domenica 28 settembre 2008

giudicare

[... ]Si viene etichettate come "casi clinici" e tanto basta. Del resto, è sufficiente guardare la pagina wiki inkata: neanche mezza pagina per una mlattia su cui si potrebbe dire il mondo. Io penso che ci vorrebbe meno ipocrisia e più attenzione (e per questo, Evaviolata, ti ringrazio tantissimo per questo tuo post), per dare voce a chi veramente sta male, e per far capire che non è un gioco o una mania di protagonismo e di esibizionismo come la maggior parte della gente pensa, ma un problema davvero serio...


Care Amiche, ho ricevuto questo commento da una ragazza che è stata vittima dell'anoressia. Sono completamente d'accordo con lei sul fatto che molte delle persone che SOFFRONO (non mi riferisco solo ai disturbi alimentari, ma anche alle vittime di violenze sessuali e che non hanno il coraggio di denunciare, alle donne musulmane che vengono picchiate ogni giorno e trattate come bestie, e a quelle che in Italia vengono picchiate da mariti violenti, a TUTTE le prostitute) sono abbandonate, giudicate, etichettate. Vi sembra giusto giudicare? Io queste, non le considero affatto persone che cercano di "attirare l'attenzione", ma le considero Eroine che ogni giorno vivono a contatto con un dolore più grande di loro, benchè esso sia invisibile agli occhi della gente superficiale e pronta a puntare il dito.
"Le autolesioniste? Vogliono solo attirare l'attenzione e far soffrire chi sta loro intorno!"
"Le prostitute? Si, alcune saranno pure sfruttate, ma ce ne sono molte che lo fanno per godere!"
"Le musulmane? Sono stupide, perchè non si ribellano?"
"Le donne abusate? Ma se nella maggior parte dei casi si tratta di ragazze che vogliono rovinare gli uomini inventandosi un mucchio di bugie!"
Sono innumerevoli le volte che ho sentito queste assurde frasi, dette per di più da gente comune che sembra non avere idea di cosa realmente stia parlando!
Avete per caso mai visto una ragazza che si infligge dolorosi tagli solo per attirare l'attenzione? Non avete idea di quanto ella possa arrivare a soffrire! E forse questa gente, non l'ha neanche mai vista un'autolesionista!!!
Avete per caso mai parlato con una prostituta, una qualunque? Vi posso assicurare che nessuna dirà mai che prova piacere nel soddisfare sessualmente un maschio appena incontrato, magari anche violento. Ma in fondo, QUALE DONNA godrebbe nello smerciare la sua intimità?
E siete per caso mai stati in quei paesi del medioriente dove fin dalla nascita vengono negate alla donna le più elementari basi di educazione pur di inibire la minima possibilità che anche una sola di loro trovi una RAGIONE per ribellarsi?
E, questa è la mia preferita! Avete per caso mai sentito di una donna che si inventa di essere stata molestata per rovinare un uomo?? Ma lo sapete che quasi tutte le donne violentate o molestate (e io tra queste) non denunciano un bel niente perchè il solo fatto di rivedere l'aggressore provoca un'infinito senso di pericolo e ritorno al momento della violenza? Bene, secondo questi geni tra le migliaia di donne che vengono violentate in Italia ogni anno, quelle che hanno il coraggio di denunciare sarebbero delle donne senza scrupoli che vogliono solo rovinare un innocente uomo!!! Mah!
Consiglio a tutte le persone che si sentono in diritto di giudicare, di fermarsi un momento e pensare a quanto soffrono queste persone, e a riflettere prima di parlare, invece di dire solo cattiverie stereotipate.

venerdì 26 settembre 2008

bulimia

Carissime, oggi voglio toccare il tema della bulimia; disturbo alimentare questo, non meno diffuso dell'anoressia nervosa, e che colpisce molte ragazze. Eccovi qualche informazione su come la bulimia si presenta; la fonte è http://it.wikipedia.org/wiki/Bulimia.

Clinicamente la bulimia è denotata da episodi in cui il soggetto sente un bisogno compulsivo di assumere spropositate quantità di cibo, correlati da una spiacevole sensazione di non essere capace di controllare il proprio comportamento.L'episodio bulimico è caratterizzato dall'atteggiamento compulsivo con cui il cibo è ingerito e non dal desiderio di mangiare un determinato alimento.
È frequente negli adolescenti e nei giovani adulti. Colpisce prevalentemente soggetti di sesso femminile (90%). Generalmente compare attorno ai 12-14 anni (tarda preadolescenza) o nella prima età adulta (18-19 anni).
Si distinguono due tipi di bulimia:
con condotte di eliminazione, che vede il soggetto ricorrere regolarmente a vomito autoindotto oppure all'uso inappropriato di lassativi, diuretici o enteroclismi.
senza condotte di eliminazione, che vede il soggetto bulimico adottare regolarmente comportamenti compensatori inappropriati, ma non dedicarsi al vomito autoindotto o all'uso di lassativi, diuretici o enteroclismi.
Gli episodi bulimici possono essere scatenati da alterazioni dell'umore, stati d'ansia o stress. In alcuni casi gli episodi bulimici possono anche essere programmati anticipatamente.

dedicato a tutte voi



"Se io potrò impedire a un cuore di spezzarsi

non avrò vissuto invano

Se allevierò il dolore di una vita o guarirò una pena

o aiuterò un pettirosso caduto a rientrare nel nido

non avrò vissuto invano."


(Emily Dickinson)

martedì 23 settembre 2008

libro Magra da morire

Care Amiche, oggi dedicherò una parte del blog alle problematiche della bulimia e dell'anoressia.

Trovo che i disturbi alimentari siano delle malattie che circondano le ragazze che ne soffrono di ansie, paure, mistero e disperazione. Ecco uno dei miei libri preferiti sull'argomento, sicuramente un'ottima finestra per avvicinarci all'inquieto mondo interiore di chi ne soffre.
"La storia è questa. La storia di una ragazza che vuole essere snella e che per questo si provoca il vomito. Ma a lungo andare non capisce più che cosa le sta succedendo, se è lei il suo stesso vomito, o se è estranea a tutta quella roba che le esce da dentro. Non sa più chi è. [...]

E' la storia di una ragazza che si fa delle domande. Ha delle angosce e un bel pò di problemi. E soffre. Oh, lei sa soffrire, ma è più forte degli altri e nasconde la sua sofferenza, perchè nessuno potrebbe capire. Ciechi che non siamo altro. Cieca e suonata dentro, si provoca il vomito sulla tazza del cesso perchè la vita è orribile, ed è fiera che nessuno sappia fino a che punto lei è un essere eccezionale. Questo la rassicura, eppure sbaglia. Perchè nel frattempo vive nella paura e nella menzogna."

"L'anoressica è magra perchè ha smesso di mangiare. E se ha smesso di mangiare è perchè non ha più fame, mai più."

"La storia è questa. La storia di una ragazza arrabbiata che per questo si provoca il vomito. La storia di una principessa che si infligge delle mortificazioni fisiche per corrispondere ai criteri di regalità che si è autoimposta, al riflesso che le rimandano gli occhi di sua madre quando vi si specchia. E gli occhi di sua madre sono gli occhi del mondo intero. Il vomito per esprimersi senza tradire i suoi sogni, per non vedere che li tradisce. E'malata."

domenica 21 settembre 2008

autolesionismo


Care Amiche, oggi vorrei parlarvi di qualcosa di molto serio che può accadere a tutte coloro che soffrono e che non trovano modo migliore di sfogare la rabbia che infliggersi dolorose ferite.
Parlo dell'autolesionismo.
Queste persone si sentono abbandonate, arrabbiate, sole, perchè l'autolesionismo è solitudine. Quella solitudine che porta all'odiarsi e quindi a ferirsi. Quella solitudine che può addirittura portare al suicidio.
Vi propongo degli stralci essenzialmente informativi; dal momento in cui l'autolesionismo è strettamente lagato alla violenza sessuale, ritengo opportuno inserire queste informazioni nel blog: doveste ritrovarvici, chiedete immediatamente aiuto poichè è un problema veramente molto serio e da non sottovalutare.

"L'autolesionismo (il termine tecnico è Repetitive Self-Harm Syndrome Sindrome da auto-lesionismo ripetuto)viene in genere definito come il tentativo di causare intenzionalmente un danno al proprio corpo, lesionandosi in modo di solito abbastanza grave da provocare danni ai tessuti o agli organi. E’ considerata una vera e propria patologia. Le persone affette da questo disturbo si fanno del male in diversi modi: tagliandosi con una lametta, bruciandosi con una sigaretta, graffiandosi, strappandosi i capelli, sbattendo contro qualcosa, ecc.. "

"Può colpire tutti, indipendentemente dall'età, dal grado di istruzione e dalla classe sociale, anche se sono in prevalenza donne, forse, a causa di fattori sociali. Tradizionalmente, agli uomini viene permesso di esprimere la propria aggressività, alle donne viene invece insegnato a reprimerla o quando questo non è più possibile, a rivolgerla verso se stesse. Le donne, spesso, oltre all' autolesionismo presentano disturbi del comportamento alimentare come anoressia e bulimia. Alcune ragazze di fronte ad un momento di malessere reagiscono alternando comportamenti bulimici (abbuffate seguite da vomito o abuso di lassativi) a quelli autolesivi. Inoltre l’autolesionista, a volte, presenta depressione, con pensieri di tipo suicida. In alcuni casi, il malessere è così forte che la persona sente che o si taglia o si suicida. Non si piace, odia il suo corpo, non ha fiducia in se e neppure negli altri.Molti degli autolesionisti tendono ad essere perfezionisti, incapaci di gestire e di manifestare verbalmente intense emozioni. Non si piacciono, odiano il proprio corpo e possono avere gravi sbalzi d’umore. È possibile, talvolta, che abbiano subito abusi sessuali o violenza psicologica nell’infanzia."

venerdì 19 settembre 2008

luoghi della memoria

"La persona che ha subìto molestie sessuali vive un 'buco' di umiliazione, vergogna, assenza interna e disperazione. Ciò può commuovere qualsiasi spettatore, ma non ci sono spettatori che hanno una conoscenza intima dell'avvenimento. La vergogna e l'umiliazione della vittima occultano qualsiasi cosa"

"Le persone abusate riferiscono di aver provato un terrore difficilmente esprimibile con le parole, una solitudine priva di contatto e di sostegno, anche immaginario con altre persone: chi subisce un trauma porta infatti con se la sensazione di essere l'unica persona al mondo di aver subito quella cosa, o perlomeno di essere l'unica ad aver subìto tali estreme conseguenze emotive ed esistenziali. [...] l'evento traumatico viene incapsulato, in un certo senso 'incistato', senza essere metabolizzato e senza essere reso inoffensivo. Insomma il trauma non diventa un ricordo a cui andare con la mente e le sensazioni, ma un pericoloso prigioniero tenuto in una cella di massima sicurezza, che non può mai essere visitato"
(tratto da Il Corpo Violato, M. Stupiggia, ed. La Meridiana)

Carissime, io mi riconosco perfettamente in questa descrizione perchè una qualsiasi immagine, pensiero o gesto può farmi tornare in mente quello che mi è accaduto... è capace di farmi piangere, stordirmi temporaneamente, ho spesso flashback improvvisi e quindi, potete immaginare, hanno la capacità di rovinarmi intere giornate. 'Meglio chiudere tutto e non pensarci', penso spesso, ma è molto difficile visto che si trattava di un parente e che tutto è avvenuto a casa... addirittura nella mia stanza!Potete immaginare quale fosse il mio stato d'animo nel periodo immediatamente successivo all'accaduto; ogni cosa mi sembrava sporca, o per meglio dire contaminata; dal letto sul quale lui osava stendersi con le sue malate intenzioni, ai particolari più insignificanti come gli animali di peluches che osservavano la scena inermi.

martedì 9 settembre 2008

denunciare

Oggi vorrei affrontare l'argomento delle denunce.
Vi dico subito una cosa: io personalmente non ho mai denunciato chi mi ha fatto del male. Non dico che questa che sia la scelta giusta, anzi, il contrario:

NON DENUNCIARE E' PROPRIO LA SCELTA SBAGLIATA

MA...

ma, parlo di me, avevo mille motivi per non denunciarlo ma ad uno, e solo ad uno non volevo dare ascolto: quello che, se guardato con obbiettività, oscurava tutti gli altri, che erano in realtà delle scuse che davo a me stessa per evitare la responsabilità di chi in qualche modo deve farsi giustizia. E' una responsabilità che abbiamo verso noi stesse, una responsabilità che però pesa sulle spalle della persona abusata. Pensateci care amiche, quanta voglia può avere una donna nelle ore successive a uno stupro di conservare i segni di quello che è accaduto? O una ragazzina a raccontare ai genitori di essere stata oggetto di ambigue attenzioni da parte di uno zio? La vittima vuole solo liberarsi e negare quanto è accaduto, ed è difficile, difficilissimo parlare, quindi rivivere, una verità che potrebbe addirittura essere fraintesa!Senza dimenticare tutte quelle adolescenti e bambine il cui urlo di dolore viene soffocato per non rovinare i "buoni rapporti" tra le famiglie.
E' ora di renderci conto di quanto sostegno psicologico e quanta delicatezza occorre a queste piccole e grandi donne a seguito di uno di questi riprovevoli abusi. E stavolta non mi riferisco a voi donne che mi seguite, ma a tutti quegli amici e conoscenti che credono di potervi liquidare con due parole: dovresti denunciarlo.

venerdì 5 settembre 2008

Il Corpo Violato


Carissime Amiche, oggi propongo come spunto di riflessione qualche stralcio davvero coinvolgente di un libro però molto tecnico che si focalizza sull'argomento del trattamento terapeutico del trauma dell'abuso sessuale. Il testo di riferimento è Il Corpo Violato, M. Stupiggia - edizioni la meridiana.
"Mi sento come una macchina rotta -ripeteva spesso una paziente- una macchina che non si può più aggiustare perchè mancano i pezzi giusti, e che anche se si potesse aggiustare tutti si accorgerebbero che non è normale. C'è qualcosa che non potrò mai più avere."
Questo senso di irreparabilità, così profondo e così comune in questi casi, è ovviamente il retrogusto dell'esperienza dell'invasione che, in una sorta di terra bruciata contro il nemico, lascia dietro di sé il vuoto e le macerie."
* * *
C'è un aspetto che crea una linea di demarcazione tra l'abuso e altre situazioni traumatiche, ed è rappresentato dal senso di ambiguità che avvolge gli eventi in questione, producendo atmosfere vagamente minacciose, e un senso di dubbio che deforma o annulla le usuali certezze sensoriali e mette la persona alla mercè di qualcosa di inquietante che può sempre arrivare.
* * *
"Non mi fido più di nessuno, mi sento tradita, senza speranza, come se si fosse spezzata la mia anima... mi sento tradita da tutti, perchè tutti erano sempre a posto, in armonia senza sbavature e io mi sentivo come una mela marcia in mezzo ad un giardino perfetto."

Questo senso di irrimediabile tradimento è spesso presente nelle persone che hanno vissuto episodi di molestia all'interno della propria famiglia, ed è un sentimento che coinvolge l'autore dell'abuso ma anche le persone, ignare o omertose, che stanno intorno e che non fanno nulla.

mercoledì 3 settembre 2008

il senso di colpa

Carissime Amiche, oggi vorrei parlarvi del senso di colpa.Qualunque sia stata la vostra esperienza -perchè la violenza sessuale si può presentare in tantissime forme, alcune delle quali praticamente invisibili- so come vi siete sentite: impotenti, amareggiate, violate nel vostro intimo (parlo di come vi potreste sentire voi davanti allo specchio) ma soprattutto ...in colpa.In colpa per cosa? si potrà chiedere qualunque persona che non l'abbia provato sulla sua pelle. In colpa perchè una donna è convinta di non aver fatto abbastanza per evitare la violenza, in colpa perchè nella nostra società maschilista ci è sempre stato insegnato che la donna è provocatrice e l'uomo è quello che cade nelle nostre presunte trappole.. ma care Amiche, siamo noi che cadiamo nelle loro grinfie spesso fidandoci di un nostro amico o un nostro parente, la cosa più naturale del mondo.Io l'ho vissuto, passavo ore a riflettere, a riempire pagine e pagine dei diari che ho scritto analizzando la situazione da tutti i punti di vista possibili e immaginabili, cercando in me una colpa qualsiasi così da potermela prendere con me stessa e avere finalmente una spiegazione a tutto. Ma care amiche, l'unica cosa che c'è nei miei diari è l'interminabile sproloquio di una vittima che non vuole capacitarsi di esserlo.

martedì 2 settembre 2008

la bambina perduta

Il 55,2% delle italiane tra i 14 e i 59 anni di età (oltre la metà) è stata oggetto almeno una volta nella vita di una molestia di natura sessuale (molestie fisiche, molestie verbali, esibizionismo, telefonate oscene, pedinamenti).

Sono oltre 500.000 (2,9%) le italiane vittime di una violenza o tentata violenza sessuale. Negli ultimi tre anni si sono accertati 18.000 episodi di stupro.
Solamente una donna su 10 sporge denuncia della violenza subìta.

Gli stupri imputabili a persona "estranea" sono appena il 3,5%. Salgono al 23,8% quelli imputabili a persona famigliare e amica.
L'età più a rischio è quella compresa tra i 25 e i 44 anni.
(da un'indagine istat diffusa nel Dicembre 2004)

Uno stupro è per sempre. Col tempo puoi rimuovere l'aggressione di un ladro [...] il terribile impatto con un'auto pirata che ti investe, il proiettile di un bandito che ti si conficca nella carne: sono esperienze al di fuori della norma che rientrano nella sfera della criminalità e dell'odio e perciò la stessa quotidianità le esorcizza come disgraziate e irripetibili.
Lo stupro no. Lo stupro è il solo crimine che si consuma con gli identici gesti e gli identici rituali di un accoppiamento d'amore. Uno stupro ti lascia addosso tutto il male del mondo.
(fonte: "La bambina perduta", M. Venturi)

"la bambina perduta" è un romanzo che ho letto qualche tempo fa, dico la verità, non mi ha aiutata molto, anche se a pensarci non si tratta di un libro di autoaiuto, bensì di un romanzo che consiglio a tutte poichè descrive lo stato d'animo e la vita rovinata per sempre di una bambina stuprata a 11 anni.Se volete un consiglio su romanzi che parlano dell'infanzia violata, consiglio invece "Buio" di Dacia Maraini.Più in là vi parlerò anche dei bellissimi romanzi di esperienze reali della mia autrice -nonchè psichiatra infantile- preferita: Torey Hayden.

benvenute a tutte

In questo blog dedicato alla violenza sulle donne -in tutte le sue sfaccettature, da quella fisica e carnale a quelle più sottili e subdole- ma anche a tutte quelle problematiche prettamente femminili, potete condividere le vostre esperienze e trovare ascolto. Il mio contributo non vuol essere in alcun modo di tipo professionale; voglio solo dare voce a una sofferenza che purtroppo troppo spesso viene nascosta anche a se stesse; voglio dare voce a tutte quelle donne che per paura e vergogna non denunciano, e si sentono costrette -quasi fosse la migliore soluzione- a tenere dentro di sè un peso così opprimente, capace di schiacciare l'anima. Tutte noi sappiamo però che il silenzio non è la miglior soluzione. Quindi, mie anonime Amiche, vi dico che c'è sempre qualcuno pronto ad ascoltarvi, e nel mio piccolo con questo nuovo blog vi mando un primo abbraccio invitandovi ad aprirvi e a condividere tutte insieme le nostre esperienze cosicchè almeno un pò di tutto il peso che vi attanaglia e vi tiene prigioniere possa essere alleviato... almeno per un pò. Benvenute.