venerdì 13 novembre 2009

AUTOLESIONISMO come smettere di farsi del male

Carissime Amiche, ho comprato da poco questo libro di autoaiuto. L'ho trovato davvero fantastico, e ho pensato che sicuramente se soffrite di questa patologia potrebbe essere di aiuto anche a voi, come lo è stato per me. Ultimamente non sono stata molto bene, gli stati di ansia, paura e angoscia si sono fatti sentire ancora, e purtroppo sono inciampata in un episodio autolesionistico. L'ho detto ai miei genitori che mi hanno aiutata e ascoltata, senza giudicarmi, per fortuna, perchè era proprio quello che temevo!
Adesso sto meglio, anche se so che l'autolesionismo è una dipendenza, e che magari, un giorno se starò male, potrei ricascarci... ma è meglio sapere che si può contare su qualcuno, quindi, non sono preoccupata, non ho paura di essere "scoperta", non devo nascondere le ferite. Adesso so su chi posso contare veramente.
Il libro che vi sto consigliando mi è stato utile anche per questo... mi ha aiutata ad aprirmi agli altri (che è una cosa molto importante se si vogliono fare passi avanti). Vi lascio qualche informazione in più:


(Di Laurence Claes e Walter Vandereycken; Baldini Castoldi Dalai editore)

"Cosa succede quando oltrepassi la linea di confine, quella linea sottile che altri istintivamente rispettano?
Cosa accade quando vedi soltanto in bianco e nero?
Cosa quando il grigio diventa indefinito, si indurisce senza pietà?
Cosa quando vivi sul filo del rasoio e allora piangi, da solo, o il mondo piange con te?

Quanto deve essere tortuoso il tuo pensiero,
quanto devi essere solo e disperato
perchè sconfiggi il dolore col dolore?"

Majan

martedì 21 luglio 2009

trovare la forza per *continuare


*Non dimenticare non dimenticare mai no no non dimenticare che per ogni giornata che piove ce ne sarà anche una di sole
moltiplicato 10 quello che fa male non lo puoi fermare non ti lascia stare
moltiplicato 10 quello che non ho capisci che se ce l'ho sono un matto e non lo so
moltiplicato 10 la mia tristezza capisci che se ho quella x me il sole aspetta*
dArI

Trovare la forza per continuare a lottare per la propria serenità è secondo me una delle cose principali da fare dopo una esperienza traumatica e invasiva come una violenza sessuale. Lo so che è difficile, dopo una molestia o un maltrattamento, è normale cedere alla depressione, perdere fiducia negli altri, rimuginare sull'accaduto più e più volte... e così restiamo sempre più sole con il nostro dolore (o ancora peggio se non lo avete detto a nessuno, restare sole con il proprio segreto). Ma uscire da tutto questo si può e purtroppo il primo passo se non lo avete ancora fatto è quello di confidarvi con una persona che vi è vicina per riuscire a vedere l'episodio con meno ansia e in maniera più lucida (il senso di colpa e la vergogna possono rendere tutto questo molto difficile, ma è solo perchè non riuscite a vedere la situazione con chiarezza, ecco perchè è importante confidarsi con una persona esterna). Invece di pensarvi come vittime, cominciate a pensarvi come quelle che hanno la ragione dalla loro parte, siete voi che avete il coltello dalla parte del manico.
Riprenderci la nostra vita è fondamentale. E uno dei modi per farlo è smetterla di pensarci come delle vittime indifese, riprendiamoci la nostra indipendenza, la nostra forza interiore, siamo sopravvissute e siamo ancora vive, quindi possiamo ribellarci a questa situazione di disagio e la felicità e la gioia di vivere verranno di conseguenza. Dove sta scritto che una vittima di una molestia non può liberarsi dal senso di colpa, dalla paura e dall'angoscia profonda che si, si prova ed è presente, ma basta concentrarsi su altro per non pensarci. Pensiamo alle emozioni più belle, come l'amicizia o l'amore... che possono salvarci anche dalle situazioni più disperate. E' anche grazie all'amicizia che io ne sono uscita, adesso mi sento una ragazza nuova, sempre allegra e felice, ritornare a provare emozioni che poco tempo fa non immaginavo e non pensavo si potessero provare *ancora. Emozioni belle e travolgenti, capaci di far dimenticare qualsiasi brutta esperienza, perchè quando si è in due è meglio, e anche i mometi brutti possono essere superati.

Vi dedico questa canzone dei dArI, che mi fa sentire sempre piena di *Gioia...


Hey Giò_ dArI
Non è mai come sembra, lo so il mondo è strano ma se ci stai dentro, fatti avanti e non pensarci più.
Non è mai come sembra, lo so nessuno aspetta, 5 e 6 originale e 7 differente ma uguale.
Chiamami, chiamami chiamami, chiamatemi Giò…Hey Giò, questa è la mia amica, Hey Giò, la mia migliore amica, è Giò, con lei ti gaserai. Chiamatemi Giò…
Questa è la mia amica, Hey Giò, la vita prende vita, Hey Giò,con lei ti gaserai, È tutto Ok. Chiamami, chiamatemi. Chiamami, chiamatemi Giò.
Wonder Show, made in Giò. Chiamami, Chiamami, Chiamami, chiamatemi Giò.
Non è mai come sembra, lo so la vita la si inventa, non c’è mai decisamente noia, perchè giò sta anche per gioia
Non è mai come sembra, ma la realtà, falsa o vera, 5 o 6, bianca o nera, 7, la realtà è sincera.
Chiamami, chiamami, chiamami, chiamatemi Giò, Hey Giò, Questa è la mia amica, Hey Giò, la mia migliore amica, Hey Giò, con lei ti gaserai. Chiamatemi Giò. Questa è la mia amica, Hey Giò, la vita prende vita, Hey Giò, con lei ti gaserai, è tutto OK. Chiamami, chiamatemi. Chiamami, chiamatemi Giò.
Wonder Show, made in Giò. I wanna be like show. I wanna be Giò.
Chiamami, chiamami, chiamami, chiamatemi. Chiamami, chiamami, chiamami, chiamatemi Giò.
Hey Giò, questa è la mia amica, Hey Giò, la mia migliore amica, è Giò, con lei ti gaserai. Chiamatemi Giò…
Questa è la mia amica, Hey Giò, la vita prende vita, Hey Giò,
con lei ti gaserai, È tutto Ok. Chiamami, chiamatemi. Chiamami, chiamatemi Giò. Wonder Show, made in Giò. I wanna be like show. I wanna be Giò. Chiamami, Chiamami, Chiamami, chiamatemi Giò.

contro la violenza domestica

Prima degli anni ‘70 la violenza contro le donne coincideva con la violenza sessuale agita da un estraneo. Le percosse, i ricatti, gli insulti, le minacce e le privazioni economiche ai danni della moglie o dei figli venivano considerati normali conflitti familiari se non addirittura mezzi di giusta correzione, riprovevoli solo se in eccesso, ma pur sempre fatti privati.
Il fenomeno della violenza, anche se diffuso, restava nascosto tra le pareti domestiche.




Le donne ed i bambini spesso corrono grandi pericoli proprio nel luogo in cui dovrebbero essere più al sicuro: nella loro famiglia. Per molte e molti di loro, la casa è dominata da un regime di terrore e violenza per mano di qualcuno che è loro molto vicino, qualcuno nel quale dovrebbero poter avere fiducia. Il termine “domestica” si riferisce al fatto che l’autore della violenza è il partner intimo della vittima o un altro membro del suo gruppo familiare, indipendentemente da dove si manifesta la violenza e dalla forma che essa assume.

La famiglia viene spesso identificata con un luogo di protezione, dove le persone cercano amore, accoglienza, sicurezza e riparo. Ma come mostrano le evidenze, per molti è invece un luogo che mette in pericolo la vita e produce alcune delle più drammatiche forme di violenza commesse sulle donne e sulle bambine. La violenza nell’ambiente domestico è di solito opera degli uomini che con le vittime hanno, o hanno avuto, un rapporto di fiducia, di intimità e di potere: mariti, fidanzati, padri, suoceri, patrigni, fratelli, zii, figli, o altri parenti. La violenza domestica nella maggioranza dei casi viene commessa dagli uomini contro le donne.
Se da una parte le conseguenze della violenza fisica sono più “visibili” delle ferite psicologiche, dall’altra forme di violenza come le ripetute umiliazioni e i continui insulti, l’isolamento forzoso, le limitazioni della mobilità sociale, le costanti minacce di violenza e di percosse, la privazione di risorse economiche proprie, sono più sottili ed insidiose. La natura intangibile di queste forme di violenza le rende più difficili da definire e da denunciare, e spesso la donna viene portata ad una situazione di instabilità ed impotenza mentale.
Gli esperti sostengono che la violenza fisica, sessuale e psicologica inflitta alle donne, a volte con esito fatale, è paragonabile alla tortura sia come natura che come
gravità. Può essere inflitta intenzionalmente, e finalizzata ad una specifica punizione, intimidazione, e controllo dell’identità e del comportamento della donna. Si verifica in situazioni nelle quali la donna può apparentemente disporre della libertà di andarsene, ma in realtà viene tenuta prigioniera dalla paura di subire ulteriori violenze contro lei stessa e contro i suoi bambini, oppure dalla mancanza di risorse o di sostegno da parte della famiglia, della comunità o da parte del sistema giuridico.
Esempi di violenza contro le donne nell’arco della vita
Prima della nascita> Aborto selettivo del sesso;
Prima infanzia> Infanticidio femminile; vessazioni fisiche, sessuali e psicologiche
Infanzia> Matrimonio precoce; mutilazione genitale femminile; vessazioni fisiche, sessuali e psicologiche; incesto; prostituzione e pornografia infantile.
Adolescenza>Violenza nel corteggiamento, per esempio attacchi con l’acido.
Età adulta> stupro; sesso legato a ragioni economiche (per es. studentesse che hanno rapporti sessuali con uomini più maturi in cambio del denaro per gli studi); incesto; vessazioni sessuali sul lavoro; stupro; molestie sessuali; prostituzione e pornografia forzata; tratta di donne; violenza da parte del partner; stupro coniugale; vessazioni e omicidio legato alla dote; uccisione da parte del partner; vessazioni psicologiche; maltrattamenti di donne invalide; gravidanza forzata.
Vecchiaia> “suicidio” forzato oppure omicidio di vedove per ragioni
economiche; vessazione sessuale, fisica e psicologica.
Fonte: “Violence Against Women”, OMS (FRH/WHD/97.8)

La violenza domestica e l’AIDS
Quasi 14 milioni di donne oggi hanno contratto l’infezione da HIV, ed il tasso di donne contagiate è in aumento. Uno studio di prossima pubblicazione dell’OMS individua nel partner regolare la maggiore fonte di rischio di contagio da HIV per molte donne, aggravato dalla disparità della relazione che rende per le donne difficile, se non impossibile, adottare protezioni nel rapporto sessuale. Per molte donne il sesso non è una scelta. In uno studio su donne di più di 18 anni di una provincia dello Zimbabwe, il 26 per cento delle donne coniugate ha dichiarato di essere stato costretto ad avere rapporti sessuali contro la propria volontà. E' noto che anche quando una donna è consapevole del fatto che il partner ha altre relazioni sessuali oppure ha contratto l’HIV, può non avere la possibilità di insistere sull’impiego di un preservativo e di pretendere la monogamia. Questi sono, però, i due metodi raccomandati dalla maggior parte dei programmi di prevenzione contro l’HIV/AIDS. Molte donne temono che qualunque tentativo di proporre tali misure di prevenzione provocherebbe ulteriori violenze. Altri studi hanno rilevato che la diffusione dell’HIV/AIDS in alcune parti dell’Africa viene aggravata dal fatto di considerare la donna una “proprietà” dell’uomo. Per esempio, la tradizione della trasmissione ereditaria della vedova è molto diffusa nell’Africa Orientale e in quella del Sud. Quando il marito muore, la moglie e le sue proprietà passano spesso in eredità al fratello più anziano. Nel Kenya Occidentale le donne vengono costrette a risposarsi anche se il marito è morto di AIDS, se loro stesse sono contagiate, oppure se il futuro marito ha l’AIDS. Non ci sono leggi in Kenya che si oppongano a questa pratica.


Per una donna, il rischio di subire violenza da parte di un altro membro della famiglia è mediamente assai più elevato rispetto a quello di essere aggredita per strada da sconosciuti e si può ritenere che episodi di violenza fisica di una certa serietà si verifichino, almeno una volta, nel 30% di tutti i nuclei familiari.

La violenza domestica, che venga commessa dai cittadini o dallo Stato, costituisce una violazione dei diritti dell’uomo. Gli Stati hanno il dovere di fare in modo che coloro che ne sono responsabili non rimangano impuniti. Spesso, in seguito alla politica degli Stati o alla mancanza di azione da parte loro la violenza in ambito domestico viene di fatto condonata. In base alla normativa internazionale dei diritti dell’uomo, gli Stati hanno un duplice dovere: non solo devono astenersi dal commettere violazioni dei diritti dell’uomo, ma hanno anche l’obbligo di prevenirle e dare una risposta efficace alle violenze.

venerdì 3 aprile 2009

L'amore rubato

"chissà se un giorno potrò scordare
e ritornare quella di ieri"

L'amore rubato (di Luca Barbarossa)
La ragazza non immaginava
che anche quello fosse l'amore
in mezzo all'erba lei tremava
sentiva addosso ancora l'odore
chissà chi era cosa voleva
perché ha ucciso i miei pensieri
chissà se un giorno potrò scordare
e ritornare quella di ieri
la ragazza non immaginava
che così forte fosse il dolore
passava il vento e lei pregava
che non tornassero quelle parole
adesso muoviti fammi godere
se non ti piace puoi anche gridare
tanto nessuno potrà sentire
tanto nessuno ti potrà salvare
e lei sognava una musica dolce
e labbra morbide da accarezzare
chiari di luna e onde del mare
piccole frasi da sussurrare
e lei sognava un amore profondo
unico e grande più grande del mondo
come un fiore che è stato spezzato
così l'amore le avevan rubato
la ragazza non immaginava
che così lento fosse il dolore
stesa nel prato
lei piangeva
sulle sue lacrime nasceva il sole e lei sognava
una musica dolce e labbra morbide da accarezzare
chiari di luna onde del mare piccole frasi da sussurrare
e lei sognava un amore profondo
unico e grande più grande del mondo
ma il vento adesso
le aveva lasciato solo il ricordo di un amore rubato
come un fiore che è stato spezzato
così l'amore le avevan rubato

giovedì 26 marzo 2009

chiama il 1522




Il numero è attivo 24 ore su 24 per tutti i giorni dell'anno ed è accessibile dall'intero territorio nazionale gratuitamente, sia da rete fissa che mobile, con un'accoglienza disponibile nelle lingue italiano, inglese, francese, spagnolo, russo e arabo. Le operatrici telefoniche dedicate al servizio forniscono una prima risposta ai bisogni delle vittime di violenza di genere e stalking, offrendo informazioni utili e un orientamento verso i servizi socio-sanitari pubblici e privati attivi a livello locale.


Chiamate questo numero se siete vittima di violenza. Ricordate sempre che i veri Uomini non violentano le donne, le amano.



sabato 21 marzo 2009

cos'è la violenza domestica

Care Amiche, oggi voglio introdurre nel blog il tema della violenza domestica, che è quella violenza che si consuma tra le mura domestiche ed è sicuramente la più inquietante perchè moltissime donne in italia ne sono vittime, ed è forse la più difficile da denunciare proprio perchè nel nucleo familiare ci dovrebbe essere la sicurezza che niente possa accaderci, proprio nella famiglia ci dovrebbe essere quella sicurezza di tornare a casa e sentirci protette, mentre per moltissime la casa diventa una prigione, o un luogo da cui voler fuggire.

Dati Istat
Una indagine del 2006, anche se riferita solo alla provincia di Verona, rileva il fenomeno della violenza domestica che comprende “ogni forma di violenza fisica, psicologica o sessuale e riguarda tanto soggetti che hanno, hanno avuto o si propongono di avere una relazione intima di coppia, quanto soggetti che all’interno di un nucleo familiare più o meno allargato hanno relazioni di carattere parentale o affettivo”.
Nell’arco cronologico indicato
2.706 sono state le richieste di intervento a una o più istituzioni
2.373 è il numero degli eventi segnalati
2.284 è il numero delle vittime direttamente oggetto di violenza domestica
le vittine sono per il 64,8% femmine, per il 33,9% maschi; gli autori sono maschi nel 68,5%, femmine nel 27,7%
la maggioranza delle vittime è di nazionalità italiana (71,6%), il 28,4% è straniera
assunzione di alcol, “futili motivi” e problemi connessi alla separazione o alla rottura della coppia sono le motivazioni della condotta violenta maggiormente esplicitate
nel 70,5% la vittima è percossa con pugni, calci etc. per lo più al capo, al volto o al collo; oltre il 40% presenta lesività (contusioni,ecchimosi, ematomi etc.) in molteplici sedi corporee
nel 40,2% dei casi i periodo di malattia supera la settimana (nel 5,6% non è quantificabile in sede di Pronto Soccorso, essendo seguito il ricovero in ambito ospedaliero)
in altre il 30% dei casi si tratta di “violenza reciproca”, ove entrambe sono vittima e autore nel medesimo episodio o in momenti diversi
per quanto riguarda le ipotesi di reato formulate in sede penale
10 gli omicidi e 6 i tentati omicidi
148 i maltrattamenti in famiglia
20 sono i casi per i quali è formulata ipotesi di reato “atti sessuali con minorenne”;
16 le violenze sessuali.
Ogni atto di violenza in “ambito familiare” è rilevato, attraverso gli atti formali, ogni qual volta intercetta un livello istituzionale -Sanitario (Unità operative di Pronto Soccorso), di Polizia (Polizia di Stato – Arma dei Carabinieri) e Giurisdizionale (Procura della Repubblica – Sezione Famiglia del Tribunale civile e penale).
Si tratta di una indagine a tappeto sulla provincia di Verona, la cui popolazione residente assomma 870.122 unità (fonte ISTAT: popolazione residente al 31.12.2006).

La violenza domestica risponde alla volontà di esercitare potere e controllo sulle donne; per questa ragione l'episodio violento non è quasi mai leggibile come un atto irrazionale, ma è quasi sempre un atto premeditato.
Gli stessi aggressori affermano che picchiare è una strategia finalizzata a modificare i comportamenti delle proprie compagne
E' inoltre importante ricordare che la violenza produce effetti e conseguenze gravissime non solo sulla donna, ma anche sui figli, sia che siano essi stessi maltrattati, sia che "semplicemente" assistano agli episodi di violenza.

si può presentare in diverse forme:
violenza sessuale, psicologica (Minacciare, insultare, umiliare, attaccare l'identità e l' autostima, isolarla, impedire o controllare le sue relazioni con gli altri, essere sbattute fuori casa, essere rinchiuse in casa) violenza economica (Sottrarre alla donna il suo stipendio, impedirle qualsiasi decisione in merito alla gestione dell'economia familiare, obbligarla a lasciare il lavoro o impedirle di trovarsene uno) violenza fisica (Picchiare con o senza l'uso di oggetti. Spintonare, tirare per i capelli, dare schiaffi, pugni, dare calci).

Tanti sono i fattori e i vincoli che trattengono le donne e impediscono loro di prendere in tempi brevi la decisione di interrompere una relazione violenta: la paura di perdere i figli, le difficoltà economiche, l' isolamento, la disapprovazione da parte della famiglia, la riprovazione e la stigmatizzazione da parte della società.

giovedì 12 marzo 2009

self harm



SELF HARM IS DANGEROUS FOR YOUR SOUL



CHIEDI AIUTO SENZA VERGOGNA

A tutte le ragazze che ne soffrono.. l' autolesionismo uccide l'anima, diciamo NO all'autolesionismo, potreste morire solo colpendovi una vena e senza farlo di proposito... non ne varrebbe la pena. Dall'autolesionismo si può uscire, basta chiedere aiuto.

NO ALL'AUTOLESIONISMO



NON FARTI DEL MALE, L'AUTOLESIONISMO E' UNA SOLUZIONE APPARENTE, POICHE' IL TUO CORPO CICATRIZZA, LA TUA ANIMA NO. SE HAI COMPORTAMENTI AUTOLESIONISTICI CHIEDI AIUTO SENZA VERGOGNARTENE, E' UN PROBLEMA PIU' DIFFUSO DI QUELLO CHE PENSI.

martedì 3 marzo 2009

le rose di Valerie



"ma per tre anni ho avuto le rose e non ho chiesto scusa a nessuno."

Care Amiche, la citazione di cui sopra è ispirata per chi non lo conoscesse al film "V per Vendetta", ambientato in un ipotetico futuro in cui uno spietato dittatore perseguita e condanna il "diverso". Nel film viene dunque affrontata la tematica, tra le tante, dell'omosessualità femminile. Trovo la storia di Valerie molto commovente per la sua verosimilità. Qui di seguito riporto la sua lettera-testamento. Inoltre consiglio vivamente la visione del film.

"So che non posso in nessun modo convincerti che questo non è uno dei loro trucchi, ma non mi interessa. Io sono io. Mi chiamo Valerie. Non credo che vivrò ancora a lungo e volevo raccontare a qualcuno la mia vita. Questa è l'unica autobiografia che scriverò e, mi tocca scriverla sulla carta igienica. Sono nata a Nottingham nel 1985. Non ricordo molto dei miei primi anni, ma ricordo la pioggia. Mia nonna aveva una fattoria a Totalbrook e mi diceva sempre che "Dio è nella pioggia". Superai l'esame di terza media ed entrai al liceo femminile. Fu a scuola che incontrai la mia prima ragazza: si chiamava Sarah. Furono i suoi polsi erano bellissimi. Pensavo che ci saremmo amate per sempre. Ricordo che il nostro insegnante ci disse che era una fase adolescenziale, che sarebbe passata crescendo. Per Sarah fu così, per me no. Nel 2002 mi innamorai di Christina. Quell'anno confessai la verità ai miei genitori. Non avrei potuto farlo senza Christy che mi teneva la mano. Mio padre ascoltava ma non mi guardava. Mi disse di andarmene e di non tornare mai più. Mia madre non disse niente, ma io avevo detto solo la verità, ero stata così egoista? Noi svendiamo la nostra onestà molto facilmente, ma in realtà è l'unica cosa che abbiamo, è il nostro ultimo piccolo spazio all'interno di quel centimetro siamo liberi. Avevo sempre saputo cosa fare nella vita, e nel 2015 recitai nel mio primo film: "Le pianure di sale". Fu il ruolo più importante della mia vita, non per la mia carriera ma perché fu lì che incontrai Ruth. La prima volta che ci baciammo, capii che non avrei mai più voluto baciare altre labbra al di fuori delle sue. Andammo a vivere insieme in un appartamentino a Londra. Lei coltivava le Scarlett Carson per me nel vaso sulla finestra e la nostra casa profumava sempre di rose. Furono gli anni più belli della mia vita. Ma la guerra in America divorò quasi tutto e alla fine arrivò a Londra. A quel punto non ci furono più rose per nessuno. Ricordo come cominciò a cambiare il significato delle parole. Parole poco comuni come fiancheggiatore e risanamento divennero spaventose mentre cose come Fuoco Norreno e gli articoli della fedeltà divennero potenti. Ricordo come diverso diventò pericoloso. Ancora non capisco perché ci odiano così tanto. Presero Ruth mentre faceva la spesa. Non ho mai pianto tanto in vita mia. Non passò molto tempo prima che venissero a prendere anche me. Sembra strano che la mia vita debba finire in un posto così orribile, ma per tre anni ho avuto le rose e non ho chiesto scusa a nessuno. Morirò qui, tutto di me finirà, tutto, tranne quell'ultimo centimetro; un centimetro è piccolo, ed è fragile, ma è l'unica cosa al mondo che valga la pena di avere. Non dobbiamo mai perderlo, o svenderlo, non dobbiamo permettere che ce lo rubino. Spero che chiunque tu sia, almeno tu, possa fuggire da questo posto; spero che il mondo cambi e le cose vadano meglio ma quello che spero più di ogni altra cosa è che tu capisca cosa intendo quando dico che, anche se non ti conosco, anche se non ti conoscerò mai, anche se non riderò, e non piangerò con te, e non ti bacerò, mai; io ti amo, dal più profondo del cuore. Io ti amo. Valerie."

dedico questo post alle donne lesbiche della mia vita: Viviana, mia sorella, Graziana e Federica la ribelle.

tumore al seno

Care Amiche, inserisco questo argomento sul blog perchè credo che ogni donna dovrebbe essere interessata alla prevenzione di questa patologia molto diffusa. Penso che il rispetto per il nostro corpo dovrebbe venire prima di tutto, perchè altrimenti potremmo essere noi stesse la causa di un nostro male, per una negligenza che non possiamo permetterci di commettere; il corpo femminile è già abbastanza preso di mira dalla violenza altrui, e quindi dovremmo fare una grande attenzione, perchè la nostra disattenzione non diventi un ulteriore danno per noi stesse. Care Amiche, in quanto donne lo dobbiamo a noi stesse.

Una donna su dieci viene colpita dal carcinoma alla mammella. Test e controlli regolari, ma anche uno stile di vita sano, consentono di prevenirlo. Necessario conoscere i fattori di rischio ed effetturare esami come la mammografia, l'ecografia, visite regolari dal ginecologo e l'autopalpazione.
Come fare prevenzione.
Si può fare realmente qualcosa sul fronte della prevenzione, almeno stando ai dati dell’American Cancer Society. “Per farlo è necessaria una distinzione: in medicina si parla di ‘prevenzione primaria’ quando l’obiettivo è ridurre la comparsa (“incidenza”) di una malattia. Si parla invece di ‘prevenzione secondaria’, quando l’obiettivo è una diagnosi il più possibile precoce di una malattia già in atto. Questo secondo obiettivo è raggiungibile sia ponendo attenzione ai sintomi minimi (inizialissimi), sia con esami che consentano di riconoscere la malattia.
È possibile ridurre il proprio rischio di ammalarsi con un comportamento attento e con pochi esami di controllo. È bene fare esercizio fisico e alimentarsi con pochi grassi e molti vegetali (frutta e verdura, in particolare broccoli e cavoli, cipolle, tè verde e pomodori).

L’autopalpazione è una tecnica che consente alla donna di individuare precocemente eventuali trasformazioni del proprio seno. La sua efficacia in termini di screening è però molto bassa: questo significa che costituisce un di più rispetto alla sola visita e alla mammografia a partire dall'età consigliata, ma non può sostituirle.

La causa precisa del tumore al seno è ignota. I fattori che possono aumentare il rischio per una donna sono l'ereditarietà, la pubertà precoce, la gravidanza tardiva, l'obesità e lo stile di vita, come un forte consumo di alcool o il fumo. Il fattore di rischio principale per il tumore al seno è l'età, il semplice invecchiamento. La maggior parte dei tumori al seno si riscontra nelle donne con più di 50 anni e le donne più a rischio sono quelle che hanno superato i 60.In una donna, il rischio di sviluppare un tumore al seno aumenta se la madre, la sorella, la figlia o due o più parenti stretti, come ad esempio le cugine, hanno avuto un tumore al seno, specialmente in giovane età. Tuttavia, per l'85% delle donne che sviluppano un tumore al seno, NON vi sono casi noti di malattia all'interno della famiglia.

giovedì 19 febbraio 2009

L'essenziale è invisibile agli occhi

Ma sul tuo piccolo pianeta ti bastava spostare la sedia di qualche passo. E guardavi il crepuscolo tutte le volte che lo volevi... "Un giorno ho visto il sole tramontare quarantatrè volte!"
E più tardi hai soggiunto:
"Sai... quando si è molto tristi si amano i tramonti..."
"Il giorno delle quarantatrè volte eri tanto triste?" Ma il piccolo principe non rispose.

"Se qualcuno ama un fiore, di cui esiste un solo esemplare in milioni e milioni di stelle, questo basta a farlo felice quando lo guarda.[...]
"Ma se la pecora mangia il fiore, è come se per lui tutto a un tratto, tutte le stelle si spegnessero!
E non è importante questo!"
Non potè proseguire. Scoppiò bruscamente in singhiozzi.[...]
Non sapevo bene che cosa dirgli. Mi sentivo molto maldestro. Non sapevo come toccarlo, come raggiungerlo... Il paese delle lacrime è così misterioso.

"I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai i capelli color dell'oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano..."
La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe:
"Per favore addomesticami", disse.

Non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi.

sabato 7 febbraio 2009

cosa fare dopo uno stupro


Carissime, ho deciso di pubblicare queste informazioni su cosa fare nel periodo successivo ad uno stupro, credo sia molto utile per tutte noi, conoscere almeno in una piccola parte cosa fare e a chi rivolgerci dopo una simile esperienza.

1) non stare sola. Nella solitudine tutti i problemi sembrano più grandi di quel che sono, e tante volte ci possono sembrare irrisolvibili

2) se hai subito uno stupro, o un tentato stupro (le conseguenze possono essere le stesse!), prima di farti una doccia recati in un ospedale per far repertare l’avvenuta violenza. Sul tuo corpo possono infatti esserci delle tracce fisiologiche dell’aggressore che potranno essere molto utili per la sua identificazione. Nella grandi città italiane esistono dei centri specialistici dove le donne possono essere visitate ed accolte nelle situazioni di emergenza (per gli indirizzi utili cicca qui). Se ti trovi in un paese/città dove non esistono centri di questo tipo, chiedi comunque aiuto all’Ufficio Minori della Questura (se non sai il telefono o l’indirizzo puoi chiederlo al 113). Vi potrai trovare personale specializzato che provvederà ad ascoltare la tua storia e ad indirizzarti nei momenti successivi all’emergenza.

3) se la violenza sessuale è accaduta in famiglia trova il coraggio di chiedere aiuto e non chiuderti nella rassegnazione e nel silenzio. Ci sono delle strutture in tutta Italia che si occupano dell’accoglienza delle donne vittime di maltrattamenti in famiglia (per gli indirizzi utili clicca qui). Se hai dei figli, metti fine alla violenza anche pensando a loro. L’esposizione alla violenza domestica fra i genitori può traumatizzare gravemente i bambini ed i ragazzi, anche se loro non ne sono vittime in prima persona.

4) parlane il prima possibile con qualcuno. Se ti chiudi nel silenzio poi sarà difficile venirne fuori. Vergogna e sensi di colpa bloccheranno il tuo racconto.

5) nei giorni immediatamente successivi alla violenza sessuale non stare sola, e cerca il più possibile di ritornare alla normale vita che facevi prima dello stupro. Ritornare alla normalità fa molto bene al tuo equilibrio psichico.

6) cerca di scaricare la tensione emotiva e lo stress che hai accumulato facendo esercizio fisico. Correre, andare in bicicletta o in palestra, ma anche lavare i vetri o i paventi, sono attività che consentono alla mente di non focalizzarsi sul ricordo angosciante e nello stesso tempo di ritrovare un controllo positivo sul proprio corpo.

7) non cercare a tutti i costi di dimenticare. Certe esperienze non possono essere dimenticate mai, possono solo essere affrontate e superate. Per lasciarsi alle spalle un brutto avvenimento traumatico bisogna prima aver avuto la possibilità di tenerlo nella testa, di parlarne, di dargli un significato ed infine di elaborarlo. Nei giorni successivi alla violenza sessuale o allo stupro cerca di scaricare la tensione che senti dentro di te, ma nelle settimane o nei mesi successivi parlane con qualcuno.

8) se nelle settimane o nei mesi successivi alla violenza sessuale se senti che stai ancora molto male chiedi aiuto ad uno psicologo esperto nella cura dei problemi che possono emergere dopo un grave trauma.

9) non affidarti solo all’uso di farmaci per curare la tua sofferenza. I farmaci possono aiutare , ma non risolvere la situazione.

10) non fare uso di sostanze quali alcool o droga per non pensare. Chiedi aiuto a qualcuno invece che rifugiarti in sostanze che non possono far altro che aggravare la tua situazione, anche se sul momento sembrano la soluzione più semplice e rapida.

venerdì 6 febbraio 2009

prostitute

"Un'inchiesta realizzata a San Francisco nel 1988 ha dimostrato che il 62% delle prostitute erano state violentate sul lavoro e che il 68% di esse soffriva di stress postraumatico. La Coalizione contro il traffico di donne sostiene che, da un'altra inchiesta condotta a San Francisco, L'88% delle donne vorrebbe abbandonare la prostituzione, il 73% ha bisogno di orientamento lavorativo e il 67% non può fare a meno di alcool e droga."
"In Italia muore una prostituta al mese"

"La prostituzione comporta che un uomo possa abusare di una donna pagando, pertanto è una forma di violenza."
( tratto da "Io Puttana" di Isabel Pisano)
Dedico questo post a tutte quelle donne che vediamo sui bordi delle strade, che guardiamo tutti, un pò per curiosità, o perchè magari ci fanno rabbia, o perchè ci fanno pena, magari ci suscitano sentimenti strani e contrastanti. Quelle ragazze che si prostituiscono sono sempre lì, anche di inverno a morire di freddo con le loro minigonne cortissime. Queste ragazze che vengono sfruttate tutti i giorni sotto gli occhi di tutti, quelle che vengono da paesi poveri, dove non c'è lavoro e dove una ragazza può essere venduta e sfruttata come un oggetto, come se non avesse un'anima. Quelle ragazze che vediamo sulle strade, sedute in mezzo alla polvere. Magari quel mondo fatto di solitudine e dolore che è dentro di loro, non si vede, ma c'è. L'anima lacerata da quegli uomini che le toccano e le usano come se la vita e i sentimenti di una ragazza valessero pochi soldi, come se qualcosa potrà mai ripagare quello che è accaduto loro.

lunedì 2 febbraio 2009

Le donne violate

Care Amiche, vi presento questo libro scritto da Daniela Santanchè, che denuncia la situazione delle donne musulmane in Italia, quelle donne costrette ad ogni tipo di violenze da parte dei loro familiari o dai loro stessi mariti, senza poter avere giustizia perchè per le donne musulmane vale la giustizia del loro paese. Purtroppo, cose che a noi sembrano normalissime (come vestirci come più ci piace, andare dal parrucchiere, truccarci, uscire con gli amici) per queste donne che vivono nel nostro paese, possono diventare una condanna a morte.
Ho voluto riportare qualche stralcio del libro per ricordare alcune di loro e voglio ricordare che queste donne sono state uccise in questo modo barbaro in un paese, il nostro, che definiamo civile.

2006-2007

"Boucra-24 anni, marocchina, uccisa a Verona a colpi di coltello dal
marito. Non portava il velo e viveva da occidentale.

Kabira-28 anni, marocchina, accoltellata a morte dal marito. Offendeva l'Islam con i suoi abiti italiani.

Darin Omar-Marocchina, uccisa dal marito. Si era fatta assumere in un call-center.

Hina Salem-Pakistana, stuprata dal padre a 9 anni, accoltellata e soffocata con un sacchetto di plastica dai suoi familiari. Frequentava un ragazzo italiano e rifiutava il matrimonio forzato che le volevano imporre i genitori.

Fatima Saamali-Marocchina, uccisa sulla statale 26 a pochi chilometri da Aosta. Aveva denunciato alla polizia i continui maltrattamenti del marito: non era una buona musulmana.

Malka-29 anni, strangolata dal marito. Dava scandalo nella comunità con i vestiti e con il rossetto.

Fatima Ksis-20 anni, marocchina, uccisa a coltellate dal fidanzato. L'aveva disonorato con il suo comportamento troppo indipendente.

Amal-26 anni, tunisina, investita dal marito. Stava andando dal parrucchiere.

Sobia-originaria del Bangladesh, avvelenata dai familiari. Non era sottomessa.

Naima-Marocchina, accoltellata dal marito. Rivoleva i figli sequestrati e portati in Marocco."

"C'è una città parallela nelle nostre città, una città sommersa che vive di vessazioni e di abusi. Ma anche di solitudine e di silenzi. Circondate da familiari, parenti, vicini di casa che osservano, giudicano e controllano, alle donne musulmane che non vogliono piegare la testa e cercano di ribellarsi non restano molte vie d'uscita."

venerdì 23 gennaio 2009

l'ossessione di un pensiero

Ho deciso di riportare alcuni passi dei miei vecchi e monotematici diari, dove scrivevo solo ed unicamente quello che mi era accaduto, descrivendo le ambigue situazioni e i miei conseguenti stati d'animo. Descrivevo stati d'animo in cui mi trovavo ormai da molto tempo, ed erano sempre gli stessi: tristezza, solitudine e paura, erano diventate le mie compagne, mi erano vicine tutti i giorni. Con questo post, voglio dare una speranza a tutte quelle che si trovano oggi nella situazione in cui ero io qualche anno fa, so bene che l'ossessione e il rivivere la scena continuamente, sono devastanti e fanno sembrare la vita triste e piena di vuoti e paure.

"Mi sento terribilmente sola, mi sento terribilmente vuota dentro, mi sento abbandonata, non sto bene, sento che questa cosa pian piano mi sta uccidendo"

"Ma perchè lo ha fatto? io non meritavo di soffrire così tanto, non meritavo di essere trattata in quel modo! non riesco a capire..."

"Vorrei solo piangere e smetterla di mangiare, non ce la faccio più a sopportarlo, ho tanta paura e non so a chi dirlo.."

"mi sento così nervosa tutto il tempo, non voglio continuare a vivere così, non mi sopporto più!"

"Di notte ho gli incubi, non riesco a dormire perchè me lo vedo sempre davanti agli occhi, vorrei scordarlo, ma quel bastardo fa parte della mia famiglia, e non riesco a dimenticare..."

"Vorrei smetterla di darmi il tormento e sentirmi in colpa per questa storia, ma non posso fare a meno di sentirmi sua complice, se lui mi ha toccata vuol dire che sono stata io a provocarlo, non voglio che gli altri pensino questo di me..."

Care Amiche, voglio dirvi solo che dovete tenere duro e confidarvi con qualsiasi persona vi sia vicina se state soffrendo e vi sentite in trappola come mi sentivo io tempo fa, vi prego, ascoltate questo consiglio perchè forse è uno dei più preziosi che potrei darvi, parlatene, altrimenti il vostro pensiero diventerà ossessivo e ripetitivo tanto da occupare ogni cellula del vostro corpo, in ogni momento del giorno e della notte.

sabato 17 gennaio 2009

io, non più padrona del mio corpo


Quando si ha avuto nel cuore un problema come l'autolesionismo, non credo (almeno per quello che ho vissuto io) che si possa tornare a vivere, come una volta, il contatto con il proprio corpo e la propria mente. Penso che quando ci accade una cosa del genere, la ferita che si ha nel cuore è profonda, e tarda a rimarginarsi. L'autolesionismo, mi ha fatta sentire senza speranza. Lontana da tutti e da tutto ciò che c'è di bello nella vita, è come un muro di solitudine e tristezza. Vivere l'autolesionismo è come morire.

giovedì 15 gennaio 2009

vaginismo

Care Amiche, oggi voglio parlarvi del vaginismo, un problema che, benchè accomuni molte donne è spesso causa di una sensazione di solitudine che deriva dalla non conoscenza di questo disturbo, ecco allora qualche informazione:
"Il vaginismo è una reazione condizionata che probabilmente risulta dall’associazione di dolore e paura ai tentativi di penetrazione vaginale o anche alla sola fantasia di penetrazione. Lo stimolo negativo originario può essere stato dolore fisico o angoscia psicologica. La condizione dolorosa può in certi casi essere ancora attuale, ma in altri casi essa non è riscontrabile. Anatomicamente i genitali della donna vaginismica sono normali. Tuttavia, quando si tenta la penetrazione, l’accesso vaginale si serra talmente che l’atto sessuale è impossibile e persino gli esami vaginali devono essere spesso effettuati sotto anestesia.Questa condizione è dovuta ad uno spasmo involontario dei muscoli che circondano l’accesso vaginale, che si verifica ogni volta che si cerca di introdurre un oggetto nella vagina. In alcune donne, perfino l’idea di introdurre qualcosa in vagina può causare spasmo muscolare. La contrazione può variare da una forma lieve, che induce una certa tensione e disagio, fino a forme gravi, che impediscono la penetrazione.Oltre allo spasmo primario dell’accesso vaginale, le pazienti affette da vaginismo manifestano solitamente anche fobia del coito e della penetrazione vaginale. Questa riluttanza fobica rende i tentativi di coito frustranti e dolorosi. Spesso la fobia della penetrazione è una reazione secondaria al vaginismo primario, ma talvolta può precederlo ed essere una reazione primaria. Una donna può soffrire di vaginismo permanente se tale disfunzione è presente fin dall’inizio dell’attività sessuale; se viceversa il disturbo si è sviluppato dopo un periodo di funzionamento normale, il vaginismo è acquisito. Inoltre, tale disfunzione può essere situazionale (se si verifica solo con un certo tipo di stimolazione, in certe situazioni e con certi partner) o generalizzata (se si verifica sempre indipendentemente dalla situazione, dal tipo di stimolazione e dal partner).Molte donne che soffrono di vaginismo sono sessualmente reattive e possono raggiungere l’orgasmo con la stimolazione del clitoride, possono ricavare piacere dai giochi erotici e cercare il contatto sessuale finché tutto ciò non porti al coito. Tale condizione può avere un effetto psicologico disastroso non solo sulla donna ma anche sul partner. Gli sforzi di penetrazione del partner, oltre a creare alla donna un forte dolore fisico, la possono far sentire spaventata, umiliata e frustrata da questi tentativi. Inoltre, i ricorrenti insuccessi danno origine a un senso di inadeguatezza. Per evitare il confronto con queste esperienze dolorose, la coppia finisce spesso evitando qualunque incontro sessuale."
Vi sono svariati fattori che possono causare il vaginismo, sia di tipo psicologico che fisiologico; un esempio è quello di un abuso sessuale passato, che farà credere alla donna che il sesso è immorale o volgare, specialmente quello che le farà perdere la "verginità".

domenica 11 gennaio 2009

Teach Me Again




"cosa vuol dire essere senza paure?"


Teach Me Again

What's it to walk on a silent road,
to be thirsty and wait for - wait for the rain?
What is it like?
You wake me up with a ray of light,
tell me a joke and if you don't know one, never mind!
Can't we just look at the
Sun and live a lifetime in a day like some butterflies?
Not quite the same!
A lifetime in a day in which we learn to fly out of our cage!
So what is the smell of summer like? And
what is the sound of your heart when you're running?And
what is to be fearless like?And
what is to have nothing in mind but plenty of space?
In this place there's the law of the strongest
but we confuse the weak with the one that
makes big mistakes
and the strong with the perfect
And live a lifetime in a day, like some butterflies?
Not quite the same! A lifetime in a day,
in which we learn to fly out of this cage!
So what is the smell of summer like? And
what is the sound of your heart when you're running? And
what is to be fearless like? And
what is to have nothing in mind but plenty of space?
Teach me again! Teach me again!
Teach me again! Teach me again!
Please..

Teach Me Again (Elisa)Cosa vuol dire camminare lungo una strada silenziosa? aver sete ed aspettare la pioggia? cosa vuol dire? Mi svegli con un raggio di luce, raccontami una barzelletta e se non ne conosci nessuna, non importa! non possiamo guardare semplicemente il sole? E vivere l'intera vita in un giorno come alcune farfalle? Non è proprio la stessa cosa! l'intera vita in un giorno in cui impariamo a volar via dalla nostra gabbia! Quindi qual è il profumo dell’estate? E qual è il suono del tuo cuore mentre corri? E cosa vuol dire essere senza paure? E cosa vuol dire non avere niente nella mente a parte moltissimo spazio? In questo posto vince la legge del più forte ma noi confondiamo il debole con quello che fa errori grandi, e il forte con il perfetto. E vivere l'intera vita in un giorno come alcune farfalle? Non è proprio la stessa cosa! l'intera vita in un giorno in cui impariamo a volar via dalla nostra gabbia! Quindi qual è il profumo dell’estate? E qual è il suono del tuo cuore mentre corri? E cosa vuol dire essere senza paure? E cosa vuol dire non avere niente nella mente a parte moltissimo spazio? Insegnami ancora! Insegnami ancora! Insegnami ancora! Insegnami ancora!



mercoledì 7 gennaio 2009

la sessualità negata


La sessualità femminile dopo un abuso sessuale è compromessa. Voglio citare Maria Venturi che nel suo libro "La bambina perduta" scrive queste parole:

"Lo stupro è il solo crimine che si consuma con gli identici gesti e gli identici rituali di un accoppiamento d'amore: la smania del possesso, la penetrazione, l'ansimare affannoso, gli spasmi dell'orgasmo esprimono sia l'esplodere della passione sia quello della violenza bestiale."

"Il bambino percosso, sfruttato, abbandonato può essere salvato dall'amore. Un pasto caldo, una carezza confortevole, un luogo sicuro dove dormire già bastano a lenire la sua sofferenza. La violenza sessuale no. E' la sola che non si cancella perchè ti scaraventa in un buco nero [...]"

"Sei solo e irraggiungibile, in balia di incubi spaventosi."

venerdì 2 gennaio 2009

NO pro-ana

Care Amiche,
volevo parlarvi di un argomento molto serio, che travolge letteralmente, le adolescenti e le ragazze di oggi. Non so se avete mai sentito parlare dei blog pro-ana. Sono siti dove viene esaltata la magrezza, dove vengono venerate le modelle scheletriche, dove ci si può scambiare consigli su come digiunare per giorni o vomitare senza che nessuno se ne accorga. E poi c'è lei, Ana, la divinità che impone leggi, che ha un credo e dei comandamenti da seguire. Ana vuole la magrezza assoluta, punisce le sue adepte con i tagli autoinflitti o con il vomito autoindotto. Ana non è una malattia, Ana è una divinità che accompagna nel percorso della perfezione, la perfezione è magrezza. Ana è perfezione.
Ana da un primo saluto a tutte, con una lettera (che ho pubblicato sotto) e i suoi dieci comandamenti e un motto che le contraddistingue "Quod me nutrit me destruit".
Entrare in uno di questi blog e lasciarsene sedurre è estremamente facile. Una qualunque adolescente potrebbe lasciarsi affascinare da questi siti esclusivi dove Ana promette sicurezza, forza di volontà e soprattutto perfezione. Non voglio lanciare una critica contro le adolescenti che aprono blog Pro-Ana, io ci sono stata e ho visto, tra le foto delle modelle, la loro sofferenza e solitudine, che trova forse speranza nel porsi tali obbiettivi, in una vita che appare loro altrimenti monotona, scontata, grigia e ordinaria, sentendosi tutt'altro che speciali. Capite ora cosa spinge a cominciare, da cosa nasce tutto questo? La dobbiamo smettere di puntare il dito, di escludere a priori queste ragazze sollevando un muro tra quello che giudichiamo malato e sano, poichè per finire al di là del muro non ci vuole più di quanto pensiamo.
E qui, con la pubblicazione di questa lettera shock, voglio lanciare al di là di quel muro, invece che sassate e insulti, una corda di sostegno, affinchè chiunque possa caderci, cominci a vedere quanto subdole siano queste affermazioni, e che la superiorità, l'esclusività, l'essere speciali di noi donne stia nel destreggiarci tra queste trappole mentali dinanzi alle quali dovremmo mantenere alta la bandiera della nostra identità, della nostra unicità.

''Permettimi di presentarmi. Il mio nome, o quello datomi dai cosiddetti "medici", è Anoressia."Anoressia Nervosa" è il mio nome per esteso, ma tu puoi chiamarmi Ana. Possiamo diventare auspicabilmente grandi socie. Nei prossimi tempi, investirò molto tempo con te, e mi aspetto lo stesso da parte tua. Mi occuperò di far diminuire il tuo apporto calorico e farti aumentare l'esercizio fisico. Ti spronerò al limite. Dovrai accettarlo, perchè non puoi sfidarmi! Sto iniziando a introdurmi dentro di te. Ben presto sarò sempre con te. Sono con te quando ti svegli al mattino e quando corri su per le scale. Sono con te quando formuli il tuo plan quotidiano: 400 calorie, 2 ore di esercizio fisico. Sono io che faccio questo, perché da ora i miei pensieri e i tuoi sono fusi insieme come fossero uno. Ti seguo durante il giorno. A scuola, quando la tua mente vaga, ti dò qualcosa a cui pensare. Riconta le calorie della giornata. Sono troppe. Riempio la tua mente con pensieri sul cibo, sul peso, sulle calorie e cose che a pensarle danno sicurezza. Perché ora, sono già dentro di te. Sono nella tua testa, nel tuo cuore e nella tua anima. La fame dà dolore, e tu fingi di ritenere che io non sia dentro di te. Ben presto ti dirò che cosa fare non solo col cibo, ma che cosa fare TUTTO il tempo. Sorridi e annuisci. Presentati in buono stato. Risucchia quel grasso che hai nello stomaco, maledizione! Ti dico cosa fare quando arrivano le ore dei pasti. Faccio un sembrare un piatto di lattuga come una festa andata bene ad un un re. Rifiuta il cibo. Fai credere di aver mangiato qualcosa. Nessun pezzo di qualsiasi cosa ...se mangi, tutto il controllo verrà spezzato...E' questo che DESIDERI?? Io ti costringo a venerare le modelle delle riviste. Quella magrezza perfetta, i denti bianchissimi, quell'oggetto di perfezione che ti fissa da quelle pagine lucide. Ti faccio rendere conto che non potresti mai essere una di loro. Sarai sempre grassa e non sarai mai bella come loro. Quando guarderai nello specchio, distorcerò l'immagine del tuo riflesso. Ti mostrerò obesa e ripugnante. Talvolta ti ribellerai. Si spera comunque non spesso. Riconoscerai la piccola fibra ribelle lasciata nel tuo corpo e ti avventurerai fino alla cucina oscura. La porta di credenza si aprirà lentamente, cigolando dolcemente. I tuoi occhi si sposteranno sopra il cibo che ho tenuto a una distanza sicura da te Ritroverai le tue mani ad allungarsi, letargicamente, come un incubo, attraverso l'oscurità verso il pacco dei crackers. Li butterai giù, meccanicamente, in realtà non per gustarli, ma semplicemente per godere del fatto che ti opponi a me. Raggiungi un'altra scatola,poi un'altra, e un'altra ancora... Il tuo stomaco diventerà gonfio e grottesco, ma ancora non ti fermerai. Tutto il tempo ti grido di fermarti, tu vacca grassa, tu realmente non hai nessun controllo di te stessa, tu ingrasserai. Quando ti sarà addosso ti riaggrapperai a me, mi chiederai consiglioperché in realtà non vuoi ingrassare. Hai infranto una regola cardinale e hai mangiato, e ora mi vuoi. Ti trascinerò in bagno, sulle tue ginocchia, a fissare nel vuoto della tazza del cesso. Le tue dita ti si cacceranno in gola e, non senza un bel po' di sofferenza, la tua festa di cibo risalirà. Questo deve essere ripetuto, fino a quando non sputerai sangue e acqua e ti renderai conto che è tutto andato. Quando ti rialzerai, avrai una sensazione di vertigine. Non svenire. Alzati immediatamente. Tu vacca grassa questo dolore lo meriti! Forse la scelta di sbarazzarsi della colpa è diversa. Forse ho scelto di farti prendere lassativi, dove ti siedi sul cesso fino alle prime ore del mattino, sentendo le tue viscere rimpicciolirsi. O forse ti faccio fare solo del male da te. Tirare testate contro il muro fino a quando non ti prendi un'emicrania palpitante. Anche tagliarsi è efficace. Voglio che vedi il tuo sangue, che lo vedi colare giù lungo il tuo braccio e in quell'attimo ti renderai conto di meritare qualunque dolore io ti infligga. Sei depressa, ossessionata, dolorante, ferita, ti protendi, ma qualcuno ascolterà? Chi se ne frega?! Sei meritevole; hai portato questo su te stessa. Oh, tutto ciò è rigido? Non vuoi che questo ti succeda? Sono ingiusta? Io faccio cose che ti aiuteranno. Lo rendo possibile perché tu la smetta di pensare ad emozioni che ti causano tensione. I pensieri di rabbia, di tristezza, di disperazione e di solitudine possono cessare perché li porto via e riempio la tua testa col metodo di contare le calorie. Ora, sono la tua unica amica e sono l'unica di cui hai bisogno per piacere. Ho un punto debole. Ma non dobbiamo informarne nessuno. Se decidi di contrastarmi, tenderti verso qualcuno e dirgli come vi rendo vivi, tutto l'inferno si libererà. Nessuno deve scoprire, che nessuno può rompere questo rivestimento con cui ti ho coperta. Io ho creato te, questa sottile, perfetta, bambina di successo. Sei mia e mia e sola. Senza di me, non sei nulla. Quindi non combattermi così. Quando gli altri commentano, ignorali. Passaci sopra, dimenticati di loro, dimenticati di chiunque provi a portarmi via. Sono il tuo bene più grande e intendo mantenere questa cosa. Sinceramente, Ana ''