giovedì 25 novembre 2010

Malanova


Care Amiche, voglio ricordare a tutte voi che oggi è la giornata nazionale contro la violenza sulle donne. E voglio ricordarla con la drammatica storia di Anna Maria Scarfò la giovane ragazza di San Martino di Taurianova (Calabria), violentata all'età di 13 anni da alcuni ragazzi del suo paese. Questa è la sua storia.

Avevo 13 anni quando mi hanno violentata per la prima volta. Hanno continuato a farlo per tre anni. Poi li ho denunciati. E la mia vita è diventata un incubo. Perché ho osato sfidare l'omertà.

Posso partire dal principio, da quando ero una ragazzina e tutti mi chiamavano "la bambolina". Mi chiamavano così mia madre, i parenti e anche in chiesa. Avevo le gote sorridenti e gli occhi allegri. Ho le lentiggini sul nasino e un viso smorfiosetto e dolce proprio come una bambola. Un neo al centro della guancia sinistra. Capelli lunghi neri. Lucidi. E poi sono bassa. Sono alta un metro... un metro e cinquanta. Formato bambola.
"Annarella, sei bella come una bambola" mi dicevano tutti. E io ci credevo.
Questa è la storia di una puttana che aveva tredici anni.
Questa è la mia storia. Non è facile scriverla. Né ascoltarla. Decidete ora se volete continuare a sapere. Ma se cominciate, abbiate il coraggio di ascoltare fino in fondo, come io ho avuto il coraggio di vivere quello che vi racconterò dall'inizio. Da quando tutti mi chiamavano "la bambola".

Voglio ricordare che dati i risvolti della vicenda, e dato il contesto sociale a cui lei non si è mai piegata, merita di essere ricordata da tutte noi per il coraggio che ha avuto nel sostenere la sua battaglia. Coraggio da cui dovremmo prendere tutte noi esempio.
A lei, a tutte coloro che sono state capaci di combattere oltre le barriere dell'ignoranza, della maldicenza e dell'omertà, dedico questo post in questa giornata a noi dedicata, ma anche a tutti i giorni "qualunque" in cui si consumano simili tragedie, e di giorni qualunque, Amiche mie ne è pieno il calendario.

martedì 20 luglio 2010

pretendere rispetto

Scrivo questo post con moltissima rabbia. Questo vuole essere uno sfogo.
Oggi ascoltavo questa canzone di Carmen Consoli e pensavo al fatto che chissà quante donne, sono costrette da situazioni più grandi di loro ad essere guardate con disprezzo, con disappunto o con rabbia da parenti e amici. Quante di noi, si trovano nella stessa situazione, quando la violenza avviene tra le mura domestiche? Quante devono "mantenere il segreto"? Quante vittime di pedofilia, quante hanno subìto violenza da un parente. Siamo tantissime.
Io voglio dire solo una cosa, che non sarà giusta magari, ma penso che situazioni del genere siano assolutamente inammissibili, i parenti che difendono l'aggressore come nel caso citato nella canzone (che delinea e descrive con molta enfasi quello che si viene a creare), mi fanno solo vomitare. Tutta la colpa e la vergogna che abbiamo provato irrazionalmente, dovremmo scagliarla contro di loro, tutta la paura che abbiamo provato, tutta la rabbia. Irrazionalmente quando siamo sole, tutto viene perduto, noi diventiamo le colpevoli. Razionalmente, dobbiamo sapere e DIRE AD ALTA VOCE QUELLO CHE CI E' STATO FATTO e gridare che giustizia non viene fatta. Amiche, noi dobbiamo essere le prime a ribellarci a questo. Denuncia o non denuncia, noi dobbiamo pretendere rispetto. Il rispetto che non ci è stato dato da bambine, da adolescenti, mentre siamo state colte impreparate o quando non sapevamo proprio come reagire, QUEL rispetto lo dobbiamo pretendere una volta capito che noi possiamo e dobbiamo SEMPRE camminare a testa alta.
Anche in una fossa di serpenti.

Mio Zio - Carmen Consoli

Ho messo il rossetto rosso
in segno di lutto
e un soprabito nero
era un uomo distinto mio zio
Madre non piangere ingoia e dimentica
le sue mani ingorde tra le mie gambe
adesso sta in grazia di Dio

Brava bambina fai la conta
più punti a chi non si vergogna
Giochiamo a mosca cieca
che zio ti porta in montagna

Porgiamo l'estremo saluto ad un animo puro
Un nobile esempio di padre e amico e fratello
E sento il disprezzo profondo
i loro occhi addosso
ho svelato l'ignobile incesto
e non mi hanno creduto

Brava bambina un po' alla volta tranquilla
non morde e non scappa
giochiamo a mosca cieca
che zio ti porta in vacanza

Brava bambina fai la conta
chi cerca prima o poi trova
Gioiuzza fallo ancora
che zio ti porta alla giostra

Ho messo un rossetto rosso carminio
e sotto il soprabito niente
in onore del mio aguzzino.

lunedì 19 aprile 2010

sentimenti ambivalenti nei confronti della violenza.

Carissime, vorrei prendere oggi in esame un argomento molto importante quanto sottovalutato. Sto parlando del fatto che una violenza, uno stupro, una molestia, possano accadere senza il nostro assenso, ma anche con l'involontaria partecipazione del nostro corpo; mi spiego meglio: il nostro corpo può, e nella maggior parte dei casi LO FA, reagire in maniera discordante da ciò che stiamo pensando. Provare piacere o desiderio puramente fisico associato però a un malessere interiore non sono le basi per poter affermare che un rapporto è stato consenziente. Ragazze, basta la sola minima mancanza di desiderio da parte vostra perchè sia una violenza.
Eccovi qualche informazione riguardo questo tipo di meccanismi inconsci che possono portarvi a "vivere tranquillamente" sotterrando in un posto lontano dentro di voi una violenza subìta ma chissà perchè catalogata come un episodio insignificante e che non ha portato conseguenze, NON E' MAI COSI'! Ve ne accorgereste sotto altri aspetti della vostra vita. Voglio anche aggiungere che non c'è motivo di sentirsi in colpa per aver provato piacere, o rivivere fantasie di quel genere.
"Molte ragazze o donne si sentono particolarmente confuse quando notano che durante un'aggressione sessuale il loro corpo prova eccitazione e talvolta giungono addirittura al culmine, mentre esse non volevano il contatto sessuale, si sentivano male e provavano forse anche dolore. La reazione del corpo è normale: l'eccitazione sessuale comincia con un riflesso incosciente nel corpo che può essere suscitato in vari modi (toccando determinati punti o attraverso sentimenti di paura). Se sei sessualmente eccitata non significa che sei d'accordo con un atto sessuale.
Se i tuoi confini vengono violati e non hai la forza di difenderti contro la pressione di un altro è normale avere paura. Questo non vale solo per le aggressioni sessuali ma per tutte le situazioni che non siamo in grado di controllare.

È molto più facile dare la colpa a se stessi che ammettere di non essersi assolutamente potuti difendere da un'aggressione sessuale. Poiché questo ci da la sensazione di essere completamente impotenti e vulnerabili. Non avere più il controllo della situazione per noi esseri umani è una situazione difficile da sopportare. Tuttavia, succede che non sei assolutamente in grado di difenderti, poiché sei paralizzata dalla paura, sei sotto shock e ti comporti come se niente fosse accaduto, perché chi ti sta di fronte è più forte o perché sei semplicemente sorpresa ed esterrefatta. Talvolta non è assolutamente possibile difendersi.
Può darsi che i tuoi genitori o amici ti rimproverino. Ciò dimostra a che punto siano sopraffatti dalla situazione. Probabilmente cercano anche di minimizzare l'accaduto poiché non sanno che pesci prendere. Oppure chi ti ha aggredito ti rimprovera e cerca di denigrarti talmente fino a che ti senti sporca e colpevole. Forse cerca addirittura di minimizzare l'accaduto per proteggersi da eventuali accuse e placare la propria cattiva coscienza. Chi subisce una violenza sessuale non è mai colpevole."

martedì 6 aprile 2010

non siete bambole.

Care Amiche, vi propongo l'ascolto di una canzone scritta dal gruppo "Baustelle" intitolata "La bambolina". Si tratta di una canzone che rispecchia lo stato d'animo di una ragazza che si prostituisce, e la dedico oltre ai milioni di donne che si trovano in questa situazione, anche a chi di voi sente quello stesso freddo dentro di sé.


La bambolina - Baustelle

La bambolina
cammina e cammina
fra il ghiaccio e la brina
un raggio di luna
le illumina il viso
già pronto per l'uso
a tutti risponde di sì
la bambolina
la stessa di prima
si espone in vetrina
si piega, si inchina
al tempo al potere
si guarda il sedere
è grassa
si sente così
Padre delle Nuove Borgate
delle Vite Ammazzate
buon Dio dell'Estate
regalale un fiore
che sia liberata
dai sogni e dai falsi bisogni
non compri
non esca
non cresca
sia vera
Volpe a digiuno
si sente nessuno
le piace la crema
di Londra e di Roma
si allunga e si affina
è freddo
è mattina
il mondo la tratta così
Cristo delle Peggio Borgate
delle Vite Sprecate
buon Dio dell'Estate
accendi un bel fuoco
brucia la modella
smagliante sul cartello gigante
e il suo triste sesso
sia fine a se stesso.

lunedì 22 marzo 2010

La donna è perfetta com'è.

Ho deciso di parlarvi delle mutilazioni genitali femminili per dare uno sguardo alla condizione della donna oltre la nostra cultura occidenale, perchè a noi, donne ormai libere sotto tutti i punti di vista, potrebbe sembrare assurda l'esistenza di tali pratiche proprio al giorno d'oggi. E' importante invece per noi conoscere queste cose perchè accadono anche in Italia, e la prima forma di distruzione di questi abomini sono proprio la conoscenza e l'informazione.

L'infibulazione (dal latino fibula, spilla) è una mutilazione genitale femminile. Consiste nell'asportazione del clitoride, delle piccole labbra, di parte delle grandi labbra vaginali con cauterizzazione, cui segue la cucitura della vulva, lasciando aperto solo un foro per permettere la fuoriuscita dell'urina e del sangue mestruale. Ha nascita esclusivamente culturale, ma oggi è adottata e praticata soprattutto in molte società in Africa, nella penisola araba e nel sud-Est asiatico.
Le origini delle mutilazioni sessuali femminili sono legate a tradizioni dell’antico Egitto (da qui il nome di infibulazione faraonica). Si calcola che in Egitto, nonostante la pratica sia vietata, ancora oggi tra l'85% e il 95% delle donne abbia subito l'infibulazione. La Somalia, dove la pratica è diffusa al 98%, è stata definita dall'antropologo de Villeneuve le pays des femmes cousues, il paese delle donne cucite.
L'infibulazione e l'escissione del clitoride non sono menzionate dal Corano. non è dunque islamicamente lecita alcuna forma di infibulazione che rechi danno fisico alla donna. Né è considerato accettabile nell'Islam che sia limitato il piacere sessuale della donna. Di qui il fatto che la giurisprudenza coranica ammette, fra le cause di divorzio, difetti fisici della sposa, come ad esempio una circoncisione mal riuscita.

Sebbene non sia in nessuna sua parte richiesta dal Corano, l'infibulazione è una pratica che si può riscontrare in alcuni paesi islamici (parte dell'Egitto, Somalia, Eritrea, Nigeria) dove viene consigliata spacciandola come sistema utile a mantenere intatta la purezza della donna. In Indonesia un'associazione islamica sta finanziando campagne di infibulazione gratuita all'interno delle scuole. Così facendo avrebbe già reso possibile l'infibulazione del 96 per cento delle bambine indonesiane. Anche se tale informazione - proveniente dalla meritoria attività di una Fondazione militante istituita da Waris Dirie risulta decisamente sovradimensionata e del tutto non referenziata.
In Somalia, una donna che non è infibulata, viene considerata impura. Per tanto, non riesce a trovare marito e rischia l'allontanamento dalla società.
Il presidente Thomas Sankara mise al bando con una legge nel 1985 l'escissione e l'infibulazione in Burkina Faso.

EFFETTI DELL'INFIBULAZIONE

I rapporti sessuali, attraverso questa pratica, vengono impossibilitati fino alla defibulazione (cioè alla scucitura della vulva), che in queste culture, viene effettuata direttamente dallo sposo prima della consumazione del matrimonio. Dopo ogni parto viene effettuata una nuova infibulazione per ripristinare la situazione prematrimoniale. La pratica dell'infibulazione faraonica ha lo scopo di conservare e di indicare la verginità al futuro sposo e di rendere la donna una specie di oggetto sessuale incapace di provare piacere nel sesso con il coniuge.
Le conseguenze per la donna sono tragiche, in quanto perde completamente la possibilità di provare piacere sessuale a causa della rimozione del clitoride e i rapporti diventano dolorosi e difficoltosi, spesso insorgono cistiti, ritenzione urinaria e infezioni vaginali. Ulteriori danni si hanno al momento del parto: il bambino deve attraversare una massa di tessuto cicatrizzato e poco elastico reso tale dalle mutilazioni; in quel momento il feto non è più ossigenato dalla placenta e il protrarsi della nascita toglie ossigeno al cervello, rischiando di causare danni neurologici. Nei paesi in cui è praticata l'infibulazione inoltre, è frequente la rottura dell'utero durante il parto, con conseguente morte della madre e del bambino.

Bisogna ricordare che queste pratiche sono atti di sottomissione della donna camuffati da usanze di vario tipo. Le pratiche culturali tradizionali di ogni paese non giustificano MAI gli abusi come questi! Esse sono solo frutto di una società maschiocentrica e non bisogna confonderla con altro (è il caso ad esempio delle donne musulmane e l'usanza del burqa).
E ricodatevi Amiche, che quelle donne che rivendicano il loro diritto di aderire a queste pratiche o usanze, lo fanno perchè reduci da un'esperienza di vita parzialmente cieca e fortemente influenzata dal contesto sociale che fa credere loro di poter scegliere.
Ma può una donna scegliere di mutilare una parte di se stessa? Può una donna scegliere di nascondere la propria bellezza? Può una donna scegliere di vivere reclusa? La risposta, la lascio proprio a voi che siete donne.

mercoledì 20 gennaio 2010

Haiti: ci voleva un terremoto per accorgerci di loro?


Carissime, vorrei prendere un tema che in questi giorni ci sta molto a cuore: il terremoto ad Haiti. La mia sia chiaro, vuole essere solo una piccola riflessione su quanto accade in questo posto.
In tv vediamo continuamente immagini di bambini e bambine soli ed abbandonati a loro stessi, senza più genitori e senza una casa in cui vivere. Ma io ho pensato una cosa. Quanti di quei bambini avevano una situazione drammatica, quanti di loro avevano davvero una vita serena quella che ogni bambino dovrebbe avere? Secondo me la situazione è ben diversa da quella che immaginiamo. Ci sono bambini ad Haiti che vengono sfruttati, abbandonati, picchiati, venduti dai genitori stessi per finire in squallidi bordelli per essere sfruttati sessualmente, e per morire non dopo molto tempo di aids. E le bambine sono le più colpite. Ho fatto qualche ricerca in internet e questo è stato il risultato, più drammatico di quel che credevo:

"La lista di violazioni e discriminazioni delle quali l’infanzia di Haiti è vittima è tristemente lunghissima. In modo particolare per le femmine. Come riportato dall’UNICEF nel Child Alert: Haiti, pubblicato nel marzo 2006, un bambino su quattordici non riuscirà a festeggiare il suo primo compleanno; il tasso di mortalità entro i 5 anni è 120/1.000: in altre parole un bambino ogni otto non raggiungerà i 5 anni. Un minore su sette è orfano di almeno un genitore; elemento che, combinato con la situazione di povertà che affligge il paese, fa sì che moltissimi bambini vivano in una situazione di gravissima vulnerabilità, rendendoli facile preda di sfruttatori. Come confermato dall’assurdo fenomeno - tanto assurdo da sembrare anacronistico nel 2007 a poco più di un’ora di volo dalle spiagge della Florida - dei circa 280.000 bambini restaveks, bambini in domesticità (che non è altro che una definizione addolcita per indicare la schiavitù), sfruttati nei lavori domestici e in molti casi ripetutamente picchiati e abusati sessualmente, dove, ancora una volta, sono le bambine le più colpite, rappresentando il 75% di questa cifra."

"Gli abusi sessuali sulle bambine hanno raggiunto livelli drammatici. Secondo uno studio pubblicato recentemente dalla Banca Mondiale si stima che il 46% delle minorenni siano state vittime di abusi sessuali domestici. A Cité Soleil e Martissant (zone della capitale colpite dalla violenza armata) molte ragazze sono state vittima di stupro, e in molti casi di stupri collettivi. L’unità per la protezione delll’infanzia di MINUSTAH ha riportato 29 casi nell’ultima settimana del mese di novembre, tra cui quello di una ragazza quindicenne vittima di uno stupro collettivo da parte di sei persone armate."

Non ci è voluto certo un terremoto per distruggere loro l'esistenza. Io dico che una grandissima parte di quei bambini era già compromessa dagli sfruttamenti che nessun bambino dovrebbe mai subire. Non ci voleva un terremoto per accorgerci di loro.