sabato 29 gennaio 2011

Notte buia, niente stelle - Stephen King


Care Amiche,
vi propongo tra le Letture un'eccezionale novità editoriale che riguarda uno scrittore di fiction di fama mondiale, spesso erroneamente classificato come scrittore di genere; sto parlando di Stephen King e della sua ultima raccolta di racconti, "Notte buia, niente stelle". Riporto quanto scritto nel risvolto di copertina."Un agricoltore uccide la moglie e la getta in un pozzo. La sua colpa? Voler vendere un lotto di terra ricevuto in eredità. "La terra è affare dell'uomo, non della donna." Siamo in Nebraska nel 1922.Tess scrive gialli "rassicuranti", popolati da vecchiette che giocano ai detective. Una sera, viene aggredita e stuprata da un misterioso "gigante". Creduta morta e lasciata in un canale di scolo, sopravvive e medita vendetta. Streeter, bancario malato di cancro, incontra il Diavolo nelle fattezze di un venditore ambulante. L'affare che conclude decide la sorte del suo migliore amico, colpevole di avergli rubato la ragazza tanti anni prima. Due anni dopo le nozze d'argento, Darcy scopre che suo marito custodisce in garage un segreto. Un fiume di pazzia scorre sotto il prato fiorito del loro matrimonio. Che fare? Tirare avanti come prima o cercare una via d'uscita? I quattro nerissimi romanzi brevi raccolti in questo libro parlano di donne uccise, seviziate o comunque "rimesse al loro posto". È in corso, nel nostro Occidente, una guerra contro "l'altra metà del cielo". La combattono maschi frustrati, impauriti, resi folli dalla perdita del loro potere. Come in Dolores Claiborne e altri capolavori, Stephen King esplora la psiche di donne forti che non accettano i soprusi e, quasi sempre, trovano la propria rivalsa. Che non coincide per forza con un "lieto fine".Questa volta insomma il "re del brivido" si occupa, con un realismo e una crudezza necessari a descrivere come avvengano questi fatti così vicini alla realtà entrando nella loro psiche e accompagnandoci all'interno di quelle case in cui certi orrori avvengono ogni giorno.Dal racconto "Maxicamionista":
Allontanò quei pensieri. Era troppo stanca per riflettere sulle proprie responsabilità morali. Ci avrebbe pensato in seguito, se Dio le avesse dato un seguito, e forse lo avrebbe fatto. Ma non voleva pensarci ora, non su quella strada deserta, quando ogni paio di fari in avvicinamento poteva essere del suo stupratore. Il "suo" stupratore. Ormai le apparteneva.
*****
-Tante donne vengono violentate. Non sei l'unica, lo sai questo?
Sì, Tess lo sapeva. Ma in certe cose non valeva "mal comune, mezzo gaudio", e pensare alla tante donne violentate non le avrebbe calmato i nervi in attesa del test dell'HIV e del suo risultato. Betsy sorrise. Non era un sorriso piacevole né comprensivo.
-In tutto il mondo, in questo preciso istante, delle donne vengono violentate. Anche delle bambine. E alcune avranno un animaletto di pezza preferito. Alcune vengono uccise, altre sopravvivono. Tra queste ultime, in quante sporgono denuncia, secondo te? Lo sai?
Tess scosse il capo.
-Non lo so nemmeno io, disse Betsy.

E'questo, care Amiche, uno dei rari casi di narrativa in cui la finzione, che qui potremmo definire thriller con risvolti agghiaccianti fino a sfociare talvolta nel paranormale, si unisce a una riconoscibile realtà -purtroppo. Vi lascio con le parole dell'autore, in uno stralcio estratto dalla postilla; si nota una enorme sensibilità nei confronti degli argomenti da lui trattati; commovente la semplice dedica dell'opera "A Tabby. Ancora." Chiaramente sua moglie.

Scrive King:
Ho pochissima pazienza nei confronti degli scrittori che non prendono sul serio il proprio lavoro, e proprio nessuna pazienza nei confronti di chi sostiene che l'arte di scrivere storie sia ormai logora. Non è logora, e non è un giochino letterario. E' uno dei più importanti modi di cercare un senso nelle nostre vite e nel sovente terribile mondo che ci circonda. E' il modo in cui rispondiamo alla domanda: "Come possono accadere cose del genere?

martedì 18 gennaio 2011

Il massacro del Circeo

Carissime, ho pensato ultimamente a questo fatto di cronaca agghiacciante che ha cambiato la storia della donna in Italia, voglio ripercorrere i fatti in breve... e riportare alla vostra attenzione la coraggiosa Donatella Colasanti, protagonista della triste vicenda, che all'epoca dei fatti aveva solo 17 anni, e che ha sempre conservato nel cuore questo orrore.
Tutto è cominciato il 29 settembre, quando Rosaria Lopez (19 anni) e Donatella Colasanti (17 anni) si incontrano con due ragazzi della Roma Bene Gianni Guido e Angelo Izzo per fare una gita verso il mare. A bordo di una Fiat 127 bianca, i quattro ragazzi giungono a Villa Moresca a San Felice Circeo, di proprietà della famiglia Ghira, dicendo che Andrea Ghira sarebbe arrivato dopo poco. L’arrivo alla villa coincide per le ragazze con l’inizio dell’inferno. I tre ragazzi provavano disprezzo per le ragazze provenienti da famiglie di modesta condizione sociale, e decisero abusare di loro. Dapprima rinchiuse nel bagno, poi a turno torturate e seviziate.
Entrambe vennero drogate. Rosaria Lopez fu portata nel bagno di sopra della villa, picchiata ed annegata nella vasca da bagno. Dopo tentarono di strangolare con una cintura la Colasanti e la colpirono selvaggiamente. In un momento di disattenzione dei due aguzzini, Donatella riuscì a raggiungere un telefono e cercò di chiedere aiuto ma fu scoperta e bastonata.
Donatella Colasanti riuscì ad evitare la morte perché, si finse morta ingannando i suoi torturatori.

A quel punto i ragazzi avvolsero i due corpi in buste di plastica, li caricarono nel bagagliaio dell' auto e tornarono a Roma. In città parcheggiarono la vettura davanti all'abitazione di uno dei tre e si allontanarono, forse prevedendo di sbarazzarsi dei corpi in un secondo momento. Donatella Colasanti accortasi che l'auto era stata abbandonata, cominciò a gemere richiamando l'attenzione di un vigile notturno che la salvò.
La giovane Donatella, costituitasi poi parte civile contro i suoi carnefici, venne rappresentata dall’avvocato Tina Lagostena Bassi nel processo. Diverse associazioni femministe si costituirono parte civile e presenziarono al processo. Il 29 luglio 1976 arrivò la sentenza in primo grado al tribunale di Latina: ergastolo per Gianni Guido e Angelo Izzo, ergastolo in contumacia per Andrea Ghira. I giudici non concessero alcuna attenuante. Ghira fuggì in Spagna e si arruolò nel Tercio (Legione spagnola) (da cui venne espulso per abuso di stupefacenti nel 1994) con il falso nome di Massimo Testa de Andres. Ghira sarebbe morto di overdose nel 1994 e sarebbe stato sepolto nel cimitero di Melilla, enclave spagnola in Africa, sotto falso nome. Nel dicembre 2005 il suo cadavere fu ufficialmente identificato mediante esame del DNA. I familiari delle vittime hanno tuttavia contestato le conclusioni della perizia, sostenendo che le ossa sarebbero quelle di un parente di Ghira. Esiste d’altra parte una foto del 1995, scattata dai Carabinieri a Roma, che ritrae un uomo camminare in una zona periferica della città: l’analisi dell’immagine al computer ha confermato che si trattava di Andrea Ghira. Nel corso degli anni suoi avvistamenti sono stati segnalati in Brasile, Kenya, Sudafrica. Guido e Izzo nel gennaio 1977 presero in ostaggio una guardia carceraria e tentarono di evadere dal carcere di Latina, senza successo. La sentenza viene modificata in appello il 28 ottobre 1980 per Gianni Guido. La condanna gli viene ridotta a trenta anni, dopo la dichiarazione di pentimento e la accettazione da parte della famiglia della ragazza uccisa di un risarcimento. Gianni Guido riuscì in seguito ad evadere dal carcere di San Gimignano nel gennaio del 1981. Fuggì a Buenos Aires dove però venne riconosciuto ed arrestato, poco più di due anni dopo. In attesa dell’estradizione, nell’aprile del 1985 riuscì ancora a fuggire, ma nel giugno del 1994, fu di nuovo catturato a Panama, dove si era rifatto una vita come commerciante di autovetture, ed estradato in Italia. L’11 aprile 2008 Gianni Guido, il terzo assassino, è stato affidato ai servizi sociali dopo 14 anni passati nel carcere di Rebibbia. Ha finito di scontare definitivamente la pena il 25 agosto 2009, fruendo di uno sconto di pena grazie all’indulto: in pratica, a fronte di una condanna a trent’anni, ha scontato solo poco meno di 22 anni in carcere, essendo fuggito più volte dal carcere e avendo trascorso ben 11 anni di latitanza all’estero. Così infatti ha commentato Letizia Lopez, sorella di Rosaria: “Il signor Guido non ha affatto scontato la sua pena; è andato in Argentina, è scappato all’estero, ha fatto gran parte della condanna ai servizi sociali, ha usufruito di permessi. Ma insomma mi chiedo con quale coraggio una persona così con quello che ha fatto, e senza mostrare pentimento, ora gira libero per Roma?”.
Izzo, uscito dalla prigione, si è recentemente reso colpevole di un duplice omicidio. E’ tornato in carcere il 12 gennaio 2007 .

Dal racconto di Donatella Colasanti:
Tutto è cominciato una settimana fa, con l'incontro con un ragazzo all'uscita del cinema che diceva di chiamarsi Carlo, lo scambio dei numeri di telefono e la promessa di vederci all'indomani insieme ad altri amici. Con Carlo così, vengono Angelo e Gianni, chiacchieriamo un po', poi si decide di fare qualcosa all'indomani, io dico che non avrei potuto, allora si fissa per lunedì. L'appuntamento è per le quattro del pomeriggio. Arrivano solo Angelo e Gianni, Carlo, dicono, aveva una festa alla sua villa di Lavinio, se avessimo voluto raggiungerlo… ma a Lavinio non arrivammo mai. I due a un certo punto si fermano a un bar per telefonare a Carlo, così dicono; quando Gianni ritorna in macchina dice che l'amico avrebbe gradito la nostra visita e che andassimo pure in villa che lui stava al mare. La villa era al Circeo e quel Carlo non arrivò mai. I due si svelano subito e ci chiedono di fare l'amore, rifiutiamo, insistono e ci promettono un milione ciascuna, rifiutiamo di nuovo. A questo punto Gianni tira fuori una pistola e dice: "Siamo della banda dei Marsigliesi, quindi vi conviene obbedire, quando arriverà Jacques Berenguer non avrete scampo, lui è un duro, è quello che ha rapito il gioielliere Bulgari". Capiamo che era una trappola e scoppiamo a piangere. I due ci chiudono in bagno, aspettavano Jacques. La mattina dopo Angelo apre la porta del bagno e si accorge che il lavandino è rotto, si infuria come un pazzo e ci ammazza di botte, e ci separano: io in un bagno, Rosaria in un altro. Comincia l'inferno. Verso sera arriva Jacques. Jacques in realtà era Andrea Ghira, dice che ci porterà a Roma ma poi ci hanno addormentate. Ci fanno tre punture ciascuna, ma io e Rosaria siamo più sveglie di prima e allora passano ad altri sistemi. Prendono Rosaria e la portano in un'altra stanza per cloroformizzarla dicono, la sento piangere e urlare, poi silenzio all'improvviso. Devono averla uccisa in quel momento. A me mi picchiano in testa col calcio della pistola, sono mezza stordita, e allora mi legano un laccio al collo e mi trascinano per tutta casa per strozzarmi, svengo per un po', e quando mi sveglio sento uno che mi tiene al petto con un piede e sento che dice: "Questa non vuole proprio morire", e giù a colpirmi in testa con una spranga di ferro. Ho capito che avevo una sola via di uscita, fingermi morta, e l'ho fatto. Mi hanno messa nel portabagagli della macchina, Rosaria non c'era ancora, ma quando l'hanno portata ho sentito chiudere il cofano e uno che diceva: "Guarda come dormono bene queste due".

La solitudine dei numeri primi

Care Amiche, con l'attuale post, voglio proporvi un romanzo piuttosto recente e la cui trasposizione cinematografica ha riscosso molto successo nelle sale; sto parlando de la solitudine dei numeri primi.
Il motivo che mi spinge a trattare questa opera di fantasia è la maniera in cui l'autore ha saputo trattare quelle patologie, tutt'altro di fantasia, che conosciamo bene, che affettano i due protagonisti nelle due storie apparentemente parallele. Per questo ve ne consiglio la lettura oltre che la visione del film da cui esso è tratto. La delicatezza/crudezza con cui avviene l'indagine psicologica mediante le parole dei personaggi stessi (Mattia e Alice) è notevole, eccone alcuni passi.

"I numeri primi sono divisibili soltanto per uno e per se stessi. Se ne stanno al loro posto nell'infinita serie dei numeri naturali, schiacciati come tutti fra due, ma un passo in là rispetto agli altri. Sono numeri sospettosi e solitari e per questo Mattia li trovava meravigliosi. Certe volte pensava che in quella sequenza ci fossero finiti per sbaglio, che vi fossero rimasti intrappolati come perline infilate in una collana. Altre volte, invece, sospettava che anche a loro sarebbe piaciuto essere come tutti, solo dei numeri qualunque, ma che per qualche motivo non ne fossero capaci.
In un corso del primo anno Mattia aveva studiato che tra i numeri primi ce ne sono alcuni ancora più speciali. I matematici li chiamano primi gemelli: sono coppie di numeri primi che se ne stanno vicini, anzi quasi vicini, perchè fra di loro vi è sempre un numero pari che gli impedisce di toccarsi per davvero. Numeri come l'11 e il 13, come il 17 e il 19, il 41 e il 43. Se si ha la pazienza di andare avanti a contare, si scopre che queste coppie via via si diradano. Ci si imbatte in numeri primi sempre più isolati, smarriti in quello spazio silenzioso e cadenzato fatto solo di cifre e si avverte il presentimento angosciante che le coppie incontrate fino a lì fossero un fatto accidentale, che il vero destino sia quello di rimanere soli.
Tra i matematici è convinzione comune che per quanto si possa andare avanti, ve ne saranno sempre altri due, anche se nessuno può dire dove, finchè non li si scopre.
Mattia pensava che lui e Alice erano così, due primi gemelli, soli e sperduti, vicini ma non abbastanza per sfiorarsi davvero."