giovedì 27 novembre 2008

25 novembre 2008: giornata nazionale contro la violenza sulle donne

Care Amiche, in occasione della giornata nazionale contro la violenza sulle donne, si è tenuto a Bari un convegno che ha visto protagoniste Arcilesbica Mediterranea, Aracne, Centro di documentazione e cultura delle donne di Bari, Desiderandae, Lilith 194, Lottononsoloamarzo, e alcune importanti personalità dell'Università Degli Studi di Bari. Il convegno intitolato indecorose e libere a cui ho partecipato, ha toccato i temi nevralgici del femminismo odierno. Ad esempio, la dott.ssa Calefato ha evidenziato i meccanismi che adottano i mass-media per spostare l'attenzione e dirottare la rabbia degli atti di violenza sessuale non verso il genere maschile ma verso l'etnia, l'origine dello stupratore, soltanto perchè il razzismo è un argomento che fa più "tendenza", e tralasciano il fatto che la maggior parte delle violenze avvengono in famiglia; Antonella Favia presidentessa dell'Arcilesbica di Bari ha sottolineato che molte violenze a scapito di ragazze omosessuali non vengano documentate a sufficienza quasi che le donne omosessuali facciano meno notizia essendo considerate di serie B.
Carissime, vorrei invitarvi a riflettere su quanto queste iniziative possano avere un impatto sulla società di oggi e se è vero che l'unione fa la forza, allora, cerchiamo di unirci e di gridare al mondo: BASTA ALLA VIOLENZA MASCHILE.

INDECOROSE E LIBERE
"La violenza maschile è la prima causa di morte e di invalidità permanente delle donne in Italia come nel resto del mondo. La violenza fa parte delle nostre vite quotidiane e si esprime attraverso la negazione dei nostri diritti, la violazione dei nostri corpi, il silenzio.
Un anno fa siamo scese in piazza in 150.000 donne, femministe e lesbiche per dire NO alla VIOLENZA MASCHILE e ai tentativi di strumentalizzare la violenza sulle donne, da parte di governi e partiti, per legittimare politiche securitarie e repressive e torneremo a parlare insieme anche quest'anno perchè i governi cambiano ma le politiche restano uguali, e al giorno d'oggi, peggiorano.

In un anno gli attacchi alla nostra libertà e autodeterminazione sono aumentati esponenzialmente, mettento in luce la deriva autoritaria, sessista e razzista del nostro paese. Ricordiamo il blitz della polizia al policlinico di Napoli per il presunto aborto illegale, le aggressioni contro lesbiche, omosessuali e trans, contro immigrate/i e cittadine/i di seconda generazione. Violenza legittimata da governi e sindaci-sceriffi che vogliono imporre modelli di comportamento normalizzati in nome del "decoro" e della "dignità" impedendoci di scegliere liberamente come condurre le nostre vite.

La violenza maschile ha molte facce, e una di queste è quella istituzionale: vorrebbero risolvere la crisi economica e culturale che stiamo vivendo smantellando lo stato sociale. Per salvare le banche, rifinanziare le missioni militari all'estero e militarizzare le nostre città tagliando i fondi ai centri antiviolenza, ai consultori e a tutti i servizi che garantiscono alle donne libertà, salute e indipendenza.
Con la legge 133 tagliano i fondi alla scuola e all'università pubblica per consegnare l'istruzione nelle mani dei privati determinando la fine del diritto a una istruzione gratuita e libera per tutte.
Con il decreto Gelmini migliaia di insegnanti, maestre precarie, perdono il loro posto di lavoro, e viene meno un sistema educativo -il tempo pieno- che sostiene le donne, consentendo loro una maggiore libertà di movimento e autonomia.

L'obiettivo delle riforme del lavoro, della sanità, della scuola e dell'università è di renderci sempre più precarie e meno garantite: mogli e madri "rispettabili" rinchiuse nelle case, economicamente dipendenti da un uomo, che lavorano gratuitamente per badare ad anziani e bambini.
Non pagheremo noi la vostra crisi!

Vogliamo reagire alla violenza fisica, psicologica, economica, normativa, sociale e religiosa agita verso di noi, in famiglia e fuori, "solo" perchè siamo donne. Vogliamo dire basta al femminicidio.
Ribadiamo con la stessa forza che la VIOLENZA MASCHILE non ha classe nè confini, NASCE IN FAMIGLIA, all'interno delle mura domestiche, e NON E' UN PROBLEMA DI ORDINE PUBBLICO MA E' UN PROBLEMA DI ORDINE CULTURALE E POLITICO!

Considerando il disegno di legge Carfagna, che criminalizza le prostitute, che ci vuole dividere in buone e cattive, in sante e puttane, in vittime e colpevoli, noi rispondiamo che SIAMO TUTTE INDECOROSAMENTE LIBERE!
Ai pacchetti sicurezza xenofobi che ci vogliono distinguere in cittadine con e senza diritti, rispondiamo che SIAMO TUTTE CITTADINE DEL MONDO E ANDIAMO DOVE CI PARE!"

venerdì 21 novembre 2008

bruciata viva

Amiche mie, questa che vi presento è la storia di una ragazza araba condannata a morte perchè si è innamorata, o, per meglio dire, perchè nel suo paese ogni pretesto è buono per assassinare una donna. La testimonianza di Suad è una denuncia, che dovrebbe farci riflettere su quello che queste donne, lontane da noi, subiscono ogni giorno e che per molte sfocia nella loro uccisone. Il dato più sconcertante è che tutti questi delitti sono leciti sotto la denominazione di delitto d'onore. Il delitto d'onore legittima l'assassinio di tantissime donne e ragazze poco più che bambine, "colpevoli" di aver subìto delle violenze sessuali, o di qualunque avvenimento, reale o meno,che pregiudichi la loro "purezza" e che disonori la famiglia. Per queste donne, grazie al delitto d'onore, non c'è giustizia. L'assassino infatti è per tutti un eroe che ha cancellato dalla faccia della terra una charmuta, un essere indegno, una puttana. Mentre della ragazza non rimarrà altro che una scomoda carcassa da nascondere. Anche per Suad il destino sembrava averle riservato la medesima fine, se non fosse che per una provvidenziale coincidenza Suad è stata portata in salvo. Quasta è la sua storia.

"Sono una ragazza e una ragazza deve camminare in fretta, con la testa china, come per contare i propri passi. Non deve alzare gli occhi nè lasciarli errare a destra o a sinistra della strada perchè, se il suo sguardo incontra quello di un uomo, tutto il villaggio la tratta da charmuta.
Se una vicina già sposata, una vecchia o chiunque altro la vede sola sul sentiero, senza sua madre o sua sorella maggiore, senza pecore, senza un fascio di fieno o un cesto di fichi, anche per questo può essere chiamata charmuta."[...]
"Nascere femmina da noi era una maledizione. Una moglie deve prima di tutto avere un figlio maschio, almeno uno, e se ha solo femmine viene derisa. Due o tre femmine bastano per i lavori di casa, della terra e della stalla. Se ne arrivano altre, è una disgrazia della quale sbarazzarsi al più presto.
Fino all'età di diciassette anni ho vissuto così, convinta, in quanto femmina, di valere meno di un animale.
Questa è la prima parte della mia vita, la vita di una donna araba in Cisgiordania. E' durata vent'anni e io sono morta laggiù. Sono morta nel corpo e nello spirito, per sempre."

martedì 18 novembre 2008

stupro


Care Amiche, penso sia importantissimo inserire nel blog queste informazioni molto dettagliate sugli effetti che produce lo stupro nella vittima: colpa, vergogna, impotenza, e tanti disturbi psicologici e fisici, che possono precludere una vita normale e serena. Mi è capitato di parlare con donne che, confidandosi, mi hanno raccontato di aver subìto degli stupri, e mi suscitavano un senso di sconforto e di pena infinita quando vedevo, che nel rievocare quei ricordi, la luce che normalmente fa parte dei loro occhi, improvvisamente svaniva, quasi che la loro anima si fosse spenta.
"Dopo un'aggressione sessuale, la donna puo' vivere reazioni di diverso genere. E' importante notare che non c'e' una risposta univoca al trauma. Alcune donne reagiscono immediatamente, altre dopo molto tempo. Alcune donne rimangono traumatizzate per molto tempo, altre recuperano prima.
Nelle prime fasi, molte donne riferiscono stati di:
>shock
>confusione
>ansia
>insensibilità, intorpidimento.
Alcune donne negano l'accaduto, cioe' non riconoscono pienamente l'accaduto oppure minimizzano l'intensità dell'esperienza vissuta. Cio' e' piu' frequente quando l'aggressore è un conoscente della vittima.
Nei primi giorni e settimane che seguono l'aggressione, e' molto normale per una donna sperimentare emozioni molto intense e talvolta imprevedibili. Il ricordo dell'accaduto puo' ripresentarsi alla mente a piu' riprese, e gli incubi non sono rari. Alcune donne riferiscono di avere difficolta' a concentrarsi e a dormire. Alcune donne presentano dei sintomi estremamente gravi, che impediscono alla donna di chiedere aiuto oppure di parlare dell'accaduto con amici e familiari. Si parla in questo caso di Sindrome acuta da stress (Acute Stress Disorder ASD). I sintomi includono:
>il sentirsi intorpidita e distaccata, come se si stesse vivendo un sogno, e percepire il mondo esteriore come strano e irreale
>difficolta' a ricordare dettagli importanti dell'aggressione
>rivivere l'aggressione con pensieri ossessivi, ricordi, incubi
>evitare luoghi e cose che ricordano l'aggressione
>ansia crescente
Altre reazioni ad un'aggressione sessuale possono essere:
>Depressione grave (Major Depressive Disorder MDD): le ricerche dimostrano che almeno 1/3 delle vittime di stupro vivono almeno un periodo di depressione grave, e che il 17% delle vittime si suicida.
>Rabbia: benché dopo un evento del genere una reazione di rabbia sia sana e normale, alcune ricerche suggeriscono che una rabbia intensa e prolungata nel tempo puo' interferire con il processo di guarigione
>Senso di vergogna e colpa: questi sentimenti sono molto normali dopo un'aggressione sessuale. Alcune donne biasimano se stesse per l'accaduto. Questo e' ancora piu' frequente se l'aggressore e' un conoscente oppure se le vittime non ricevono aiuto da parte di familiari, amici, autorità. Il senso di vergogna e colpa puo' anche impedire alla donna di raccontare ad altri l'accaduto.
>Problemi sociali e relazionali: alcune donne diventano troppo ansiose o depresse per voler continuare ad avere una vita sociale; il rendimento sul lavoro ne risente.
>Problemi sessuali: questi problemi sono i piu' duraturi fra le donne vittime di aggressione sessuale; le donne possono temere ed evitare ogni tipo di contatto.
>Alcool e droga: rispetto a donne che non hanno subito tale esperienza, le donne sopravvissute a uno stupro hanno 3,4 volte possibilità di fumare marijuana, 6 volte di far uso di cocaina, e 10 volte di far uso di droghe piu' pesanti."
La fonte è: http://it.wikipedia.org/wiki/Stupro

giovedì 13 novembre 2008

una fame da morire di Gianna Schelotto

Carissime Amiche, vi presento (e colgo l'occasione per parlare ancora di bulimia e di anoressia) un libro che ho letto ed amato. Due storie davvero commoventi sulla sofferenza delle vittime dei disturbi alimentari.

"C'è un senso di oscura rivolta nella morbosa ossessione per il cibo - per eccesso o per difetto - che assedia e tormenta Sara e Milena, le giovani protagoniste delle due storie di questo libro.
Alla sfida e alla trasgressione, le due ragazze alternano feroci sensi di colpa e dolorose perdite di autostima in una drammatica altalena che sembra accomunare tutti coloro che soffrono di gravi disturbi del comportamento alimentare.
Bulimia e anoressia stanno diventando, nei paesi occidentali, una specie di malattia sociale. E' in grande aumento il numero di persone che ne sono vittima e l'aspetto più singolare oltre che sconcertante di questa nuova epidemia è che le più colpite sono le donne.[...]
Divorando o rifiutando il cibo in forma patologica, le donne denunciano forse la 'soffice' violenza della società dei consumi.[...]
'L'anoressia - dice suggestivamente William N. Davis - può essere vista come una tragica caricatura della donna libera ed autosufficiente.'
Una che non ha bisogno di nessuno: la sua unica spinta è quella di conquistare un'autonomia totale e di diventare perfetta, superiore a tutti in modo sovrumano.
La bulimia, per converso, sembra impersonare, altrettanto drammaticamente, la femminilità arrendevole e oppressa.
Completamente soggiogata dal bisogno imperioso di mangiare, è del tutto incapace di far prevalere la sua labile volontà. E mentre l'anoressia con il forte controllo su se stessa domina ogni tipo di necessità, la bulimia è eternamente sconfitta.
Al di là delle vicende personali di queste donne infelici, il preoccupante diffondersi di tali malattie potrebbe essere lo stimolo a riconsiderare tutti i problemi e le contraddizioni della condizione femminile."

venerdì 7 novembre 2008

transfobia: a tutte quelle donne nate nel corpo sbagliato

Care Amiche, questa volta voglio trattare un tema che per molte di voi sarà inaspettato perchè inusuale; quante di noi si sono mai soffermate a pensare che tra le tante sfortune che può comportare l'essere nate Donna, ce n'è una paradossale: essere donna ma in un corpo maschile. Questo post è dedicato a loro, a cui mando un grande abbraccio per tutte le violenze e le discriminazioni a cui purtroppo sono abituate.
"Nella maggioranza della popolazione, l'identità, il ruolo di genere e il sesso biologico corrispondono (persone "cisgender").
Ad esempio, una donna cisgender:
ho gli attributi femminili (sesso)
mi sento donna (identità)
gli altri mi percepiscono donna (ruolo)
Idem nel caso di un uomo cisgender, dove però ovviamente sesso, identità e ruolo di genere saranno al maschile.
L'identità di genere è il modo in cui un individuo percepisce il proprio genere: questa consapevolezza interiore porta ad dire "io sono uomo" o "io sono donna".

"La transfobia è: una reazione di paura, disgusto e atteggiamento discriminatorio nei confronti delle persone la cui identità di genere o presentazione di genere (o genere percepito o identità di genere) non corrisponde, nel modo socialmente accettato, con il sesso assegnato alla nascita. Le persone transgender, intersessuate, lesbiche, gay e bisessuali sono gli obbiettivi tipici della transfobia."
IL GENDERISMO = DISCRIMINAZIONE
Il Genderismo è la credenza che ci sono e ci devono essere solo due generi sessuali e che il genere di ognuno, o la maggior parte dei suoi aspetti, è inevitabilmente legato al sesso biologico. Proprio come l'eterosessismo è una visione del mondo che comprende come naturale solo l'eterosessualità, il genderismo è una visione del mondo che riconosce come naturali solo due generi distinti e quelli che credono diversamente sono considerati anormali. Similarmente, il genderismo insiste sul fatto che l'identità di genere di chiunque deve necessariamente corrispondere al suo apparente sesso biologico.
TIPI DI DISCRIMINAZIONE
La discriminazione si realizza in molti modi. Non tutta è intenzionale e non tutta è sanzionata dallo stato. In alcune circostanze, la gente è inconsapevole di discriminare; ovvero, non è consapevole dei suoi pregiudizi o degli effetti del suo comportamento. Semplicemente non prende in considerazione l'esistenza delle persone transgender. In alre situazioni, la discriminazione è proprio intenzionale, se non calcolata.


La discriminazione non-intenzionale contro le persone transgender è un fatto comune. Molta gente e molte strutture neppure considerano l'esistenza delle persone transgender, dei loro bisogni o esperienze. La discriminazione è non-intenzionale perché non esiste un intento di determinare un ingiustizia: c'è semplicemente una mancanza di riconoscimento della loro esistenza. In ogni caso, la discriminazione è definita dai suoi effetti, non dalle intenzioni. Una discriminazione non-intenzionale può essere altrettanto dolorosa e distruttiva di una che sia intenzionale.
La discriminazione intenzionale si riferisce ad una discriminazione consapevole che è giustificata dalla credenza che le persone transgender non appartengano ad alcun genere e non meritino un trattamento equanime. La discriminazione intenzionale può assumere la forma del porre insormontabili ostacoli nel percorso delle persone.

VIOLENZA CONTRO LE DONNE TRANSGENDER
Sono state eseguite ricerche insufficienti per documentare la reale estensione della violenza sperimentata dalle persone transgender; in ogni caso, ricerche preliminari indicano che l'incidenza è molto alta.
La violenza sessuale e l'abuso domestico contro le donne sono tra i crimini meno frequentemente riportati, a cui si aggiunge il fatto di avere uno dei tassi di detenzione più bassi. Ci sono voluti anni di lavoro da parte del movimento di protezione per ottenere una risposta soddisfacente da parte delle forze dell'ordine. Di fatto, ci sono voluti anni di abusi domestici perché venissero anche soltanto considerati un crimine; e ciononostante, sentiamo ancora di donne che sono state uccise dai loro partners, anche dopo che la polizia era stata coinvolta. Così come sono stati invisibili i crimini contro le donne, così lo sono anche i crimini contro le persone transgender.
Una persona transgender che voglia denunciare un crimine alla polizia ha il peso aggiuntivo di "dichiararsi" come transgender: un compito difficile e talvolta pericoloso, come molti gay e lesbiche possono attestare. Avendo fatto così, hanno poi dovuto convincere la polizia che un crimine fosse stato davvero compiuto. Nel 1993, il 20enne Brandon Teena non riuscì a convincere la polizia del Nebraska che era stato stuprato. Due suoi conoscenti avevano stuprato Brandon poco dopo aver saputo che era transgender. La polizia fu offensiva e scettica mentre raccoglieva la testimonianza di Brandon. Gli accusati furono finalmente convocati per un interrogatorio ma, anche dopo che uno di loro accusò l'altro di avere stuprato Brandon, nessuno fu incriminato. Pochi giorni dopo, gli stessi uomini assassinarono Brandon e due delle sue amiche. Essi stanno entrambi scontando una sentenza di primo grado a vita per omicidio.
Così come le donne hanno lottato per avere riconosciute le violenze sessuali e fisiche subite, così devono fare le persone transgender e i loro alleati.

giovedì 6 novembre 2008

IO PUTTANA di Isabel Pisano

Care Amiche, penso che questo libro non abbia bisogno di una grande introduzione, e che si commenti da solo per la sua crudezza, la crudezza di una realtà, purtroppo, comune e celata.

"A chi è rivolto questo libro? Alle persone dalla morbosità sfrenata o nascosta, o a quelli che non vogliono sapere? In fondo, cosa cambia? Non importa chi leggerà queste pagine, perchè, anche se fosse solo un grido nel deserto, un'eco lontana forse giungerà a qualcuno. [...]
Parlano le prostitute. Perchè? A che scopo? Perchè soltanto loro, attraverso i loro racconti, possono offrirci una descrizione dettagliata della geografia umana, vista dalla prospettiva più intima e segreta. Solo loro, che hanno sofferto, sopportato o goduto, possono raccontarci lo sfruttamento infame del racket, il cinismo delle autorità, le complicità senza nome, la vita da schiave del sesso: mangiare, dormire, e la strada davanti. Di notte, la solitudine totale, lontane da ogni affetto, senza conoscere la lingua, senza amici [...]. "

"Io puttana. Parlano le prostitute ha inizio nel momento in cui una ragazza afferma: "Sono una puttana, è vero, sono una puttana".

"C'è differenza tra una donna che decide, nel pieno possesso delle sue facoltà mentali e a proprio rischio e pericolo, di dedicarsi alla professione più antica del mondo o una ragazza bene che si prostituisce per un abito di Versace, e quella, invece, di una ragazza sequestrata, torturata, strappata ai genitori e al paese d'origine, per essere immessa a forza nell'inferno della prostituzione. [...] Quelle che non hanno potuto raccontarlo, quelle che sono ormai solo un numero in un archivio della polizia. Quelle che non hanno un nome, nè una tomba, nè una preghiera d'addio o un fiore a ricordarle. Quelle che arrivano all'obitorio fatte a pezzi, decapitate, povere spoglie umane che un giorno non troppo lontano erano una bella ragazza che sognava, amava e che si è ribellata al destino."

Bambini del silenzio di T.L. Hayden

Carissime Amiche, questo che vi presento è uno dei più bei libri che io abbia letto, certamente uno dei miei preferiti sul tema dell'infanzia violata. Una storia piena di empatia e di amore.
Eccone qualche stralcio.
"Era una bambina piccola e dall'ossatura minuta, con il mento appuntito da folletto e gli zigomi insolitamente marcati. [...] Non era propriamente quella che definirei una bella bambina, ma aveva un aspetto che colpiva in modo un po' irreale, tanto che quando sollevò la mano per scostarsi i capelli dal viso, mi aspettai quasi di scorgere un paio di orecchie da elfo.
'Ciao' le dissi, e le indicai una sedia accanto al tavolo.
Lei si chinò in avanti, le mani tra le ginocchia cosicchè il suo mento era quasi appoggiato al tavolo, ma con gli occhi fissi su di me. Sorrise in un modo che denotava una certa timidezza, non priva però di simpatia.
'Come ti chiami?' le domandai.
'Cassandra.'
Ah, guarda, un nome mitologico, proprio adatto al suo aspetto fiabesco."

[...]Cassandra aveva tre anni, all'epoca dell'incarcerazione di suo padre. Poco più di due anni dopo, mentre era all'asilo, uscì dall'edificio e trovò un'auto ad attenderla. Quando l'uomo seduto sul sedile del passeggero disse di essere papà, lei esitò: in realtà, non ricordando bene il suo vero padre, non avrebbe saputo dire se fosse lui o meno. Quando lui le disse di avvicinarsi, rispose che doveva aspettare l'uscita di Magdalena. L'uomo replicò: 'Ho qui i tuoi vecchi giocattoli. Pensavo che li volessi'.
Così, lei andò a vedere.
Quando Magdalena uscì dall'aula di terza elementare, non vide alcuna traccia della sorellina minore. Venne chiamata la madre. Venne chiamata la polizia. Niente. Nessun indizio. Cassandra era sparita. [...] Era come se Cassandra e suo padre fossero, come si suol dire, svaniti nel nulla."