giovedì 8 dicembre 2011

la storia di Annabel Norris: vittima di bullismo e anoressia

Care Amiche, ho trovato nel web la storia di questa adolescente inglese di nome Annabel Norris che in seguito a continui episodi di bullismo arrivò a pesare 31 chili andando quasi incontro alla morte per anoressia mentale. I suoi problemi cominciarono all'età di tredici anni perchè dei ragazzi della sua scuola la perseguitavano per il suo colore di capelli (ginger bitch -puttana dai capelli rossi-), perseguitandola anche con e-mail per deriderla anche a distanza (cyberbullismo). La cosa che più mi ha colpita è che la povera Annabel diventò ossessionata dal suo aspetto fisico proprio in una età così delicata, e le conseguenze sono state drammatiche: Annabel cominciò a tingersi i capelli ogni settimana di un colore diverso dal suo e a dimagrire irrimediabilmente, arrivando allo sfinimento con più di 3000 addominali alla volta e assumendo 50 calorie al giorno.
Ben presto Annabel fu ricoverata in ospedale e riprese un peso nella norma ma una volta tornata a scuola le forme di bullismo furono più terribili che mai, tanto che la ragazza ricadde nell'anoressia. Dopo otto mesi si ritrovò in ospedale in fin di vita, alimentata solo dalle flebo. Ha dovuto affrontare una lunga psicoterapia per uscire dall'anoressia e oggi fortunatamente la sua autostima e la sua concezione di sè stessa sono ben diverse da quelle che aveva introiettato nell'adolescenza a causa delle continue vessazioni:

"La mia esperienza così vicina alla morte mi ha fatto realizzare quanto veramente volessi vivere. Ha cambiato la mia prospettiva sulla vita."

Ora Annabel per fortuna sta bene ed è diventata una parrucchiera ed è contenta di sè stessa e dei suoi capelli rossi.
Purtroppo ci sono tante vittime del bullismo e non tutti ne escono vittoriosi, anzi moltissimi adolescenti sono arrivati anche a togliersi la vita... il bullismo può sembrare una banalità ma è un problema molto serio che porta serie conseguenze, come in questo caso.
Se ne siete vittime parlatene con qualcuno e ricordate che non è un problema che dipende da voi o dal vostro aspetto fisico. Chiedete aiuto.

giovedì 1 dicembre 2011

sensibilizzazione contro la violenza sulle donne



E' stato qualche giorno dopo la giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Passeggiavo con delle amiche nel centro della mia città e oltre agli addobbi natalizi, ho trovato anche questo segno di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne. Sono rimasta davvero molto colpita e ho pensato di condividerlo con tutte voi, visto che evidentemente è un problema di cui si parla sempre di più anche nelle città più piccole e non solo nei capoluoghi, spero che questo messaggio sia arrivato a più gente possibile.

venerdì 29 luglio 2011

la boiata del decalogo antistupro.

Care Amiche, femministe e non, casalinghe, campagnole, cittadine, sempliciotte, intellettuali, lesbiche, trans, fidanzate, single, universitarie, lavoratrici, mamme e figlie. Oggi mi rivolgo proprio a tutte per portare la vostra attenzione al decalogo antistupro patrocinato dal comune di Roma per la "nostra sicurezza". Ventiquattro semplici regole tutte al femminile da seguire per prevenire un'aggressione a sfondo sessuale a nostro scapito, per tutte noi che viaggiamo in treno, che andiamo a lavoro che, semplicemente VIVIAMO:

"Quartieri grandi come citta’, moltitudini di persone e di auto che si spostano ogni giorno, manifestazioni e cortei che raccolgono persone da tutta Italia, milioni di turisti che affollano il centro della citta’, immigrati di razze diverse in cerca di una casa o di un lavoro che si riversano nelle periferie. Difficile sentirsi sicure. (che paura!)
Per chi viaggia in treno da sola, torna a casa tardi la sera, vive in periferia o in quartieri particolarmente a rischio, per chi subisce violenza psicologica a casa o al lavoro o per chi semplicemente parcheggia l’auto di notte da sola sotto casa. Nel vademecum sono contenuti anche tutti i numeri utili da salvare sul proprio cellulare e le informazioni utili su Petra, il dispositivo per la sicurezza personale sperimentato a Roma dimostratosi utilissimo per chiunque voglia sentirsi più sicuro."

In breve, il decalogo consiglia alle donne di non vestire in modo appariscente se si viaggia col treno, di non passare per vicoli bui, di mettere la borsetta nella busta della spesa e consigli simili, sminuendo l'intelligenza e il corpo di ogni donna, sottintendendo che se vogliamo davvero proteggerci dobbiamo vivere e comportarci come degli automi stereotipati e senza personalità, sottintendendo che potremmo noi essere la causa di un tentato stupro o di una aggressione semplicemente mettendo quello che più ci piace e che ci fa sentire a nostro agio, quando invece gli stupri e le tentate violenze sono scatena da ben altro. Qualcosa che è dentro certi maschi, un odio misogino, il voler dimostrare di essere superiore ad un altro essere umano, umiliandolo. La realtà è un'altra. Le donne sono sempre state uccise, violentate, massacrate per leggi e regole (come il delitto d'onore o l'omofobia, quante donne lesbiche vengono violentate all'uscita dei locali gay?) imposte da società maschiocentriche, e nulla hanno a che fare con il modo di vestire.
Penso che sarebbe molto più utile cominciare a spostare l'attenzione su gente che è capace di stuprare bambini, violentare ragazzine, picchiare la propria moglie. Invece che mettere sulle metrò i consigli della nonna per non essere stuprate (che a mio parere potrebbero persino servire da giustificazione per i malintenzionati poichè una donna che non aderisce al decalogo potrebbe passare per una poco di buono "l'ha voluto lei"), sarebbe molto più utile esporre dei consigli di comportamento rivolto agli uomini per evitare di infastidire anche involontariamente le donne; credo infatti che sia sbagliatissimo accendere i riflettori sulla vittima e i suoi comportamenti, invece che su coloro che compiono un grave reato.

martedì 31 maggio 2011

La mia gonna corta

Care Amiche, ho comprato proprio oggi il libro "Io sono emozione" di Eve Ensler. Si tratta di un saggio, pregno di grande carica emotiva, che affronta molti problemi dell'adolescenza femminile in quasi tutti gli aspetti (che prenderò in considerazione nei prossimi post). Ciò che voglio condividere con voi oggi è questa stupenda poesia contenuta nel libro, che ha suscitato in me emozioni che mi hanno fatta sentire in pace con me stessa: che bello non dover dare spiegazioni su cosa indossiamo o perchè lo facciamo...tutte le ragazze dovrebbero leggere queste parole, lo dico perchè io per prima mi sono sentita libera! Sono certa che esse suoneranno differenti per ognuna di voi, e che potreste rimanere colpite da alcuni versi piuttosto che da altri, ma altrettanto certa che piacerà a tutte Voi!

La mia gonna corta
non è un invito
una provocazione
un'indicazione
che lo voglio
o che la do
o che batto.

La mia gonna corta
non è una supplica
non vi chiede
di essere strappata
o tirata su o giù.

La mia gonna corta
non è un motivo legittimo
per violentarmi
anche se prima lo era
è una tesi che non regge più
in tribunale.

La mia gonna corta, che ci crediate o no,
non ha niente a che fare con voi.

La mia gonna corta
è riscoprire
il potere dei miei polpacci
è l'aria fredda autunnale che accarezza
l'interno delle mie cosce
è lasciare che viva dentro di me
tutto ciò che vedo o incrocio o sento.

La mia gonna corta non è la prova
che sono stupida
o un'indecisa
o una ragazzina manipolabile.

La mia gonna corta è la mia sfida.
Non vi permetterò di farmi paura.

La mia gonna corta non è un'esibizione,
è ciò che sono
prima che mi obbligaste a nasconderlo
o a soffocarlo.
fateci l'abitudine.
La mia gonna corta è felicità.
Mi sento in contatto con la terra.
Sono qui. Sono bella.

La mia gonna corta è una bandiera
di liberazione dell'esercito delle donne.
Dichiaro queste strade, tutte le strade,
patria della mia vagina.

La mia gonna corta
è acqua turchese con pesci colorati che nuotano
un festival d'estate nella notte stellata
un uccello che cinguetta
un treno che arriva in una città straniera.

La mia gonna corta è una scorribanda
un respiro profondo
il casqué di un tango.
La mia gonna corta è
iniziazione, apprezzamento, eccitazione.

Ma soprattutto la mia gonna corta
con tutto quel che c'è sotto
è mia, mia, mia.

sabato 29 gennaio 2011

Notte buia, niente stelle - Stephen King


Care Amiche,
vi propongo tra le Letture un'eccezionale novità editoriale che riguarda uno scrittore di fiction di fama mondiale, spesso erroneamente classificato come scrittore di genere; sto parlando di Stephen King e della sua ultima raccolta di racconti, "Notte buia, niente stelle". Riporto quanto scritto nel risvolto di copertina."Un agricoltore uccide la moglie e la getta in un pozzo. La sua colpa? Voler vendere un lotto di terra ricevuto in eredità. "La terra è affare dell'uomo, non della donna." Siamo in Nebraska nel 1922.Tess scrive gialli "rassicuranti", popolati da vecchiette che giocano ai detective. Una sera, viene aggredita e stuprata da un misterioso "gigante". Creduta morta e lasciata in un canale di scolo, sopravvive e medita vendetta. Streeter, bancario malato di cancro, incontra il Diavolo nelle fattezze di un venditore ambulante. L'affare che conclude decide la sorte del suo migliore amico, colpevole di avergli rubato la ragazza tanti anni prima. Due anni dopo le nozze d'argento, Darcy scopre che suo marito custodisce in garage un segreto. Un fiume di pazzia scorre sotto il prato fiorito del loro matrimonio. Che fare? Tirare avanti come prima o cercare una via d'uscita? I quattro nerissimi romanzi brevi raccolti in questo libro parlano di donne uccise, seviziate o comunque "rimesse al loro posto". È in corso, nel nostro Occidente, una guerra contro "l'altra metà del cielo". La combattono maschi frustrati, impauriti, resi folli dalla perdita del loro potere. Come in Dolores Claiborne e altri capolavori, Stephen King esplora la psiche di donne forti che non accettano i soprusi e, quasi sempre, trovano la propria rivalsa. Che non coincide per forza con un "lieto fine".Questa volta insomma il "re del brivido" si occupa, con un realismo e una crudezza necessari a descrivere come avvengano questi fatti così vicini alla realtà entrando nella loro psiche e accompagnandoci all'interno di quelle case in cui certi orrori avvengono ogni giorno.Dal racconto "Maxicamionista":
Allontanò quei pensieri. Era troppo stanca per riflettere sulle proprie responsabilità morali. Ci avrebbe pensato in seguito, se Dio le avesse dato un seguito, e forse lo avrebbe fatto. Ma non voleva pensarci ora, non su quella strada deserta, quando ogni paio di fari in avvicinamento poteva essere del suo stupratore. Il "suo" stupratore. Ormai le apparteneva.
*****
-Tante donne vengono violentate. Non sei l'unica, lo sai questo?
Sì, Tess lo sapeva. Ma in certe cose non valeva "mal comune, mezzo gaudio", e pensare alla tante donne violentate non le avrebbe calmato i nervi in attesa del test dell'HIV e del suo risultato. Betsy sorrise. Non era un sorriso piacevole né comprensivo.
-In tutto il mondo, in questo preciso istante, delle donne vengono violentate. Anche delle bambine. E alcune avranno un animaletto di pezza preferito. Alcune vengono uccise, altre sopravvivono. Tra queste ultime, in quante sporgono denuncia, secondo te? Lo sai?
Tess scosse il capo.
-Non lo so nemmeno io, disse Betsy.

E'questo, care Amiche, uno dei rari casi di narrativa in cui la finzione, che qui potremmo definire thriller con risvolti agghiaccianti fino a sfociare talvolta nel paranormale, si unisce a una riconoscibile realtà -purtroppo. Vi lascio con le parole dell'autore, in uno stralcio estratto dalla postilla; si nota una enorme sensibilità nei confronti degli argomenti da lui trattati; commovente la semplice dedica dell'opera "A Tabby. Ancora." Chiaramente sua moglie.

Scrive King:
Ho pochissima pazienza nei confronti degli scrittori che non prendono sul serio il proprio lavoro, e proprio nessuna pazienza nei confronti di chi sostiene che l'arte di scrivere storie sia ormai logora. Non è logora, e non è un giochino letterario. E' uno dei più importanti modi di cercare un senso nelle nostre vite e nel sovente terribile mondo che ci circonda. E' il modo in cui rispondiamo alla domanda: "Come possono accadere cose del genere?

martedì 18 gennaio 2011

Il massacro del Circeo

Carissime, ho pensato ultimamente a questo fatto di cronaca agghiacciante che ha cambiato la storia della donna in Italia, voglio ripercorrere i fatti in breve... e riportare alla vostra attenzione la coraggiosa Donatella Colasanti, protagonista della triste vicenda, che all'epoca dei fatti aveva solo 17 anni, e che ha sempre conservato nel cuore questo orrore.
Tutto è cominciato il 29 settembre, quando Rosaria Lopez (19 anni) e Donatella Colasanti (17 anni) si incontrano con due ragazzi della Roma Bene Gianni Guido e Angelo Izzo per fare una gita verso il mare. A bordo di una Fiat 127 bianca, i quattro ragazzi giungono a Villa Moresca a San Felice Circeo, di proprietà della famiglia Ghira, dicendo che Andrea Ghira sarebbe arrivato dopo poco. L’arrivo alla villa coincide per le ragazze con l’inizio dell’inferno. I tre ragazzi provavano disprezzo per le ragazze provenienti da famiglie di modesta condizione sociale, e decisero abusare di loro. Dapprima rinchiuse nel bagno, poi a turno torturate e seviziate.
Entrambe vennero drogate. Rosaria Lopez fu portata nel bagno di sopra della villa, picchiata ed annegata nella vasca da bagno. Dopo tentarono di strangolare con una cintura la Colasanti e la colpirono selvaggiamente. In un momento di disattenzione dei due aguzzini, Donatella riuscì a raggiungere un telefono e cercò di chiedere aiuto ma fu scoperta e bastonata.
Donatella Colasanti riuscì ad evitare la morte perché, si finse morta ingannando i suoi torturatori.

A quel punto i ragazzi avvolsero i due corpi in buste di plastica, li caricarono nel bagagliaio dell' auto e tornarono a Roma. In città parcheggiarono la vettura davanti all'abitazione di uno dei tre e si allontanarono, forse prevedendo di sbarazzarsi dei corpi in un secondo momento. Donatella Colasanti accortasi che l'auto era stata abbandonata, cominciò a gemere richiamando l'attenzione di un vigile notturno che la salvò.
La giovane Donatella, costituitasi poi parte civile contro i suoi carnefici, venne rappresentata dall’avvocato Tina Lagostena Bassi nel processo. Diverse associazioni femministe si costituirono parte civile e presenziarono al processo. Il 29 luglio 1976 arrivò la sentenza in primo grado al tribunale di Latina: ergastolo per Gianni Guido e Angelo Izzo, ergastolo in contumacia per Andrea Ghira. I giudici non concessero alcuna attenuante. Ghira fuggì in Spagna e si arruolò nel Tercio (Legione spagnola) (da cui venne espulso per abuso di stupefacenti nel 1994) con il falso nome di Massimo Testa de Andres. Ghira sarebbe morto di overdose nel 1994 e sarebbe stato sepolto nel cimitero di Melilla, enclave spagnola in Africa, sotto falso nome. Nel dicembre 2005 il suo cadavere fu ufficialmente identificato mediante esame del DNA. I familiari delle vittime hanno tuttavia contestato le conclusioni della perizia, sostenendo che le ossa sarebbero quelle di un parente di Ghira. Esiste d’altra parte una foto del 1995, scattata dai Carabinieri a Roma, che ritrae un uomo camminare in una zona periferica della città: l’analisi dell’immagine al computer ha confermato che si trattava di Andrea Ghira. Nel corso degli anni suoi avvistamenti sono stati segnalati in Brasile, Kenya, Sudafrica. Guido e Izzo nel gennaio 1977 presero in ostaggio una guardia carceraria e tentarono di evadere dal carcere di Latina, senza successo. La sentenza viene modificata in appello il 28 ottobre 1980 per Gianni Guido. La condanna gli viene ridotta a trenta anni, dopo la dichiarazione di pentimento e la accettazione da parte della famiglia della ragazza uccisa di un risarcimento. Gianni Guido riuscì in seguito ad evadere dal carcere di San Gimignano nel gennaio del 1981. Fuggì a Buenos Aires dove però venne riconosciuto ed arrestato, poco più di due anni dopo. In attesa dell’estradizione, nell’aprile del 1985 riuscì ancora a fuggire, ma nel giugno del 1994, fu di nuovo catturato a Panama, dove si era rifatto una vita come commerciante di autovetture, ed estradato in Italia. L’11 aprile 2008 Gianni Guido, il terzo assassino, è stato affidato ai servizi sociali dopo 14 anni passati nel carcere di Rebibbia. Ha finito di scontare definitivamente la pena il 25 agosto 2009, fruendo di uno sconto di pena grazie all’indulto: in pratica, a fronte di una condanna a trent’anni, ha scontato solo poco meno di 22 anni in carcere, essendo fuggito più volte dal carcere e avendo trascorso ben 11 anni di latitanza all’estero. Così infatti ha commentato Letizia Lopez, sorella di Rosaria: “Il signor Guido non ha affatto scontato la sua pena; è andato in Argentina, è scappato all’estero, ha fatto gran parte della condanna ai servizi sociali, ha usufruito di permessi. Ma insomma mi chiedo con quale coraggio una persona così con quello che ha fatto, e senza mostrare pentimento, ora gira libero per Roma?”.
Izzo, uscito dalla prigione, si è recentemente reso colpevole di un duplice omicidio. E’ tornato in carcere il 12 gennaio 2007 .

Dal racconto di Donatella Colasanti:
Tutto è cominciato una settimana fa, con l'incontro con un ragazzo all'uscita del cinema che diceva di chiamarsi Carlo, lo scambio dei numeri di telefono e la promessa di vederci all'indomani insieme ad altri amici. Con Carlo così, vengono Angelo e Gianni, chiacchieriamo un po', poi si decide di fare qualcosa all'indomani, io dico che non avrei potuto, allora si fissa per lunedì. L'appuntamento è per le quattro del pomeriggio. Arrivano solo Angelo e Gianni, Carlo, dicono, aveva una festa alla sua villa di Lavinio, se avessimo voluto raggiungerlo… ma a Lavinio non arrivammo mai. I due a un certo punto si fermano a un bar per telefonare a Carlo, così dicono; quando Gianni ritorna in macchina dice che l'amico avrebbe gradito la nostra visita e che andassimo pure in villa che lui stava al mare. La villa era al Circeo e quel Carlo non arrivò mai. I due si svelano subito e ci chiedono di fare l'amore, rifiutiamo, insistono e ci promettono un milione ciascuna, rifiutiamo di nuovo. A questo punto Gianni tira fuori una pistola e dice: "Siamo della banda dei Marsigliesi, quindi vi conviene obbedire, quando arriverà Jacques Berenguer non avrete scampo, lui è un duro, è quello che ha rapito il gioielliere Bulgari". Capiamo che era una trappola e scoppiamo a piangere. I due ci chiudono in bagno, aspettavano Jacques. La mattina dopo Angelo apre la porta del bagno e si accorge che il lavandino è rotto, si infuria come un pazzo e ci ammazza di botte, e ci separano: io in un bagno, Rosaria in un altro. Comincia l'inferno. Verso sera arriva Jacques. Jacques in realtà era Andrea Ghira, dice che ci porterà a Roma ma poi ci hanno addormentate. Ci fanno tre punture ciascuna, ma io e Rosaria siamo più sveglie di prima e allora passano ad altri sistemi. Prendono Rosaria e la portano in un'altra stanza per cloroformizzarla dicono, la sento piangere e urlare, poi silenzio all'improvviso. Devono averla uccisa in quel momento. A me mi picchiano in testa col calcio della pistola, sono mezza stordita, e allora mi legano un laccio al collo e mi trascinano per tutta casa per strozzarmi, svengo per un po', e quando mi sveglio sento uno che mi tiene al petto con un piede e sento che dice: "Questa non vuole proprio morire", e giù a colpirmi in testa con una spranga di ferro. Ho capito che avevo una sola via di uscita, fingermi morta, e l'ho fatto. Mi hanno messa nel portabagagli della macchina, Rosaria non c'era ancora, ma quando l'hanno portata ho sentito chiudere il cofano e uno che diceva: "Guarda come dormono bene queste due".

La solitudine dei numeri primi

Care Amiche, con l'attuale post, voglio proporvi un romanzo piuttosto recente e la cui trasposizione cinematografica ha riscosso molto successo nelle sale; sto parlando de la solitudine dei numeri primi.
Il motivo che mi spinge a trattare questa opera di fantasia è la maniera in cui l'autore ha saputo trattare quelle patologie, tutt'altro di fantasia, che conosciamo bene, che affettano i due protagonisti nelle due storie apparentemente parallele. Per questo ve ne consiglio la lettura oltre che la visione del film da cui esso è tratto. La delicatezza/crudezza con cui avviene l'indagine psicologica mediante le parole dei personaggi stessi (Mattia e Alice) è notevole, eccone alcuni passi.

"I numeri primi sono divisibili soltanto per uno e per se stessi. Se ne stanno al loro posto nell'infinita serie dei numeri naturali, schiacciati come tutti fra due, ma un passo in là rispetto agli altri. Sono numeri sospettosi e solitari e per questo Mattia li trovava meravigliosi. Certe volte pensava che in quella sequenza ci fossero finiti per sbaglio, che vi fossero rimasti intrappolati come perline infilate in una collana. Altre volte, invece, sospettava che anche a loro sarebbe piaciuto essere come tutti, solo dei numeri qualunque, ma che per qualche motivo non ne fossero capaci.
In un corso del primo anno Mattia aveva studiato che tra i numeri primi ce ne sono alcuni ancora più speciali. I matematici li chiamano primi gemelli: sono coppie di numeri primi che se ne stanno vicini, anzi quasi vicini, perchè fra di loro vi è sempre un numero pari che gli impedisce di toccarsi per davvero. Numeri come l'11 e il 13, come il 17 e il 19, il 41 e il 43. Se si ha la pazienza di andare avanti a contare, si scopre che queste coppie via via si diradano. Ci si imbatte in numeri primi sempre più isolati, smarriti in quello spazio silenzioso e cadenzato fatto solo di cifre e si avverte il presentimento angosciante che le coppie incontrate fino a lì fossero un fatto accidentale, che il vero destino sia quello di rimanere soli.
Tra i matematici è convinzione comune che per quanto si possa andare avanti, ve ne saranno sempre altri due, anche se nessuno può dire dove, finchè non li si scopre.
Mattia pensava che lui e Alice erano così, due primi gemelli, soli e sperduti, vicini ma non abbastanza per sfiorarsi davvero."