martedì 21 luglio 2009

trovare la forza per *continuare


*Non dimenticare non dimenticare mai no no non dimenticare che per ogni giornata che piove ce ne sarà anche una di sole
moltiplicato 10 quello che fa male non lo puoi fermare non ti lascia stare
moltiplicato 10 quello che non ho capisci che se ce l'ho sono un matto e non lo so
moltiplicato 10 la mia tristezza capisci che se ho quella x me il sole aspetta*
dArI

Trovare la forza per continuare a lottare per la propria serenità è secondo me una delle cose principali da fare dopo una esperienza traumatica e invasiva come una violenza sessuale. Lo so che è difficile, dopo una molestia o un maltrattamento, è normale cedere alla depressione, perdere fiducia negli altri, rimuginare sull'accaduto più e più volte... e così restiamo sempre più sole con il nostro dolore (o ancora peggio se non lo avete detto a nessuno, restare sole con il proprio segreto). Ma uscire da tutto questo si può e purtroppo il primo passo se non lo avete ancora fatto è quello di confidarvi con una persona che vi è vicina per riuscire a vedere l'episodio con meno ansia e in maniera più lucida (il senso di colpa e la vergogna possono rendere tutto questo molto difficile, ma è solo perchè non riuscite a vedere la situazione con chiarezza, ecco perchè è importante confidarsi con una persona esterna). Invece di pensarvi come vittime, cominciate a pensarvi come quelle che hanno la ragione dalla loro parte, siete voi che avete il coltello dalla parte del manico.
Riprenderci la nostra vita è fondamentale. E uno dei modi per farlo è smetterla di pensarci come delle vittime indifese, riprendiamoci la nostra indipendenza, la nostra forza interiore, siamo sopravvissute e siamo ancora vive, quindi possiamo ribellarci a questa situazione di disagio e la felicità e la gioia di vivere verranno di conseguenza. Dove sta scritto che una vittima di una molestia non può liberarsi dal senso di colpa, dalla paura e dall'angoscia profonda che si, si prova ed è presente, ma basta concentrarsi su altro per non pensarci. Pensiamo alle emozioni più belle, come l'amicizia o l'amore... che possono salvarci anche dalle situazioni più disperate. E' anche grazie all'amicizia che io ne sono uscita, adesso mi sento una ragazza nuova, sempre allegra e felice, ritornare a provare emozioni che poco tempo fa non immaginavo e non pensavo si potessero provare *ancora. Emozioni belle e travolgenti, capaci di far dimenticare qualsiasi brutta esperienza, perchè quando si è in due è meglio, e anche i mometi brutti possono essere superati.

Vi dedico questa canzone dei dArI, che mi fa sentire sempre piena di *Gioia...


Hey Giò_ dArI
Non è mai come sembra, lo so il mondo è strano ma se ci stai dentro, fatti avanti e non pensarci più.
Non è mai come sembra, lo so nessuno aspetta, 5 e 6 originale e 7 differente ma uguale.
Chiamami, chiamami chiamami, chiamatemi Giò…Hey Giò, questa è la mia amica, Hey Giò, la mia migliore amica, è Giò, con lei ti gaserai. Chiamatemi Giò…
Questa è la mia amica, Hey Giò, la vita prende vita, Hey Giò,con lei ti gaserai, È tutto Ok. Chiamami, chiamatemi. Chiamami, chiamatemi Giò.
Wonder Show, made in Giò. Chiamami, Chiamami, Chiamami, chiamatemi Giò.
Non è mai come sembra, lo so la vita la si inventa, non c’è mai decisamente noia, perchè giò sta anche per gioia
Non è mai come sembra, ma la realtà, falsa o vera, 5 o 6, bianca o nera, 7, la realtà è sincera.
Chiamami, chiamami, chiamami, chiamatemi Giò, Hey Giò, Questa è la mia amica, Hey Giò, la mia migliore amica, Hey Giò, con lei ti gaserai. Chiamatemi Giò. Questa è la mia amica, Hey Giò, la vita prende vita, Hey Giò, con lei ti gaserai, è tutto OK. Chiamami, chiamatemi. Chiamami, chiamatemi Giò.
Wonder Show, made in Giò. I wanna be like show. I wanna be Giò.
Chiamami, chiamami, chiamami, chiamatemi. Chiamami, chiamami, chiamami, chiamatemi Giò.
Hey Giò, questa è la mia amica, Hey Giò, la mia migliore amica, è Giò, con lei ti gaserai. Chiamatemi Giò…
Questa è la mia amica, Hey Giò, la vita prende vita, Hey Giò,
con lei ti gaserai, È tutto Ok. Chiamami, chiamatemi. Chiamami, chiamatemi Giò. Wonder Show, made in Giò. I wanna be like show. I wanna be Giò. Chiamami, Chiamami, Chiamami, chiamatemi Giò.

contro la violenza domestica

Prima degli anni ‘70 la violenza contro le donne coincideva con la violenza sessuale agita da un estraneo. Le percosse, i ricatti, gli insulti, le minacce e le privazioni economiche ai danni della moglie o dei figli venivano considerati normali conflitti familiari se non addirittura mezzi di giusta correzione, riprovevoli solo se in eccesso, ma pur sempre fatti privati.
Il fenomeno della violenza, anche se diffuso, restava nascosto tra le pareti domestiche.




Le donne ed i bambini spesso corrono grandi pericoli proprio nel luogo in cui dovrebbero essere più al sicuro: nella loro famiglia. Per molte e molti di loro, la casa è dominata da un regime di terrore e violenza per mano di qualcuno che è loro molto vicino, qualcuno nel quale dovrebbero poter avere fiducia. Il termine “domestica” si riferisce al fatto che l’autore della violenza è il partner intimo della vittima o un altro membro del suo gruppo familiare, indipendentemente da dove si manifesta la violenza e dalla forma che essa assume.

La famiglia viene spesso identificata con un luogo di protezione, dove le persone cercano amore, accoglienza, sicurezza e riparo. Ma come mostrano le evidenze, per molti è invece un luogo che mette in pericolo la vita e produce alcune delle più drammatiche forme di violenza commesse sulle donne e sulle bambine. La violenza nell’ambiente domestico è di solito opera degli uomini che con le vittime hanno, o hanno avuto, un rapporto di fiducia, di intimità e di potere: mariti, fidanzati, padri, suoceri, patrigni, fratelli, zii, figli, o altri parenti. La violenza domestica nella maggioranza dei casi viene commessa dagli uomini contro le donne.
Se da una parte le conseguenze della violenza fisica sono più “visibili” delle ferite psicologiche, dall’altra forme di violenza come le ripetute umiliazioni e i continui insulti, l’isolamento forzoso, le limitazioni della mobilità sociale, le costanti minacce di violenza e di percosse, la privazione di risorse economiche proprie, sono più sottili ed insidiose. La natura intangibile di queste forme di violenza le rende più difficili da definire e da denunciare, e spesso la donna viene portata ad una situazione di instabilità ed impotenza mentale.
Gli esperti sostengono che la violenza fisica, sessuale e psicologica inflitta alle donne, a volte con esito fatale, è paragonabile alla tortura sia come natura che come
gravità. Può essere inflitta intenzionalmente, e finalizzata ad una specifica punizione, intimidazione, e controllo dell’identità e del comportamento della donna. Si verifica in situazioni nelle quali la donna può apparentemente disporre della libertà di andarsene, ma in realtà viene tenuta prigioniera dalla paura di subire ulteriori violenze contro lei stessa e contro i suoi bambini, oppure dalla mancanza di risorse o di sostegno da parte della famiglia, della comunità o da parte del sistema giuridico.
Esempi di violenza contro le donne nell’arco della vita
Prima della nascita> Aborto selettivo del sesso;
Prima infanzia> Infanticidio femminile; vessazioni fisiche, sessuali e psicologiche
Infanzia> Matrimonio precoce; mutilazione genitale femminile; vessazioni fisiche, sessuali e psicologiche; incesto; prostituzione e pornografia infantile.
Adolescenza>Violenza nel corteggiamento, per esempio attacchi con l’acido.
Età adulta> stupro; sesso legato a ragioni economiche (per es. studentesse che hanno rapporti sessuali con uomini più maturi in cambio del denaro per gli studi); incesto; vessazioni sessuali sul lavoro; stupro; molestie sessuali; prostituzione e pornografia forzata; tratta di donne; violenza da parte del partner; stupro coniugale; vessazioni e omicidio legato alla dote; uccisione da parte del partner; vessazioni psicologiche; maltrattamenti di donne invalide; gravidanza forzata.
Vecchiaia> “suicidio” forzato oppure omicidio di vedove per ragioni
economiche; vessazione sessuale, fisica e psicologica.
Fonte: “Violence Against Women”, OMS (FRH/WHD/97.8)

La violenza domestica e l’AIDS
Quasi 14 milioni di donne oggi hanno contratto l’infezione da HIV, ed il tasso di donne contagiate è in aumento. Uno studio di prossima pubblicazione dell’OMS individua nel partner regolare la maggiore fonte di rischio di contagio da HIV per molte donne, aggravato dalla disparità della relazione che rende per le donne difficile, se non impossibile, adottare protezioni nel rapporto sessuale. Per molte donne il sesso non è una scelta. In uno studio su donne di più di 18 anni di una provincia dello Zimbabwe, il 26 per cento delle donne coniugate ha dichiarato di essere stato costretto ad avere rapporti sessuali contro la propria volontà. E' noto che anche quando una donna è consapevole del fatto che il partner ha altre relazioni sessuali oppure ha contratto l’HIV, può non avere la possibilità di insistere sull’impiego di un preservativo e di pretendere la monogamia. Questi sono, però, i due metodi raccomandati dalla maggior parte dei programmi di prevenzione contro l’HIV/AIDS. Molte donne temono che qualunque tentativo di proporre tali misure di prevenzione provocherebbe ulteriori violenze. Altri studi hanno rilevato che la diffusione dell’HIV/AIDS in alcune parti dell’Africa viene aggravata dal fatto di considerare la donna una “proprietà” dell’uomo. Per esempio, la tradizione della trasmissione ereditaria della vedova è molto diffusa nell’Africa Orientale e in quella del Sud. Quando il marito muore, la moglie e le sue proprietà passano spesso in eredità al fratello più anziano. Nel Kenya Occidentale le donne vengono costrette a risposarsi anche se il marito è morto di AIDS, se loro stesse sono contagiate, oppure se il futuro marito ha l’AIDS. Non ci sono leggi in Kenya che si oppongano a questa pratica.


Per una donna, il rischio di subire violenza da parte di un altro membro della famiglia è mediamente assai più elevato rispetto a quello di essere aggredita per strada da sconosciuti e si può ritenere che episodi di violenza fisica di una certa serietà si verifichino, almeno una volta, nel 30% di tutti i nuclei familiari.

La violenza domestica, che venga commessa dai cittadini o dallo Stato, costituisce una violazione dei diritti dell’uomo. Gli Stati hanno il dovere di fare in modo che coloro che ne sono responsabili non rimangano impuniti. Spesso, in seguito alla politica degli Stati o alla mancanza di azione da parte loro la violenza in ambito domestico viene di fatto condonata. In base alla normativa internazionale dei diritti dell’uomo, gli Stati hanno un duplice dovere: non solo devono astenersi dal commettere violazioni dei diritti dell’uomo, ma hanno anche l’obbligo di prevenirle e dare una risposta efficace alle violenze.