arti marziali) affiancano strumenti cognitivi che permettono di riconoscere la tipologia del molestatore e di tentare difese (specialmente se impossibilitati ad agire fisicamente) di tipo psicologico, attraverso l’apprendimento di tecniche di dissuasione. Queste ultime rappresentano il miglior esempio di resistenza “passiva” che si aggiungono, rispetto ai comportamenti da adottare in caso di aggressione fisica, a quelli di resistenza “attiva” (affrontare fisicamente l’aggressore, o tentare di fuggire) e alla sottomissione, finalizzata alla sopravvivenza soprattutto di fronte ad una situazione che non presenta alcuna via di uscita.
la fonte è http://www.benessere.com/sessuologia/arg00/stupro.htm

le statistiche

Vi prego, denunciate sempre e comunque una violenza sessuale, vi posso assicurare che ormai tutto il male del mondo vi è già stato fatto.

"La quasi totalità delle violenze sessuali non viene denunciata dalla vittima, in particolare per le violenze subite dai non partner. Le ragioni più comunemente addotte per la mancata denuncia sono la paura di essere giudicate o trattate male, la vergogna, l'autocolpevolizzazione. Un ruolo importante è giocato anche dalla sfiducia nelle istituzioni (più del 10% delle vittime adduce questo come motivo, ancora nel 2004)

Statistiche sullo stupro:
Italia
I dati che seguono sono tratti da un'indagine condotta da ISTAT nel 2004. Tale indagine distingue tra violenze sessuali (non meglio definite) e molestie sessuali; entro queste ultime - oltre a molestie verbali, telefonate oscene, esibizionismo e pedinamenti - sono tuttavia classificati anche atti di natura prettamente fisica (donne avvicinate, toccate o baciate contro la loro volontà).
Le donne tra i 14 e i 59 anni che dichiarano di aver subito nel corso della loro vita almeno una violenza tentata o consumata sono, al 2002, 520 mila. Sono invece 9.860.000, entro la medesima fascia di età, le donne che dichiarano di aver subito nel corso della loro vita almeno una molestia a sfondo sessuale; nel 4,5% dei casi si tratta di molestie sessuali di natura fisica.
La maggior parte delle violenze sessuali avviene ad opera conoscenti: il 23,5% da parte di amici, il 15,3% da parte di colleghi o datori di lavoro. Le violenze sessuali subite da parte di coniugi, ex coniugi o conviventi rappresentano il 5,3% del totale; quelle da parte di estranei sono il 18,3%; quelle da parte di conoscenti occasionali il 14,2%.
Soltanto il 7,4% delle donne che dichiara di aver subito una violenza tentata o consumata nel corso della vita afferma di aver denunciato il fatto. Le ragioni dell'omessa denuncia sono legate principalmente alla paura di essere giudicate male, al timore di non essere credute, al senso di vergogna o di colpa.

Stati Uniti
Ogni 2 minuti, in media, una persona è aggredita sessualmente;
Una persona su sei in America è stata vittima di stupri, tentati stupri o molestie sessuali e il 10% sono uomini;
Fra il 1992 e il 2000 la media annuale delle violenze sessuali è stata di 140.990 stupri completati, 109.230 tentati stupri e 152.680 molestie sessuali, per un totale di 366.460.
Di queste, solo 116.350 (ossia poco più del 30%) sono state denunciate alla polizia. La cifra è significativamente più elevata del numero di denunce in Italia."
La fonte è http://it.wikipedia.org/wiki/Stupro

domenica 28 settembre 2008

giudicare

[... ]Si viene etichettate come "casi clinici" e tanto basta. Del resto, è sufficiente guardare la pagina wiki inkata: neanche mezza pagina per una mlattia su cui si potrebbe dire il mondo. Io penso che ci vorrebbe meno ipocrisia e più attenzione (e per questo, Evaviolata, ti ringrazio tantissimo per questo tuo post), per dare voce a chi veramente sta male, e per far capire che non è un gioco o una mania di protagonismo e di esibizionismo come la maggior parte della gente pensa, ma un problema davvero serio...


Care Amiche, ho ricevuto questo commento da una ragazza che è stata vittima dell'anoressia. Sono completamente d'accordo con lei sul fatto che molte delle persone che SOFFRONO (non mi riferisco solo ai disturbi alimentari, ma anche alle vittime di violenze sessuali e che non hanno il coraggio di denunciare, alle donne musulmane che vengono picchiate ogni giorno e trattate come bestie, e a quelle che in Italia vengono picchiate da mariti violenti, a TUTTE le prostitute) sono abbandonate, giudicate, etichettate. Vi sembra giusto giudicare? Io queste, non le considero affatto persone che cercano di "attirare l'attenzione", ma le considero Eroine che ogni giorno vivono a contatto con un dolore più grande di loro, benchè esso sia invisibile agli occhi della gente superficiale e pronta a puntare il dito.
"Le autolesioniste? Vogliono solo attirare l'attenzione e far soffrire chi sta loro intorno!"
"Le prostitute? Si, alcune saranno pure sfruttate, ma ce ne sono molte che lo fanno per godere!"
"Le musulmane? Sono stupide, perchè non si ribellano?"
"Le donne abusate? Ma se nella maggior parte dei casi si tratta di ragazze che vogliono rovinare gli uomini inventandosi un mucchio di bugie!"
Sono innumerevoli le volte che ho sentito queste assurde frasi, dette per di più da gente comune che sembra non avere idea di cosa realmente stia parlando!
Avete per caso mai visto una ragazza che si infligge dolorosi tagli solo per attirare l'attenzione? Non avete idea di quanto ella possa arrivare a soffrire! E forse questa gente, non l'ha neanche mai vista un'autolesionista!!!
Avete per caso mai parlato con una prostituta, una qualunque? Vi posso assicurare che nessuna dirà mai che prova piacere nel soddisfare sessualmente un maschio appena incontrato, magari anche violento. Ma in fondo, QUALE DONNA godrebbe nello smerciare la sua intimità?
E siete per caso mai stati in quei paesi del medioriente dove fin dalla nascita vengono negate alla donna le più elementari basi di educazione pur di inibire la minima possibilità che anche una sola di loro trovi una RAGIONE per ribellarsi?
E, questa è la mia preferita! Avete per caso mai sentito di una donna che si inventa di essere stata molestata per rovinare un uomo?? Ma lo sapete che quasi tutte le donne violentate o molestate (e io tra queste) non denunciano un bel niente perchè il solo fatto di rivedere l'aggressore provoca un'infinito senso di pericolo e ritorno al momento della violenza? Bene, secondo questi geni tra le migliaia di donne che vengono violentate in Italia ogni anno, quelle che hanno il coraggio di denunciare sarebbero delle donne senza scrupoli che vogliono solo rovinare un innocente uomo!!! Mah!
Consiglio a tutte le persone che si sentono in diritto di giudicare, di fermarsi un momento e pensare a quanto soffrono queste persone, e a riflettere prima di parlare, invece di dire solo cattiverie stereotipate.

venerdì 26 settembre 2008

bulimia

Carissime, oggi voglio toccare il tema della bulimia; disturbo alimentare questo, non meno diffuso dell'anoressia nervosa, e che colpisce molte ragazze. Eccovi qualche informazione su come la bulimia si presenta; la fonte è http://it.wikipedia.org/wiki/Bulimia.

Clinicamente la bulimia è denotata da episodi in cui il soggetto sente un bisogno compulsivo di assumere spropositate quantità di cibo, correlati da una spiacevole sensazione di non essere capace di controllare il proprio comportamento.L'episodio bulimico è caratterizzato dall'atteggiamento compulsivo con cui il cibo è ingerito e non dal desiderio di mangiare un determinato alimento.
È frequente negli adolescenti e nei giovani adulti. Colpisce prevalentemente soggetti di sesso femminile (90%). Generalmente compare attorno ai 12-14 anni (tarda preadolescenza) o nella prima età adulta (18-19 anni).
Si distinguono due tipi di bulimia:
con condotte di eliminazione, che vede il soggetto ricorrere regolarmente a vomito autoindotto oppure all'uso inappropriato di lassativi, diuretici o enteroclismi.
senza condotte di eliminazione, che vede il soggetto bulimico adottare regolarmente comportamenti compensatori inappropriati, ma non dedicarsi al vomito autoindotto o all'uso di lassativi, diuretici o enteroclismi.
Gli episodi bulimici possono essere scatenati da alterazioni dell'umore, stati d'ansia o stress. In alcuni casi gli episodi bulimici possono anche essere programmati anticipatamente.

dedicato a tutte voi



"Se io potrò impedire a un cuore di spezzarsi

non avrò vissuto invano

Se allevierò il dolore di una vita o guarirò una pena

o aiuterò un pettirosso caduto a rientrare nel nido

non avrò vissuto invano."


(Emily Dickinson)

martedì 23 settembre 2008

libro Magra da morire

Care Amiche, oggi dedicherò una parte del blog alle problematiche della bulimia e dell'anoressia.

Trovo che i disturbi alimentari siano delle malattie che circondano le ragazze che ne soffrono di ansie, paure, mistero e disperazione. Ecco uno dei miei libri preferiti sull'argomento, sicuramente un'ottima finestra per avvicinarci all'inquieto mondo interiore di chi ne soffre.
"La storia è questa. La storia di una ragazza che vuole essere snella e che per questo si provoca il vomito. Ma a lungo andare non capisce più che cosa le sta succedendo, se è lei il suo stesso vomito, o se è estranea a tutta quella roba che le esce da dentro. Non sa più chi è. [...]

E' la storia di una ragazza che si fa delle domande. Ha delle angosce e un bel pò di problemi. E soffre. Oh, lei sa soffrire, ma è più forte degli altri e nasconde la sua sofferenza, perchè nessuno potrebbe capire. Ciechi che non siamo altro. Cieca e suonata dentro, si provoca il vomito sulla tazza del cesso perchè la vita è orribile, ed è fiera che nessuno sappia fino a che punto lei è un essere eccezionale. Questo la rassicura, eppure sbaglia. Perchè nel frattempo vive nella paura e nella menzogna."

"L'anoressica è magra perchè ha smesso di mangiare. E se ha smesso di mangiare è perchè non ha più fame, mai più."

"La storia è questa. La storia di una ragazza arrabbiata che per questo si provoca il vomito. La storia di una principessa che si infligge delle mortificazioni fisiche per corrispondere ai criteri di regalità che si è autoimposta, al riflesso che le rimandano gli occhi di sua madre quando vi si specchia. E gli occhi di sua madre sono gli occhi del mondo intero. Il vomito per esprimersi senza tradire i suoi sogni, per non vedere che li tradisce. E'malata."

domenica 21 settembre 2008

autolesionismo


Care Amiche, oggi vorrei parlarvi di qualcosa di molto serio che può accadere a tutte coloro che soffrono e che non trovano modo migliore di sfogare la rabbia che infliggersi dolorose ferite.
Parlo dell'autolesionismo.
Queste persone si sentono abbandonate, arrabbiate, sole, perchè l'autolesionismo è solitudine. Quella solitudine che porta all'odiarsi e quindi a ferirsi. Quella solitudine che può addirittura portare al suicidio.
Vi propongo degli stralci essenzialmente informativi; dal momento in cui l'autolesionismo è strettamente lagato alla violenza sessuale, ritengo opportuno inserire queste informazioni nel blog: doveste ritrovarvici, chiedete immediatamente aiuto poichè è un problema veramente molto serio e da non sottovalutare.

"L'autolesionismo (il termine tecnico è Repetitive Self-Harm Syndrome Sindrome da auto-lesionismo ripetuto)viene in genere definito come il tentativo di causare intenzionalmente un danno al proprio corpo, lesionandosi in modo di solito abbastanza grave da provocare danni ai tessuti o agli organi. E’ considerata una vera e propria patologia. Le persone affette da questo disturbo si fanno del male in diversi modi: tagliandosi con una lametta, bruciandosi con una sigaretta, graffiandosi, strappandosi i capelli, sbattendo contro qualcosa, ecc.. "

"Può colpire tutti, indipendentemente dall'età, dal grado di istruzione e dalla classe sociale, anche se sono in prevalenza donne, forse, a causa di fattori sociali. Tradizionalmente, agli uomini viene permesso di esprimere la propria aggressività, alle donne viene invece insegnato a reprimerla o quando questo non è più possibile, a rivolgerla verso se stesse. Le donne, spesso, oltre all' autolesionismo presentano disturbi del comportamento alimentare come anoressia e bulimia. Alcune ragazze di fronte ad un momento di malessere reagiscono alternando comportamenti bulimici (abbuffate seguite da vomito o abuso di lassativi) a quelli autolesivi. Inoltre l’autolesionista, a volte, presenta depressione, con pensieri di tipo suicida. In alcuni casi, il malessere è così forte che la persona sente che o si taglia o si suicida. Non si piace, odia il suo corpo, non ha fiducia in se e neppure negli altri.Molti degli autolesionisti tendono ad essere perfezionisti, incapaci di gestire e di manifestare verbalmente intense emozioni. Non si piacciono, odiano il proprio corpo e possono avere gravi sbalzi d’umore. È possibile, talvolta, che abbiano subito abusi sessuali o violenza psicologica nell’infanzia."

venerdì 19 settembre 2008

luoghi della memoria

"La persona che ha subìto molestie sessuali vive un 'buco' di umiliazione, vergogna, assenza interna e disperazione. Ciò può commuovere qualsiasi spettatore, ma non ci sono spettatori che hanno una conoscenza intima dell'avvenimento. La vergogna e l'umiliazione della vittima occultano qualsiasi cosa"

"Le persone abusate riferiscono di aver provato un terrore difficilmente esprimibile con le parole, una solitudine priva di contatto e di sostegno, anche immaginario con altre persone: chi subisce un trauma porta infatti con se la sensazione di essere l'unica persona al mondo di aver subito quella cosa, o perlomeno di essere l'unica ad aver subìto tali estreme conseguenze emotive ed esistenziali. [...] l'evento traumatico viene incapsulato, in un certo senso 'incistato', senza essere metabolizzato e senza essere reso inoffensivo. Insomma il trauma non diventa un ricordo a cui andare con la mente e le sensazioni, ma un pericoloso prigioniero tenuto in una cella di massima sicurezza, che non può mai essere visitato"
(tratto da Il Corpo Violato, M. Stupiggia, ed. La Meridiana)

Carissime, io mi riconosco perfettamente in questa descrizione perchè una qualsiasi immagine, pensiero o gesto può farmi tornare in mente quello che mi è accaduto... è capace di farmi piangere, stordirmi temporaneamente, ho spesso flashback improvvisi e quindi, potete immaginare, hanno la capacità di rovinarmi intere giornate. 'Meglio chiudere tutto e non pensarci', penso spesso, ma è molto difficile visto che si trattava di un parente e che tutto è avvenuto a casa... addirittura nella mia stanza!Potete immaginare quale fosse il mio stato d'animo nel periodo immediatamente successivo all'accaduto; ogni cosa mi sembrava sporca, o per meglio dire contaminata; dal letto sul quale lui osava stendersi con le sue malate intenzioni, ai particolari più insignificanti come gli animali di peluches che osservavano la scena inermi.

martedì 9 settembre 2008

denunciare

Oggi vorrei affrontare l'argomento delle denunce.
Vi dico subito una cosa: io personalmente non ho mai denunciato chi mi ha fatto del male. Non dico che questa che sia la scelta giusta, anzi, il contrario:

NON DENUNCIARE E' PROPRIO LA SCELTA SBAGLIATA

MA...

ma, parlo di me, avevo mille motivi per non denunciarlo ma ad uno, e solo ad uno non volevo dare ascolto: quello che, se guardato con obbiettività, oscurava tutti gli altri, che erano in realtà delle scuse che davo a me stessa per evitare la responsabilità di chi in qualche modo deve farsi giustizia. E' una responsabilità che abbiamo verso noi stesse, una responsabilità che però pesa sulle spalle della persona abusata. Pensateci care amiche, quanta voglia può avere una donna nelle ore successive a uno stupro di conservare i segni di quello che è accaduto? O una ragazzina a raccontare ai genitori di essere stata oggetto di ambigue attenzioni da parte di uno zio? La vittima vuole solo liberarsi e negare quanto è accaduto, ed è difficile, difficilissimo parlare, quindi rivivere, una verità che potrebbe addirittura essere fraintesa!Senza dimenticare tutte quelle adolescenti e bambine il cui urlo di dolore viene soffocato per non rovinare i "buoni rapporti" tra le famiglie.
E' ora di renderci conto di quanto sostegno psicologico e quanta delicatezza occorre a queste piccole e grandi donne a seguito di uno di questi riprovevoli abusi. E stavolta non mi riferisco a voi donne che mi seguite, ma a tutti quegli amici e conoscenti che credono di potervi liquidare con due parole: dovresti denunciarlo.

venerdì 5 settembre 2008

Il Corpo Violato


Carissime Amiche, oggi propongo come spunto di riflessione qualche stralcio davvero coinvolgente di un libro però molto tecnico che si focalizza sull'argomento del trattamento terapeutico del trauma dell'abuso sessuale. Il testo di riferimento è Il Corpo Violato, M. Stupiggia - edizioni la meridiana.
"Mi sento come una macchina rotta -ripeteva spesso una paziente- una macchina che non si può più aggiustare perchè mancano i pezzi giusti, e che anche se si potesse aggiustare tutti si accorgerebbero che non è normale. C'è qualcosa che non potrò mai più avere."
Questo senso di irreparabilità, così profondo e così comune in questi casi, è ovviamente il retrogusto dell'esperienza dell'invasione che, in una sorta di terra bruciata contro il nemico, lascia dietro di sé il vuoto e le macerie."
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C'è un aspetto che crea una linea di demarcazione tra l'abuso e altre situazioni traumatiche, ed è rappresentato dal senso di ambiguità che avvolge gli eventi in questione, producendo atmosfere vagamente minacciose, e un senso di dubbio che deforma o annulla le usuali certezze sensoriali e mette la persona alla mercè di qualcosa di inquietante che può sempre arrivare.
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"Non mi fido più di nessuno, mi sento tradita, senza speranza, come se si fosse spezzata la mia anima... mi sento tradita da tutti, perchè tutti erano sempre a posto, in armonia senza sbavature e io mi sentivo come una mela marcia in mezzo ad un giardino perfetto."

Questo senso di irrimediabile tradimento è spesso presente nelle persone che hanno vissuto episodi di molestia all'interno della propria famiglia, ed è un sentimento che coinvolge l'autore dell'abuso ma anche le persone, ignare o omertose, che stanno intorno e che non fanno nulla.

mercoledì 3 settembre 2008

il senso di colpa

Carissime Amiche, oggi vorrei parlarvi del senso di colpa.Qualunque sia stata la vostra esperienza -perchè la violenza sessuale si può presentare in tantissime forme, alcune delle quali praticamente invisibili- so come vi siete sentite: impotenti, amareggiate, violate nel vostro intimo (parlo di come vi potreste sentire voi davanti allo specchio) ma soprattutto ...in colpa.In colpa per cosa? si potrà chiedere qualunque persona che non l'abbia provato sulla sua pelle. In colpa perchè una donna è convinta di non aver fatto abbastanza per evitare la violenza, in colpa perchè nella nostra società maschilista ci è sempre stato insegnato che la donna è provocatrice e l'uomo è quello che cade nelle nostre presunte trappole.. ma care Amiche, siamo noi che cadiamo nelle loro grinfie spesso fidandoci di un nostro amico o un nostro parente, la cosa più naturale del mondo.Io l'ho vissuto, passavo ore a riflettere, a riempire pagine e pagine dei diari che ho scritto analizzando la situazione da tutti i punti di vista possibili e immaginabili, cercando in me una colpa qualsiasi così da potermela prendere con me stessa e avere finalmente una spiegazione a tutto. Ma care amiche, l'unica cosa che c'è nei miei diari è l'interminabile sproloquio di una vittima che non vuole capacitarsi di esserlo.

martedì 2 settembre 2008

la bambina perduta

Il 55,2% delle italiane tra i 14 e i 59 anni di età (oltre la metà) è stata oggetto almeno una volta nella vita di una molestia di natura sessuale (molestie fisiche, molestie verbali, esibizionismo, telefonate oscene, pedinamenti).

Sono oltre 500.000 (2,9%) le italiane vittime di una violenza o tentata violenza sessuale. Negli ultimi tre anni si sono accertati 18.000 episodi di stupro.
Solamente una donna su 10 sporge denuncia della violenza subìta.

Gli stupri imputabili a persona "estranea" sono appena il 3,5%. Salgono al 23,8% quelli imputabili a persona famigliare e amica.
L'età più a rischio è quella compresa tra i 25 e i 44 anni.
(da un'indagine istat diffusa nel Dicembre 2004)

Uno stupro è per sempre. Col tempo puoi rimuovere l'aggressione di un ladro [...] il terribile impatto con un'auto pirata che ti investe, il proiettile di un bandito che ti si conficca nella carne: sono esperienze al di fuori della norma che rientrano nella sfera della criminalità e dell'odio e perciò la stessa quotidianità le esorcizza come disgraziate e irripetibili.
Lo stupro no. Lo stupro è il solo crimine che si consuma con gli identici gesti e gli identici rituali di un accoppiamento d'amore. Uno stupro ti lascia addosso tutto il male del mondo.
(fonte: "La bambina perduta", M. Venturi)

"la bambina perduta" è un romanzo che ho letto qualche tempo fa, dico la verità, non mi ha aiutata molto, anche se a pensarci non si tratta di un libro di autoaiuto, bensì di un romanzo che consiglio a tutte poichè descrive lo stato d'animo e la vita rovinata per sempre di una bambina stuprata a 11 anni.Se volete un consiglio su romanzi che parlano dell'infanzia violata, consiglio invece "Buio" di Dacia Maraini.Più in là vi parlerò anche dei bellissimi romanzi di esperienze reali della mia autrice -nonchè psichiatra infantile- preferita: Torey Hayden.

benvenute a tutte

In questo blog dedicato alla violenza sulle donne -in tutte le sue sfaccettature, da quella fisica e carnale a quelle più sottili e subdole- ma anche a tutte quelle problematiche prettamente femminili, potete condividere le vostre esperienze e trovare ascolto. Il mio contributo non vuol essere in alcun modo di tipo professionale; voglio solo dare voce a una sofferenza che purtroppo troppo spesso viene nascosta anche a se stesse; voglio dare voce a tutte quelle donne che per paura e vergogna non denunciano, e si sentono costrette -quasi fosse la migliore soluzione- a tenere dentro di sè un peso così opprimente, capace di schiacciare l'anima. Tutte noi sappiamo però che il silenzio non è la miglior soluzione. Quindi, mie anonime Amiche, vi dico che c'è sempre qualcuno pronto ad ascoltarvi, e nel mio piccolo con questo nuovo blog vi mando un primo abbraccio invitandovi ad aprirvi e a condividere tutte insieme le nostre esperienze cosicchè almeno un pò di tutto il peso che vi attanaglia e vi tiene prigioniere possa essere alleviato... almeno per un pò. Benvenute.