domenica 26 ottobre 2008

stalking

Carissime amiche, oggi inserisco nel blog un nuovo argomento. Precedentemente vi ho parlato della violenza psicologica, oggi tratto l'argomento dello stalking, ecco alcune informazioni:

Stalking è un termine inglese (letteralmente: perseguitare) che indica una serie di atteggiamenti tenuti da un individuo che affligge un'altra persona, spesso di sesso opposto, perseguitandola ed ingenerando stati di ansia e paura, che possono arrivare a comprometterne il normale svolgimento della quotidianità.
La persecuzione avviene solitamente mediante reiterati tentativi di comunicazione verbale e scritta, appostamenti ed intrusioni nella vita privata.
Lo stalker può essere un estraneo, ma il più delle volte è un conoscente, un collega, o un ex-partner, che agisce spinto dal desiderio di recuperare il precedente rapporto o per vendicarsi di qualche torto subito.
In altri casi ci si trova davanti a persone con problemi di interazione sociale, che agiscono in questo modo con l'intento di stabilire una relazione sentimentale, imponendo la propria presenza ed insistendo anche nei casi in cui si sia ricevuta una chiara risposta negativa.
Tecniche di comportamento Antistalking
Dal momento che non tutte le situazioni di stalking sono uguali, non è possibile generalizzare facilmente delle modalità comportamentali di difesa che devono essere adattate alle circostanze e alle diverse tipologie di persecutori.
Esistono tuttavia alcune regole utili.
Innanzitutto, inutile negare il problema. Spesso, dal momento che nessuno vuole considerarsi una “vittima”, si tende a evitare di riconoscersi in pericolo, finendo per sottovalutare il rischio e aiutando così lo stalker. Il primo passo è allora sempre quello di riconoscere il problema e di adottare delle precauzioni maggiori rispetto a quelle adottate dalle persone che non hanno questo problema. Occorre informarsi sull’argomento e comprendere i rischi reali, seguendo dei comportamenti volti a scoraggiare, quando è possibile, gli atti di molestia assillante.
Se la molestia consiste nella richiesta di iniziare o ristabilire una relazione indesiderata, è necessario essere fermi nel “dire di no” una sola volta e in modo chiaro. Altri sforzi di convincere il proprio persecutore insistente, comprese improvvisate interpretazioni psicologiche che lo/la additano come bisognoso di aiuto e di cure, saranno lette come reazioni ai suoi comportamenti e quindi rappresenteranno dei rinforzi, in quanto attenzioni. Anche la restituzione di un regalo non gradito, una telefonata di rabbia o una risposta negativa ad una lettera sono segnali di attenzione che rinforzano lo stalking. [...]
Se le molestie sono telefoniche, non cambiare numero. Anche in questo caso, le frustrazioni aumenterebbero la motivazione allo stalking. È meglio cercare di ottenere una seconda linea, lasciando che la vecchia linea diventi quella su cui il molestatore può continuare a telefonare, magari mentre azzerate la soneria e rispondete gradualmente sempre meno.
Per produrre prove della molestia alla polizia, non lasciarsi prendere dalla rabbia o dalla paura e raccogliere più dati possibili sui fastidi subiti.
È utile mantenere sempre a portata di mano un cellulare in più per chiamare in caso di emergenza.
Se si pensa di essere in pericolo o seguiti, non andare mai di corsa a casa o da un amico, ma recarsi dalle forze dell’ordine.

Conseguenze dello stalking
La vittima, rischia di conservare a lungo delle vere e proprie ferite. Le conseguenze dello stalking, sono spesso diverse e si trascinano per molto tempo cronicizzandosi. In base al tipo di atti subiti e alle emozioni sperimentate possono determinarsi stati d’ansia e problemi di insonnia o incubi, ma anche flashback e veri e propri quadri di Disturbo Post Traumatico da Stress.

giovedì 23 ottobre 2008

violenza psicologica

Carissime Amiche, oggi vorrei parlarvi della violenza più subdola e sottile che possa esistere: la violenza psicologica. Spesso chi la subisce non se ne rende conto e potrebbe subire anche violenze sessuali (che però non sono mai definite tali dalla vittima).
Ho ricercato alcune informazioni più dettagliate, su questo tipo di violenza.

"Abuso della propria forza mentale. L’abuso può essere compiuto in modo studiato e sistematico, oppure in modo incontrollato ed impulsivo.
Tale violenza è al pari di quella fisica in quanto a potenziale di distruttività dell’essere umano che la riceve. La differenza sostanziale è che mentre la violenza fisica è più facilmente visibile (chi, quando) quella mentale la si può ricevere anche senza accorgersene con danni molto prolungati e cronici.
Come tutte le violenze si può uscirne ma la difficoltà di individuare il CHI e QUANDO rende la violenza psicologica la più dura da estirpare. Molte persone infatti muoiono nell’inconsapevolezza di essere stati violentati o con la consapevolezza di non averla trovata e dunque non aver rimosso il suo effetto distruttivo.
La violenza psicologica può portare alla morte quanto quella fisica."

"Le strategie che mette in atto chi decide di annientare un essere umano sono molto subdole e mirano, prima di tutto, ad anestetizzare la vittima designata in modo che non possa reagire.[...]
L’aggressore manda spesso messaggi contrastanti nel senso che dice una cosa e ne pensa un’altra (doppio legame), mettendo in questo modo l’oggetto delle sue manovre in uno stato di confusione e nell’incapacità di capire cosa sta succedendo.
L’interruzione della comunicazione bilaterale è un’altra delle manovre che l’aggressore instaura. Subentra così il senso di colpa di chi inizia a subire e, con esso, un tentativo di perfezionismo per cercare di spostare o annullare il bersaglio. Se tenta una reazione, dopo un periodo lungo di esasperazione, allora viene accusata di essere cattiva o malata."

"Il maltrattamento psicologico procura una grande sofferenza, e parte del dolore provato dipende dal non riuscire a dare un nome a questo stato di grave disagio: la donna continua a sentirsi confusa e sofferente, ma senza capirne il perché. Per questa ragione è sempre importante con le donne parlare e indurle a esplicitare quello che sta succedendo, perché possono non rendersi conto che quello che stanno subendo è un vero e proprio maltrattamento. Le tipologie e le modalità di maltrattamento sono molteplici, di seguito ne abbiamo identificate sei delle più comuni.
1. svalorizzazione (ad es. convincere la donna che non vale niente, dirle che è sessualmente inadeguata, sminuirla nella sua femminilità, offende rla dirle che è stupida che non capisce niente, critiche continue, distruzione delle amicizie ecc..)
2. trattare come un oggetto (ad es. richiesta di cambiare il proprio aspetto fisico, manipolare lo stato psichico della donna, maniacale ossessività, controllo di dove va la donna e cosa fa, gelosia eccessiva, costringere ad avere rapporti sessuali)
3. eccessiva attribuzione di responsabilità (ad es. nell’organizzazione del menage familiare, accusarla delle difficoltà dei figli, costringerla a farsi carico di tutte le spese familiari ecc..)
4. indurre senso di privazione (ad es. privazione di contatti sociali, indurre ansia e insicurezza sul futuro, privazione dei rapporti con la famiglia d’origine ecc..)
5. distorsione della realtà oggettiva (ad es. critica continua alla visione del mondo della donna, negazione dei sentimenti delle donne, far sentire in colpa la donna perché rifiuta i rapporti sessuali, cercare di far sembrare normali gravi maltrattamenti e abusi ecc…)
6. paura (ad es. minacce di percosse, rompere oggetti, sbattere porte, minacce di togliere i figli, minacce di morte, imprevedibilità ecc…) "

venerdì 17 ottobre 2008

perchè ci facciamo del male?


Ho deciso di inserire nel blog alcune indicazioni più dettagliate riguardanti l'autolesionismo, e alcuni consigli molto utili che potrebbero essere di aiuto a chiunque soffrisse di questa patologia.

Le persone si feriscono per tante ragioni:
1) Si sentono morte dentro, non in connessione con il loro corpo e il dolore fisico è l'unico modo che hanno per sentire di esistere, per percepire il loro corpo.
2) Paradossalmente i comportamenti autolesionisti procurano un senso di sollievo, a volte di euforia. Quando ci si fa del male, si distoglie l'attenzione dal dolore psicologico per concentrarla sulle sensazioni fisiche. In questo modo si trasforma un dolore psicologico insopportabile in qualcosa che fa meno paura e che si può controllare.
3) Per prevenire il suicidio.
4) Per punirsi.
5) Per esistere agli occhi degli altri. Le cicatrici sulla pelle rendono visibile esteriormente la sofferenza che si ha dentro, è un modo per comunicare agli altri il proprio dolore .I comportamenti autolesivi sono una richiesta di aiuto.

Alcuni consigli utili:
Individua almeno due amici da chiamare quando senti arrivare la crisi.
Fai una lista di 10 cose da fare al posto di tagliarti. Lo scopo di questo consiglio è quello di diminuire la tensione psicologica in un modo un po' più sano rispetto al danneggiarsi. Se ti senti arrabbiato, scegli attività come tirare pugni sul cuscino, correre, ballare, pulire la casa. Se senti che stai perdendo il contatto con il tuo corpo, scegli delle attività che comportino una forte sensazione fisica, tipo una doccia fredda, ecc ..
Esci di casa
Sbarazzati degli strumenti che usi per farti del male.
Soprattutto chiediti che cosa stai provando, entra nell'emozione.

giovedì 16 ottobre 2008

una canzone

Questa canzone è stata scritta dai Cranberries.. mi ha sempre provocato forti emozioni, visto che descrive lo stato d'animo di una bambina che viene violentata. La dedico a tutte quelle donne che hanno conosciuto la violenza, proprio quando erano solo delle bambine.
"Fee Fi Fo"
Fee fi fo she smells his body
She smells his body
And it makes her sick to her mind
He has got so much to answer for
To answer for,
To ruin a child's mind
How could you touch something
So innocent and pure
Obscure
How could you get satisfaction
From the body of a child
You're vile, sick
It's true what people say
God protect the ones who help themselves
In their own wayIt's true what people say
God protect the ones who help themselves
In their own way
He was sitting in her bedroom
In her bedroom
And now what should she do
She's got so much insecurity
And his impurity It was a gathering gloom
How could you touch something
So innocent and pure
Obscure
How could you get satisfaction
From the body of a child
You're a vile, sick
It's true what people say
God protect the ones who help themselves
In their own way
And I often wondered to myself:
Who protects the ones who can't protect themselves?
It's true what people say
God protect the ones who help themselves
In their own way
And I often wondered to myself:
Who protects the ones who can't protect themselves?
Fee Fi Fo(Fee Fi Fo)
Fee fi fo lei annusa il suo corpo/Lei annusa il suo corpo/E questo la fa impazzire/Lui ha molte cose di cui rispondere/Di cui rispondere, rovinare la mente di una bambina/Come puoi toccare qualcosa/Così puro e innocente/Incomprensibile/Come puoi ricavare soddisfazione/Dal corpo di una bambina/Tu sei spregevole, malato/E’ vero quello che la gente dice/Dio protegge chi si aiuta da se’/A suo modo/E’ vero quello che la gente dice/Dio protegge chi si aiuta da se’/Se stessi/Nel proprio modo./Lei era seduta nella sua camera/Nella sua camera/E adesso cosa dovrebbe fare/Lei ora ha così tanta insicurezza/E la sua impurità è stata raccolta nel buio/Come puoi toccare qualcosa/Così puro e innocente/Incomprensibile/Come puoi ricavare soddisfazione/Dal corpo di una bambina/Tu sei spregevole, malato

venerdì 10 ottobre 2008

omertà

Carissime Amiche, oggi vorrei trattare il tema dell'omertà.
Questo fenomeno si può presentare (ho potuto constatarlo anche nel mio caso) quando le violenze e le molestie hanno luogo nel nucleo familiare. Un parente, che può essere uno zio, un cugino, o il nonno, spesso hanno la totale fiducia della vittima e contano sempre sul silenzio di questa per continuare ad abusarne. Ma che cosa succede se la vittima ha il coraggio di parlare? Tutti gli altri parenti cosa fanno, si schierano dalla parte della vittima? Io ero convinta che sarebbe successo questo. Ma, così non è stato. Tutti sanno, ma nessuno prende posizioni, tutti sanno, ma nessuno ne parla, preferiscono trovare penose scuse, far finta di non sapere niente, e fare le facce belle sia da una parte che dall'altra, per non rovinare i "buoni rapporti". Ma io non l'ho mai accettato, queste persone hanno cessato di essere miei parenti. So di non aver fatto nulla di male, so anche che la gente ignorante è così e questo non si può cambiare, ma care amiche, non preoccupatevi di essere escluse dalla famiglia, perchè i primi omertosi sono loro, e SANNO perfettamente cosa è successo, e sanno di comportarsi in modo disonesto. Per loro la cosa più importante, non è punire il colpevole e difendere una vittima di violenze sessuali, ma difendere il colpevole da un reato così infamante, e quindi far tacere la vittima.

mercoledì 8 ottobre 2008

che vergogna...

Care amiche, è una vergogna quanto accadde nel 1999
"Si era opposta o no con tutte le sue forze al violentatore? Evidentemente no, visto che lo stupratore era riuscito a sfilarle i jeans - indumento che, come tutti sanno, non è sfilabile "senza la fattiva collaborazione di chi lo porta". Dunque la ragazza "ci stava", era "consenziente". Dunque non è stata stuprata. Erano decenni che un concetto come questo non circolava più nelle aule di giustizia. Ci ha pensato la Cassazione a rinverdire il vecchio concetto del "ci stava" in una sentenza con cui ha annullato la condanna a due anni e dieci mesi decisa dalla corte d'Appello di Potenza contro Carmine C., 45 anni, istruttore di guida, portato in tribunale da una ragazza di 18 anni, Rosa.
Rosa, quando il suo istruttore di guida la portò in una stradina di campagna e la violentò, indossava i jeans. Un indumento che, come scrivono i giudici della Suprema Corte, 'non si può sfilare nemmeno in parte senza la fattiva collaborazione di chi lo porta'. Lo sanno tutti, scrivono ancora i giudici, è un 'dato di comune esperienza': è impossibile sfilare i jeans se la vittime si oppone 'con tutte le sue forze'. Per cui, evidentemente, Rosa non si è opposta con tutte le sue forze. E infatti, scrivono i giudici della Cassazione, 'è illogico affermare che una ragazza possa subire uno stupro, che è una grave offesa alla persona, nel timore di patire altre ipotetiche e non certo più gravi offese alla propria incolumità fisica'."

come difendersi

Penso sia utile aggiungere queste informazioni, molto dettagliate, per lo scopo del blog.

Perchè agisce lo stupratore
Le motivazioni psicologiche che sono alla base delle azioni degli stupratori possono essere diverse, pur conducendo tutte a manifestazioni di violenza che possono avere esiti drammatici.
Uno stupratore può agire:
per rabbia Nell’atto dello stupro, l’agente manifesta e scarica impulsivamente sensazioni di rabbia e frustrazione che possono avere origine da rapporti problematici con donne diverse da quelle della vittima effettiva (la madre, la moglie, la compagna). In questi casi, difficilmente lo stupratore prova un vero e proprio piacere sessuale compiendo lo stupro, ma riesce a liberare la rabbia repressa attraverso un atto di violenza la cui intensità può essere persino superiore al necessario.
per dominazione I sentimenti di vulnerabilità e di impotenza dello stupratore vengono compensati da un atto di sottomissione della vittima, che viene messa in condizione di essere totalmente alla sua mercé, senza alcuna possibilità di ribellarsi. Al contrario di quanto accade nello stupro motivato da sentimenti di rabbia, in questi casi gli stupri sono perlopiù premeditati dall’aggressore.
per sadismo Sia la rabbia che la dominazione vengono ”liberati” attraverso il piacere sessuale che prova l’aggressore nel brutalizzare, quasi sempre premeditatamente, la sua vittima.
per opportunità L’aggressore, che in ogni caso cova uno dei sentimenti sopradescritti, agisce in conseguenza delle opportunità che gli vengono profilate, ad esempio durante una rapina o un furto.

Come agisce lo stupratore
Sia che egli abbia scelto la sua vittima e quindi premeditato l’atto di violenza, o che si trovi a compiere l’atto in una circostanza occasionale, lo stupratore farà sempre in modo che la vittima sia isolata e incapace di reagire o di attirare l’attenzione di altri su di sé. Dopo aver individuato la sua vittima, egli cercherà di entrare in contatto con lei, conquistare la sua fiducia per poi agire “a sorpresa”, in situazioni di isolamento e di vulnerabilità che consenta di sopraffarla fisicamente. Al termine dello stupro vero e proprio, l’uomo potrà scegliere se accanirsi ulteriormente sulla vittima o se eliminarla fisicamente.

Come difendersi
Individuare il profilo psicologico dello stupratore, ovvero riconoscerne le motivazioni e prevenirne le mosse rappresenta di per sé un buon punto di partenza per una strategia difensiva. Le possibilità, da parte della vittima, di scongiurare l’atto di violenza o limitarne le conseguenze dipenderà anche dalle circostanze in cui esso avviene, dalle opportunità che si profileranno rispetto ad una azione difensiva e le capacità personali. Da diversi anni, in tutta Italia, si organizzano corsi di autodifesa che all’insegnamento di tecniche attive (come l’uso delle arti marziali) affiancano strumenti cognitivi che permettono di riconoscere la tipologia del molestatore e di tentare difese (specialmente se impossibilitati ad agire fisicamente) di tipo psicologico, attraverso l’apprendimento di tecniche di dissuasione. Queste ultime rappresentano il miglior esempio di resistenza “passiva” che si aggiungono, rispetto ai comportamenti da adottare in caso di aggressione fisica, a quelli di resistenza “attiva” (affrontare fisicamente l’aggressore, o tentare di fuggire) e alla sottomissione, finalizzata alla sopravvivenza soprattutto di fronte ad una situazione che non presenta alcuna via di uscita.
la fonte è http://www.benessere.com/sessuologia/arg00/stupro.htm

le statistiche

Vi prego, denunciate sempre e comunque una violenza sessuale, vi posso assicurare che ormai tutto il male del mondo vi è già stato fatto.

"La quasi totalità delle violenze sessuali non viene denunciata dalla vittima, in particolare per le violenze subite dai non partner. Le ragioni più comunemente addotte per la mancata denuncia sono la paura di essere giudicate o trattate male, la vergogna, l'autocolpevolizzazione. Un ruolo importante è giocato anche dalla sfiducia nelle istituzioni (più del 10% delle vittime adduce questo come motivo, ancora nel 2004)

Statistiche sullo stupro:
Italia
I dati che seguono sono tratti da un'indagine condotta da ISTAT nel 2004. Tale indagine distingue tra violenze sessuali (non meglio definite) e molestie sessuali; entro queste ultime - oltre a molestie verbali, telefonate oscene, esibizionismo e pedinamenti - sono tuttavia classificati anche atti di natura prettamente fisica (donne avvicinate, toccate o baciate contro la loro volontà).
Le donne tra i 14 e i 59 anni che dichiarano di aver subito nel corso della loro vita almeno una violenza tentata o consumata sono, al 2002, 520 mila. Sono invece 9.860.000, entro la medesima fascia di età, le donne che dichiarano di aver subito nel corso della loro vita almeno una molestia a sfondo sessuale; nel 4,5% dei casi si tratta di molestie sessuali di natura fisica.
La maggior parte delle violenze sessuali avviene ad opera conoscenti: il 23,5% da parte di amici, il 15,3% da parte di colleghi o datori di lavoro. Le violenze sessuali subite da parte di coniugi, ex coniugi o conviventi rappresentano il 5,3% del totale; quelle da parte di estranei sono il 18,3%; quelle da parte di conoscenti occasionali il 14,2%.
Soltanto il 7,4% delle donne che dichiara di aver subito una violenza tentata o consumata nel corso della vita afferma di aver denunciato il fatto. Le ragioni dell'omessa denuncia sono legate principalmente alla paura di essere giudicate male, al timore di non essere credute, al senso di vergogna o di colpa.

Stati Uniti
Ogni 2 minuti, in media, una persona è aggredita sessualmente;
Una persona su sei in America è stata vittima di stupri, tentati stupri o molestie sessuali e il 10% sono uomini;
Fra il 1992 e il 2000 la media annuale delle violenze sessuali è stata di 140.990 stupri completati, 109.230 tentati stupri e 152.680 molestie sessuali, per un totale di 366.460.
Di queste, solo 116.350 (ossia poco più del 30%) sono state denunciate alla polizia. La cifra è significativamente più elevata del numero di denunce in Italia."
La fonte è http://it.wikipedia.org/wiki/Stupro